Il vero boss non sono io

Poco altro da aggiungere.
Perche’ mi piace pensarmi una donna libera, ma in realta’ io ho LUI.
Lui che controlla ogni mia mossa.
Lui che approva o disapprova la gente che passa in sta casa, con gesti piu’ o meno eclatanti.
Che mi sveglia la mattina alle 5 miagolando che vuole uscire.
Che mi aspetta spapparanzato sullo zerbino quando torno da lavoro perche’ vuole entrare.
Che se una porta e’ chiusa trova sempre il modo di farsela aprire, anche mentre sei in bagno.
LUI che ama strusciarsi contro i pantaloni neri dell’amica in pausa pranzo ogni volta che passa a trovarmi, come per dire ‘cosi’ non puoi tornare al lavoro e resti qui con me’.
Lui che ha messo subito in chiaro con chiunque che io sono il suo territorio. SOLO SUO.
E decide lui chi va bene o chi no, decide lui per me. Mette in chiaro con altrettanti gesti piu’ o meno eclatanti.
Che non si ripetono nei dettagli perche’ ci sono ancora minori svegli.
Dunque:
Se non siete stati mai beccati da un gatto (nel senso figurato che il mio super eroe graffia ‘solo’)
Se non siete mai stati fissati da un gatto in un momento in cui non sapevate se lasciarlo perdere e continuare quel che stavate facendo o recuperare una ciabatta da tirargli addosso – che comunque e’ inquietante
Se, ciò nonstante, il gatto non e’ mai riuscito a farsi servire una abbondante colazione il giorno dopo a mo’ di mazzetta (tipo ‘e’ territorio mio, ma se elargisci chiudo un occhio).
Forse siete ancora liberi.
Se potete dormire comodamente nel vostro letto senza dover assumere posizioni speciali per non svegliarlo.
Se non dovete immolare la pelle per qualche danza del latte sopra coperte troppo leggere.
Forse siete veramente liberi. Io, invece, HO LUI.
Lui che ha piu’ tate, babysitter e schiave di mio figlio.
Che ha I bambini del vicinato che lo viziano di brutto e per LUI hanno pure imparato a dire kitten in italiano.
LUi che e’ in giro a spasso, senza chiavi.
Lui e’ libero. Io, invece, come una fessa tra un po’ fermerò’tutto quello che sto facendo, per andare ad aprirgli.

Gatta ci cova.
Gatto ti cuoce.

Il di’ di venere

Non si dovrebbe vivere settimana dopo settimana per aspettarne le fini, lo so, ma io adoro il venerdì’.
Il venerdi’ e’ l’apice dell’attimo. Il delirio dell’ anticipation.
Il giorno in cui quando chiudi il tuo computer puoi’ sferrare il dito a tutta la stanchezza.
O il giorno che quando parti inaugura il weekend in gita.
Quando esci il venerdì sera il weekend ti sembra solo piu’ lungo.
Quando stai a casa, tradizione ormai fatta di pizza io e il mo bambino.
Il giorno in cui domani, forse, si dorme. Che non si dormiva da un po’.

Il Venerdì’ la sa lunga, sa anche che mancano 4oree2minuti e poi bye bye Mela.
Fino a settimana prossima.
E lunedì e’ festa.
Score.


Buon weekend a tutti.

Fase cotone

“Se vuoi sapere dove sono,
manda a spasso Stefania.”
(a buoni intenditori ah ah ah)

E poi ci sono quelli delle seconde giovinezze, che nel mezzo del cammin di propria vita si ritrovarono con una matassa da sbrogliare e l’unico modo di sbrogliarla e’ stato capire che non tutti i tipi di lana si addicono a tutti i tipi di persona.
E allora si riparte dal cotone.

Nella fase cotone i figli sono altrui, e finche’ restano altrui ben si sta.
Quello che tu fai e’ al massimo offrir loro in gelato, in amicizia, perche’ sono carini.
Ma sono carini come lo sono tutti i figli degli altri, essenzialmente per un motivo principale: hai il potere di restituirli. E sono carini doppiamente, che se hai gia’ dato una volta non hai la necessita’ di fare il bis.
Tranne-quando-in-un-momento-da-cartone-occhi-a-cuore-pensi-che-sarebbe-bello.

Nella fase cotone puoi pure avere il sorriso stampato in faccia, lo sguardo da ebete e il rincoglionimento di un ragazzino di quindici anni. Solo che praticamente di anni ne hai quasi il triplo e teoricamente dovresti sapere quello che vuoi e quello che non vuoi piu’.
Tranne-quando-in-un-momento-da-cartone-occhi-a-cuore-butti-il-cervello-nel-secchio.

Nella fase cotone non sogni piu’ che i genitori se ne vadano in vacanza per lasciarti la casa libera. Al massimo confidi in un qualche party o uscita scout per avere qualche giorno per te.
Perche’-in-certi-momenti-da-cartone-occhi-a-cuore-viaigatbalenirat.

Nella fase cotone ti trovi in una simil terra di mezzo dei tempi moderni. La generazione vent’anniinmeno ha una vita davanti e l’amore dei social da capire a modo proprio, ci fosse mai qualcosa da capire. La generazione vent’anniinpiu’ si mette in pari coi gioivini trovando fidanzati online e si (ri)sposa pure.
La nostra ancora proprio non si e’ imparata.
Ma-in-certi-momenti-da-cartone-occhi-a -cuore-vorresti-dire-posso-venire-a-cena-con?

Nella fase cotone splendidospendente ti fanno i complimenti per come ti trovano bene, ti ricordano che sei una persona di mezza eta’ ma che comunque hai una cera speciale addosso. Raggiante.
Le zie piu’ lungimiranti ti chiedono ‘stai vivendo ancora la tua rinascita? Le madri piu’ confuse (e chi le biasima) le guardano tacendo.
E-in-certi-momenti-da-cartone-occhi-a -cuore-vorresti-dare-crediti-a-voce-alta.

Nella fase cotone il parentado si autoseleziona da solo, in una sorta di Darwinismo. Tu non esisti per nessuno, mentre tutti vorrebbero sapere, ma soprattutto vedere. Solo le zie piu’ fortunate non devono chiedere mai, ne’ dire ne’ fare nulla. Basta passeggiare, aspettare un mezzo, rinfrescarsi al parco.
E-in-tutti-i-momenti-da-cartone-occhi-a-cuore-si-ritrovano-li-come-trovar-un-ago-nel-pagliaio.

Nella fase cotone gli amici ti prendono in giro come nelle barzellette, o si preoccupano per te come delle sorelle.
Ma-in-tutti-i-momenti-da-cartone-occhi-a-cuore-sono-felici-di-vederti-cosi’.

Nella fase cotone rispondi al telefono con gli occhiali scuri, seduta su un muretto mentre tuo padre ti dice che assomigli a Patty Pravo (prendiamolo come un complimento). C’hai il sole cocente alle spalle e un biglietto per una mostra in tasca. Indietro non ti volti, davanti non sai che c’e’. Attorno e’ pura meraviglia.
Hai una t-shirt addosso. Non e’ troppo stretta, non e’ troppo larga, e continua a piacerti. Te la sei cucita addosso senza nemmeno accorgertene, col tempo, come e’ venuta.
Che a non avere piani, a non aspettarsi nulla, a vivere tutti i colori delle cose, a volte c’e’ solo da guadagnarci.
Fidatevi.

Scoppiati e felici


Mentre l’ennesima coppia mi scoppia nei racconti davanti a un caffe’ in cui fan capolino certe parole come ‘divorzio’ o ‘solicitor’ e io mi dico ‘ma porcap ma mi raccontate una volta una scena bella bellissima da un matrimonio?’

Mentre quelli felici paiono essere quelli che la firma l’hanno sfirmata e vivono una seconda giovinezza

Quelli che ha 65 anni trovano il fidanzato online

Io mi chiedo, come ho gia’ fatto in passato, se un po’ non sia anche colpa di questa sacra istituzione medievale che non riusciamo a modernizzare, di cui non ci riusciamo a liberare.
Come se il fatto di essere legalmente uniti costituisse una spinta per avere qualche sfiga in piu’.
Non ci credo davvero, che penso la gente si lascerebbe comunque, o comunque rimarrebbe insieme.
Ma in giornate come queste mi piace pensare che, se non ci fossero tante etichette e aspettative, la vita di tanti sarebbe piu’ facile.

Per la posta del cuore aspetto i vostri BEI racconti.
Astenersi sposini novelli in lunadimiele (tornate da me tra un anno), coniugi con figli che hanno tre tate, cinque cuoce e diciottomila balie, Ferragnez vari, chi ha il tacito accordo che occhio non vede mente non sa, il mio gatto e il suo harem, la segretaria con gli occhiali (sempre lei).
Nel frattempo invito tutte le donzelle a mantenere intatto il proprio sarcasmo.
A volte, fa bene allo spirito.
Anche se non procura un engagement ring.

Vanveramorevoli

Perche’ poi ci sono canzoni dell’adolescenza, che tali rimangono.
Che ascoltavi al mare, in spiaggia, con le amiche.
Quelle tormentoni che magari non credete di sapere, ma se ve le accenno le cantate pure voi.
Oggi c’e’ Spotify (mobile version) che non ho ancora capito come funziona esattamente.
Si perche’ io cerco una canzone e lui me ne pesca un’altra, di un altro artista, e per arrivare alla canzone che voglio devo saltarmene almeno 3, e ho 6 skip all’ora massimo.
Perche’ sono Brianzola e non voglio pagare per Premium.

Comunque oggi Spotify per qualche giro strano mi spara Nek. Nek???
“Ma si non te lo ricordi, quello con due occhioni blu blu come tuo figlio, ma che mentre dove vivi sono normali sono talmente una rarità nello stivale. Piaceva a tutti.”
“Nek chi?”
“mi dispiace ma non posso, Laura c’e'”
“Ahhhhh. Vabbe’ ma noi sappiamo una canzone, quella, che vuole Spotify?”

NON MI VA DI PARLARE DI IERI
CON LA VITA NON CI STO MAI PARI
E NESSUNO CONOSCE NESSUNO
NON SI STA MAI CON CHI STAI
PERO’

Pero’ ieri sera ho visto un film, che in un momento clue diceva:

Linda: “Se ti brillano gli occhi quando parli di lui”
Amica: “Ma che ci fai con l’amore Linda? Ho 45 anni, e una figlia. Devo fare attenzione?”.

Hai 43 anni e un figlio. Che ci fai con l’amore? Devi fare attenzione.
“Te lo spiego io”



“L’amore e’ per i coraggiosi, tutto il resto e’ coppia”.


“Stasera al solito posto la luna sembra strana”

Sara’ che non ti vedo, da una settimana

“e la turista la capiss nagott 
i tusanett che fann tropp casòtt. 
Ma varda te che fèra… ‘ 


Prima prima non si poteva
Poi arriva Covid e il concerto viene spostato – ah ma allora forse si puo’
Ma guarda che i biglietti per FrAntonello sono esauriti – ah ma allora non si puo’
Poi l’amica che deve rinunciare ai suoi – dai, tu non puoi tentare?
Poi Ryanair che al sabato ha solo voli troppo presto e io c’ho il figliolo fino a mezzodì’ – non ce la faresti mai

E niente, mi toccherà ascoltare i resoconti e sperare che Venditti e De Gregori suoneranno ancora una volta assieme, perche’ una volta nella vita devo vederli, e non sono tanto giovincelli.

Intanto domani aprono le code per i biglietti di Bruce. Magari mi va meglio.

Nel frattempo ho due smemorande della mia adolescenza da leggere, che mi fanno sentire non piu’ giovincella pure a me (Ligabue in una di quelle compiva 38 anni, e Kurt se ne era andato solo da 5. Cinque.)
Nel frattempo ascolto canzoni della mia infanzia che mi hanno segnata ….eh si, le so tutte a memoria e tantissime mi riportano a gite in una Passat verde acqua, per gallerie da cui non sarei voluta uscire mai. Quando mi chiedevo perche’ le segretarie con gli occhiali non si potessero sposare. O come si tenesse un pianoforte sulla spalla. O perche’ ci fosse bisogno di ricordarsi una strada. O perche’ le chiese fossero chiuse quando ti vuoi confessare. O qual’era la città in cui si puo’ volare. O cosa fossero i pinidiroma. O che era Dante alla finestra. O cos’era questo sessosenzamore. Soprattutto. Potrei scriverci un post.

Tutte canzoni che sapevo di sapere, ma non credevo, dopo 30 anni, di saperle ancora cosi’ bene.

Poi un giorno in tempi molto piu’ recenti, a due passi dal Campidoglio, guardando dall’alto il Colosseo, i pini marittimi e chiacchierando del piu’ e del meno, qualcuno, facendo l’elogio della città’, se ne e’ uscito con un
“io ce so’ nato (a) Roma”
la qual frase ha risvegliato la me dell’eta’ di mio figlio e spontaneamente m’ha fatto cantare
“IO T’HO SCOPERTA STAMATTINA, IO T’HO SCOPERTAAAAAA”

E forse e’ davvero il momento in cui l’ho scoperta come la conosco ora,
ed e’ certo uno dei ricordi piu’ belli che ho dei primi momenti, quando checchesenedica, parlavo davvero male. Davero. Perche’ ora invece ho imparato a lasciare le doppie quando servono, che chiedere delle palline di gelato potrebbe essere frainteso come una proposta ose’, che nel secchio ci puoi buttare la spazzatura e che la pipinara vera l’ha causato lei, facendo mille giri di Peppe (che la povera oca li’ manco la cagano) ner core mio. Perche’ ora vado a fare colazione e ordino cornetti. Pure. E non mi stupisco se e’ la machina del capo ad avere un buco nella gomma.
La Milanese che c’e’ in me vorrebbe darmi una mazzata in testa ogni volta che mi adatto a modificare il mio linguaggio Longobardo, ma poi si rende conto che non tutto e’ perduto.
Quando ho detto a mio figlio “devo metterti la crema o ti brasi” gli altri bambini hanno intonato in coro “e che vor di?”. Qualcuno ha risposto “che si brucia”. E non ero io.
Li’ mi sono resa conto che, anche senza pianificarlo deliberatamente, ho fatto la mia parte.
E ne vado fiera.


Dal Vangelo secondo Mio figlio

“Papa’, ho incontrato un amico maschio di mamma”
(Lasciate ogni speranza voi ch’entrate.)

Poiche’ single non e’ bello (ma chi l’ha detto mai???), o poiché tengo la mia vita privata estremamente al riparo da tutto e tutti – non solo mio figlio ma pure suo padre pretendono a sto punto che io abbia un fantasmagorico fidanzato ufficiale. Non ho ancora capito che gliene viene in tasca.
Sembra non ne possa piu’ di sapermi libera e beata. E’ forse invidioso? Ha sprecato l’occasione della sua vita per starsene un po’ da solo, non l’ho mica costretto io.
No, non mi e’ concesso di avere amici del sesso opposto al mio (“nostro figlio mi ha detto che ha incontrato un tuo amico maschio“. In realta’ ha conosciuto tanti amici, ma sarà stato il solleone deve avergli dato alla testa) – qualcuno deve essere speciale. Per forza!!! E per forza lo devo sapere.
Perche’ un gatto, un puntello quando pare e piace, diecimila amanti, i weekend dagli amici, il poster gigante di Kurt Cobain che ho trovato nella mia Smemoranda da diciottenne in uno scatolone a casa di mio padre, quelli, non bastano. Perche’ farsi carine per un brunch con le amiche, e’ tempo sprecato. Perche’ se ancora non hai una foto su PostalTinder – non ce la racconti giusta. Perche’ i segreti di Pulcinella, Pulcinella non sa chi sia. Perche’ le vite ordinate non fanno per me, e le disordinate vite non si controllano. Ma l’inclinazione a volerne avere ancora una mappa, beh, e’ da sradicare.

E qui mi appello a voi – svegliatevi o fidanzate dei CCCE.
Distraeteli sti uomini. Perche’ io non ci credo che si preoccupano per come i loro figli potrebbero reagire, un giorno, se semmai, incontrassero un fidanzato della madre. Loro non hanno aspettato per nulla a presentarveli, dunque perche’ due pesi due premure? Ammaliateli, siate il centro di TUTTI i loro pensieri. Li avete voluti, teneteveli. Stretti. Rompetegli le scatole se necessario. Fate le gelose. O mi toccherà scrivere un galateo per le donne dei CCCE. Io potrei esserne una meravigliosa, tanto come la cosa che mi e’ appena successa.

La bonona dell’ottavo piano.
Si, la fam(form)osa lei – mi e’ passata davanti DUE volte. Dal vivo. In carne – di ossa non ne ho viste.

La prima con la criniera domata in una coda e la salopette.
Ha salutato gli altri e pure io per gentilezza ho detto ciao sperando che qualcuno la fermasse per chiacchierare un po’.
“Ma io mica la conosco, bene” Tze, crediamoci gelosoni.
“Comunque rende meglio in foto” – tanto per non dare soddisfazioni.

La seconda era in miniabito nero stra-accollato. Ma anche sto giro mi e’ andata male.
Gli amici si vedono nel momento del (bis)sogno. Non me l’hanno presentata. Ovviamente.

La prossima volta mi arrangio da sola.
Cosi’ il prossimo matrimonio di famiglia da sola riesco a non andare.
Che anche se continuano a piacermi solo gli uomini, lei potrebbe venire da comparsa.
A fare litigare gli sposi.
Che quando occhio vede (tanta roba), occhia duole.
E allora meglio non fidanzarsi mai.


Tie’.


Le soddisfazioni del tornare

  1. Potere tranquillamente dormire in pieno comfort sotto un piumone
  2. Farsi la doccia bollente per puro piacere e non perche’ sei sudato
  3. Svegliarsi, guardare fuori dalla finestra e senza alcuno sforzo ne’ torsione di collo vedere il cielo
  4. Il cielo azzurro, con l’aria fresca
  5. Sapere che in mensa nell’amatriciana, ti infilano la pancetta, e poterli perdonare
  6. Il mio gatto che mi fa le coccole (solo perche’ non deve piu’ dormire fuori)
  7. Riguardare le foto e dirsi ‘sistemerò”
  8. Workin’ moms che ti aspetta
  9. Avere gia’ un prossimo viaggio da programmare
  10. Dieci

Vacanze Romane

Mi sono sempre sentita una mezza turista, stavolta invece mi sono sentita una Turista Davero e poi una turista pe’ nulla. Vedere L’Eterna con mio figlio è stato molto diverso da tutte le altre volte. E molto molto bello. Tale madre – lui ha voluto lanciare la monetina, ne ha lanciate due così dice ripassa almeno due volte. Si è innamorato dei gatti di Torre Argentina, e perciò adottiamo Debra. Mi ha detto che guidano come pazzi e io dentro la mia testa cantavo “ce sei mai stato ner traffico de Roma, ce l’hai presente come funziona”. Ha mangiato il suo primo gelato con la panna e la sua prima mozzarella in carrozza. Ha mangiato tre quintali di pizza. Si è abbronzato e ovviamente è stato punto dalle zanze. Mi ha chiesto centomila volte perché tante sirene, tanta polizia, tanto. Amore, ci sono tre milioni di persone solo in questa città, e meno del doppio nell’isola in cui abitiamo. Ho scoperto che odia gli ascensori. Ha capito che a Roma è meglio camminare che aspettare i mezzi, e ha camminato camminato ma figurati se tre giorni bastano per vedere tutto, manco tre vite bastano. Non si chiamerebbe Eterna altrimenti. Mi ha fatto fare la mia prima gita sul Tevere, rientrare nel Colosseo dopo credo 14 anni. Camminare per i Fori con me che continuavo a ripetere “sai quando le cose ti sembrano troppo incredibili per essere vere?”. Abbiamo dovuto saltare la bocca della verità che c’era troppa coda (“ma tanto torniamo, vero?”). Non sono riuscita nemmeno a portarlo da Giordano, o a farlo arrampicare per Trinità dei Monti. Ma tanto torniamo. Vero. Abbiamo visto un baby gabbiano. Giocato con l’acqua delle fontanelle (legalmente e senza rischiare multe) appena potevamo. Ci siamo goduti il sole e il caldissimissimo, pure. Che poi c’era il venticello e così male non si stava. E mi ha ringraziato perché non era mai stato prima in due nazioni diverse attraversando una strada. Nell’altra nazione (leggesi Vatican City) si è stupito davanti al Colonnato e ha persino trovato il Cuore. Si è scandalizzato di tutta l’arte “nuda” e non poteva credere ci fosse una leggenda in cui una Lupa allattava dei bambini. Si è coperto gli occhi davanti a una statuetta …

poi gli hanno offerto un pallone. Ha giocato a calcio, acchiapparella, nascondino, ha corso, ha sudato, si è divertito un sacco. È riuscito a comunicare in qualche modo in un inglitaliano e persino a mettere insieme un piano d’azione per una battaglia Nerf. È stata una cosa molto bella da vedere, ha vinto la sua “ansia sociale” (così la chiama lui) e si è buttato, e si è sciolto talmente tanto che si è completamente scordato della mia esistenza. Poi si è seduto a tavola con cinque bambini Romani e dopo cena ha fatto le gare di corsa con loro che dicevano cose tipo “adesso contiamo fino a ten poi run run run”.

“Bimbo cosa ti è piaciuto di più di Roma?” “TUTTO” Ed ha fatto tutto da solo.

Er pezzo der core mio ha sorriso in silenzio. Che l’Eterna ti frega in fretta, e poi si gongola che non aveva dubbi, e ti spara un bel daje. Questa buona sana dose di lentezza innata serviva a entrambi da un po’. È stata proprio una bella vacanza. E alla fine io mi sono completamente scordata di essere a Roma, di essere una turista, di essere altrove. Che tutti sti posti, tutta sta gente, iniziano a sapere un pochetto, ma un cicinin tanto di. Casa.

Gra Gra.