Scoppiati e felici


Mentre l’ennesima coppia mi scoppia nei racconti davanti a un caffe’ in cui fan capolino certe parole come ‘divorzio’ o ‘solicitor’ e io mi dico ‘ma porcap ma mi raccontate una volta una scena bella bellissima da un matrimonio?’

Mentre quelli felici paiono essere quelli che la firma l’hanno sfirmata e vivono una seconda giovinezza

Quelli che ha 65 anni trovano il fidanzato online

Io mi chiedo, come ho gia’ fatto in passato, se un po’ non sia anche colpa di questa sacra istituzione medievale che non riusciamo a modernizzare, di cui non ci riusciamo a liberare.
Come se il fatto di essere legalmente uniti costituisse una spinta per avere qualche sfiga in piu’.
Non ci credo davvero, che penso la gente si lascerebbe comunque, o comunque rimarrebbe insieme.
Ma in giornate come queste mi piace pensare che, se non ci fossero tante etichette e aspettative, la vita di tanti sarebbe piu’ facile.

Per la posta del cuore aspetto i vostri BEI racconti.
Astenersi sposini novelli in lunadimiele (tornate da me tra un anno), coniugi con figli che hanno tre tate, cinque cuoce e diciottomila balie, Ferragnez vari, chi ha il tacito accordo che occhio non vede mente non sa, il mio gatto e il suo harem, la segretaria con gli occhiali (sempre lei).
Nel frattempo invito tutte le donzelle a mantenere intatto il proprio sarcasmo.
A volte, fa bene allo spirito.
Anche se non procura un engagement ring.

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Vanveramorevoli

Perche’ poi ci sono canzoni dell’adolescenza, che tali rimangono.
Che ascoltavi al mare, in spiaggia, con le amiche.
Quelle tormentoni che magari non credete di sapere, ma se ve le accenno le cantate pure voi.
Oggi c’e’ Spotify (mobile version) che non ho ancora capito come funziona esattamente.
Si perche’ io cerco una canzone e lui me ne pesca un’altra, di un altro artista, e per arrivare alla canzone che voglio devo saltarmene almeno 3, e ho 6 skip all’ora massimo.
Perche’ sono Brianzola e non voglio pagare per Premium.

Comunque oggi Spotify per qualche giro strano mi spara Nek. Nek???
“Ma si non te lo ricordi, quello con due occhioni blu blu come tuo figlio, ma che mentre dove vivi sono normali sono talmente una rarità nello stivale. Piaceva a tutti.”
“Nek chi?”
“mi dispiace ma non posso, Laura c’e'”
“Ahhhhh. Vabbe’ ma noi sappiamo una canzone, quella, che vuole Spotify?”

NON MI VA DI PARLARE DI IERI
CON LA VITA NON CI STO MAI PARI
E NESSUNO CONOSCE NESSUNO
NON SI STA MAI CON CHI STAI
PERO’

Pero’ ieri sera ho visto un film, che in un momento clue diceva:

Linda: “Se ti brillano gli occhi quando parli di lui”
Amica: “Ma che ci fai con l’amore Linda? Ho 45 anni, e una figlia. Devo fare attenzione?”.

Hai 43 anni e un figlio. Che ci fai con l’amore? Devi fare attenzione.
“Te lo spiego io”



“L’amore e’ per i coraggiosi, tutto il resto e’ coppia”.


“Stasera al solito posto la luna sembra strana”

Sara’ che non ti vedo, da una settimana

“e la turista la capiss nagott 
i tusanett che fann tropp casòtt. 
Ma varda te che fèra… ‘ 


Prima prima non si poteva
Poi arriva Covid e il concerto viene spostato – ah ma allora forse si puo’
Ma guarda che i biglietti per FrAntonello sono esauriti – ah ma allora non si puo’
Poi l’amica che deve rinunciare ai suoi – dai, tu non puoi tentare?
Poi Ryanair che al sabato ha solo voli troppo presto e io c’ho il figliolo fino a mezzodì’ – non ce la faresti mai

E niente, mi toccherà ascoltare i resoconti e sperare che Venditti e De Gregori suoneranno ancora una volta assieme, perche’ una volta nella vita devo vederli, e non sono tanto giovincelli.

Intanto domani aprono le code per i biglietti di Bruce. Magari mi va meglio.

Nel frattempo ho due smemorande della mia adolescenza da leggere, che mi fanno sentire non piu’ giovincella pure a me (Ligabue in una di quelle compiva 38 anni, e Kurt se ne era andato solo da 5. Cinque.)
Nel frattempo ascolto canzoni della mia infanzia che mi hanno segnata ….eh si, le so tutte a memoria e tantissime mi riportano a gite in una Passat verde acqua, per gallerie da cui non sarei voluta uscire mai. Quando mi chiedevo perche’ le segretarie con gli occhiali non si potessero sposare. O come si tenesse un pianoforte sulla spalla. O perche’ ci fosse bisogno di ricordarsi una strada. O perche’ le chiese fossero chiuse quando ti vuoi confessare. O qual’era la città in cui si puo’ volare. O cosa fossero i pinidiroma. O che era Dante alla finestra. O cos’era questo sessosenzamore. Soprattutto. Potrei scriverci un post.

Tutte canzoni che sapevo di sapere, ma non credevo, dopo 30 anni, di saperle ancora cosi’ bene.

Poi un giorno in tempi molto piu’ recenti, a due passi dal Campidoglio, guardando dall’alto il Colosseo, i pini marittimi e chiacchierando del piu’ e del meno, qualcuno, facendo l’elogio della città’, se ne e’ uscito con un
“io ce so’ nato (a) Roma”
la qual frase ha risvegliato la me dell’eta’ di mio figlio e spontaneamente m’ha fatto cantare
“IO T’HO SCOPERTA STAMATTINA, IO T’HO SCOPERTAAAAAA”

E forse e’ davvero il momento in cui l’ho scoperta come la conosco ora,
ed e’ certo uno dei ricordi piu’ belli che ho dei primi momenti, quando checchesenedica, parlavo davvero male. Davero. Perche’ ora invece ho imparato a lasciare le doppie quando servono, che chiedere delle palline di gelato potrebbe essere frainteso come una proposta ose’, che nel secchio ci puoi buttare la spazzatura e che la pipinara vera l’ha causato lei, facendo mille giri di Peppe (che la povera oca li’ manco la cagano) ner core mio. Perche’ ora vado a fare colazione e ordino cornetti. Pure. E non mi stupisco se e’ la machina del capo ad avere un buco nella gomma.
La Milanese che c’e’ in me vorrebbe darmi una mazzata in testa ogni volta che mi adatto a modificare il mio linguaggio Longobardo, ma poi si rende conto che non tutto e’ perduto.
Quando ho detto a mio figlio “devo metterti la crema o ti brasi” gli altri bambini hanno intonato in coro “e che vor di?”. Qualcuno ha risposto “che si brucia”. E non ero io.
Li’ mi sono resa conto che, anche senza pianificarlo deliberatamente, ho fatto la mia parte.
E ne vado fiera.


Dal Vangelo secondo Mio figlio

“Papa’, ho incontrato un amico maschio di mamma”
(Lasciate ogni speranza voi ch’entrate.)

Poiche’ single non e’ bello (ma chi l’ha detto mai???), o poiché tengo la mia vita privata estremamente al riparo da tutto e tutti – non solo mio figlio ma pure suo padre pretendono a sto punto che io abbia un fantasmagorico fidanzato ufficiale. Non ho ancora capito che gliene viene in tasca.
Sembra non ne possa piu’ di sapermi libera e beata. E’ forse invidioso? Ha sprecato l’occasione della sua vita per starsene un po’ da solo, non l’ho mica costretto io.
No, non mi e’ concesso di avere amici del sesso opposto al mio (“nostro figlio mi ha detto che ha incontrato un tuo amico maschio“. In realta’ ha conosciuto tanti amici, ma sarà stato il solleone deve avergli dato alla testa) – qualcuno deve essere speciale. Per forza!!! E per forza lo devo sapere.
Perche’ un gatto, un puntello quando pare e piace, diecimila amanti, i weekend dagli amici, il poster gigante di Kurt Cobain che ho trovato nella mia Smemoranda da diciottenne in uno scatolone a casa di mio padre, quelli, non bastano. Perche’ farsi carine per un brunch con le amiche, e’ tempo sprecato. Perche’ se ancora non hai una foto su PostalTinder – non ce la racconti giusta. Perche’ i segreti di Pulcinella, Pulcinella non sa chi sia. Perche’ le vite ordinate non fanno per me, e le disordinate vite non si controllano. Ma l’inclinazione a volerne avere ancora una mappa, beh, e’ da sradicare.

E qui mi appello a voi – svegliatevi o fidanzate dei CCCE.
Distraeteli sti uomini. Perche’ io non ci credo che si preoccupano per come i loro figli potrebbero reagire, un giorno, se semmai, incontrassero un fidanzato della madre. Loro non hanno aspettato per nulla a presentarveli, dunque perche’ due pesi due premure? Ammaliateli, siate il centro di TUTTI i loro pensieri. Li avete voluti, teneteveli. Stretti. Rompetegli le scatole se necessario. Fate le gelose. O mi toccherà scrivere un galateo per le donne dei CCCE. Io potrei esserne una meravigliosa, tanto come la cosa che mi e’ appena successa.

La bonona dell’ottavo piano.
Si, la fam(form)osa lei – mi e’ passata davanti DUE volte. Dal vivo. In carne – di ossa non ne ho viste.

La prima con la criniera domata in una coda e la salopette.
Ha salutato gli altri e pure io per gentilezza ho detto ciao sperando che qualcuno la fermasse per chiacchierare un po’.
“Ma io mica la conosco, bene” Tze, crediamoci gelosoni.
“Comunque rende meglio in foto” – tanto per non dare soddisfazioni.

La seconda era in miniabito nero stra-accollato. Ma anche sto giro mi e’ andata male.
Gli amici si vedono nel momento del (bis)sogno. Non me l’hanno presentata. Ovviamente.

La prossima volta mi arrangio da sola.
Cosi’ il prossimo matrimonio di famiglia da sola riesco a non andare.
Che anche se continuano a piacermi solo gli uomini, lei potrebbe venire da comparsa.
A fare litigare gli sposi.
Che quando occhio vede (tanta roba), occhia duole.
E allora meglio non fidanzarsi mai.


Tie’.


Le soddisfazioni del tornare

  1. Potere tranquillamente dormire in pieno comfort sotto un piumone
  2. Farsi la doccia bollente per puro piacere e non perche’ sei sudato
  3. Svegliarsi, guardare fuori dalla finestra e senza alcuno sforzo ne’ torsione di collo vedere il cielo
  4. Il cielo azzurro, con l’aria fresca
  5. Sapere che in mensa nell’amatriciana, ti infilano la pancetta, e poterli perdonare
  6. Il mio gatto che mi fa le coccole (solo perche’ non deve piu’ dormire fuori)
  7. Riguardare le foto e dirsi ‘sistemerò”
  8. Workin’ moms che ti aspetta
  9. Avere gia’ un prossimo viaggio da programmare
  10. Dieci

Vacanze Romane

Mi sono sempre sentita una mezza turista, stavolta invece mi sono sentita una Turista Davero e poi una turista pe’ nulla. Vedere L’Eterna con mio figlio è stato molto diverso da tutte le altre volte. E molto molto bello. Tale madre – lui ha voluto lanciare la monetina, ne ha lanciate due così dice ripassa almeno due volte. Si è innamorato dei gatti di Torre Argentina, e perciò adottiamo Debra. Mi ha detto che guidano come pazzi e io dentro la mia testa cantavo “ce sei mai stato ner traffico de Roma, ce l’hai presente come funziona”. Ha mangiato il suo primo gelato con la panna e la sua prima mozzarella in carrozza. Ha mangiato tre quintali di pizza. Si è abbronzato e ovviamente è stato punto dalle zanze. Mi ha chiesto centomila volte perché tante sirene, tanta polizia, tanto. Amore, ci sono tre milioni di persone solo in questa città, e meno del doppio nell’isola in cui abitiamo. Ho scoperto che odia gli ascensori. Ha capito che a Roma è meglio camminare che aspettare i mezzi, e ha camminato camminato ma figurati se tre giorni bastano per vedere tutto, manco tre vite bastano. Non si chiamerebbe Eterna altrimenti. Mi ha fatto fare la mia prima gita sul Tevere, rientrare nel Colosseo dopo credo 14 anni. Camminare per i Fori con me che continuavo a ripetere “sai quando le cose ti sembrano troppo incredibili per essere vere?”. Abbiamo dovuto saltare la bocca della verità che c’era troppa coda (“ma tanto torniamo, vero?”). Non sono riuscita nemmeno a portarlo da Giordano, o a farlo arrampicare per Trinità dei Monti. Ma tanto torniamo. Vero. Abbiamo visto un baby gabbiano. Giocato con l’acqua delle fontanelle (legalmente e senza rischiare multe) appena potevamo. Ci siamo goduti il sole e il caldissimissimo, pure. Che poi c’era il venticello e così male non si stava. E mi ha ringraziato perché non era mai stato prima in due nazioni diverse attraversando una strada. Nell’altra nazione (leggesi Vatican City) si è stupito davanti al Colonnato e ha persino trovato il Cuore. Si è scandalizzato di tutta l’arte “nuda” e non poteva credere ci fosse una leggenda in cui una Lupa allattava dei bambini. Si è coperto gli occhi davanti a una statuetta …

poi gli hanno offerto un pallone. Ha giocato a calcio, acchiapparella, nascondino, ha corso, ha sudato, si è divertito un sacco. È riuscito a comunicare in qualche modo in un inglitaliano e persino a mettere insieme un piano d’azione per una battaglia Nerf. È stata una cosa molto bella da vedere, ha vinto la sua “ansia sociale” (così la chiama lui) e si è buttato, e si è sciolto talmente tanto che si è completamente scordato della mia esistenza. Poi si è seduto a tavola con cinque bambini Romani e dopo cena ha fatto le gare di corsa con loro che dicevano cose tipo “adesso contiamo fino a ten poi run run run”.

“Bimbo cosa ti è piaciuto di più di Roma?” “TUTTO” Ed ha fatto tutto da solo.

Er pezzo der core mio ha sorriso in silenzio. Che l’Eterna ti frega in fretta, e poi si gongola che non aveva dubbi, e ti spara un bel daje. Questa buona sana dose di lentezza innata serviva a entrambi da un po’. È stata proprio una bella vacanza. E alla fine io mi sono completamente scordata di essere a Roma, di essere una turista, di essere altrove. Che tutti sti posti, tutta sta gente, iniziano a sapere un pochetto, ma un cicinin tanto di. Casa.

Gra Gra.

Il battesimo di Ginestra

In un paese piccolo gli argomenti di conversazione sono sempre gli stessi: chi nasce, chi muore, chi ‘mette incinta chi’.
Magari anche chi si sposa, e chi si prepara ad un lungo cammino di fede.

Probabilmente ahimè anche chi divorzia, e tra le dicerie che prendono forma tra molteplici caffe’ e bar paesani pure qualche Novella 2000 topic:
sciura 1 ‘ma non e’ che ha un nuovo uomo?’
scour 2 “Di gia’ ?’
Va bene che errare e’ umano e perseverare e’ diabolico, ma dite ‘di gia’?’.
Chiamiamo l’amica a casa, non sono passati gia’ tre lunghi (quasi quattro direi) anni ?
‘Di gia” avreste forse dovuto dirlo al mio CCCE semmai.
Lui che ha deciso dal giorno -1 che da solo non sarebbe stato, solo mai. Mi ricorda un certo trend maschile, tanto per fare di tutta l’erba un fascio. Fatti suoi, forse ha fatto bene, si e’ evitato anni conseguenti di parodie e storie immaginategli addosso. Io so cosa si e’ perso. E forse se l’e’ perso davvero, che in fondo tutto questo ti strappa certe risate che valgono tutta l’allegria. “Sono fatti miei” e’ sempre l’asso nella manica.
E comunque, davanti a quel caffe’ in quel bar, vengo a offrirvi una colazione.
Fatemi sapere chi e’ e che numero di telefono ha quel tale del ‘nuovo uomo’.
Insomma, presentatemelo che non si sa mai.
Mi potrebbe piacere. Basta che non sia quell’amico con cui una volta mi si voleva combinare.
Chissa’ che fine ha fatto il mio nuovo potenziale marito, non ne ho saputo piu’ nulla (per fortuna).

Nel frattempo, per quelli che si preparano ad un lungo cammino di fede, il prete e’ zoppo, porta gli occhiali e cammina a malapena. Ma sa ancora maneggiare l’acqua santa.
Il posto e’ piccolo e la gente mormora.
Se ce la fa, allora dobbiamo andare a vederlo tutti. Con o senza invito.

Io sono assolta dalla genitrice dal partecipare.
Nel senso che logisticamente impossibile sono perdonata se non ce la faro’.
Ma gli inviti ufficiali non sono stati ancora mandati a nessuno.
Quindi potrei pensare di fare uno scherzose e arrivare con ‘di gia”, il cameriere e i bambini che mangiano per tre. Restiamo in famiglia. Che e’ meglio.

Al ‘ma questi chi sono?’ risponderò che non lo so mica, e comunque sono fatti miei.

“Ma tu sei pronta per il terzo grado”?
Come non mai :). Non vedo l’ora di essere a casa.

Solleone

E passarono dall’allerta piogge all’allerta solleone – 32 gradi previsti per settimana prossima.
Mi dimenticherò di non essere Elon Musk e faro’ avverare un mio piccolo grande sogno.
Una multa salata in cambio di un bagno nel fontanone di acqua dolce.
Al paesello comprerò una piscina di plastica da mettere in giardino.
Le mie idee megalomani di fare un angolo BB di lusso con cotanto di sauna spa, gingilli vari e piscina interrata nella Villa “di campagna” (di cui potere approfittare, of course) non ha attecchito con le anime Brianzole. Abbiamo il miele e faremo i fattori. Bisogna lavorare e sudare e sudare e fa na’ i man.
Peccato.
La mia idea di convincere i discendenti della discendenza borghese di fare metter un laghetto in terrazza nella Villa cittadina non ha attecchito. Con vista parco e suore, che volere di piu’?
No, mi dicono che un laghetto in terrazza non ci sta.
Secondo me e’ solo una scusa perche’ non vogliono una straniera piu’ gnometto a sguazzargli in casa. Parliamo male, mangiamo troppo poco e troppo presto e soprattutto non i carciofi. Non un bel modo di fare una buona prima impressione.
“Peccato”.
Torniamo all’opzione multa salata. A quel punto finiremo sul giornale, e quando leggeranno non ci vorranno incontrare davvero mai.
Pericolo scampato.
Io e il piccolo siamo pronti.