Questa isola

Una cosa bisogna dirlo di lei, c’è un clima m. (Per mite o di m. Vedete voi) TUTTO l’anno, il che vuol dire che non abbiamo le saune ma nemmeno la neve – sigh. Il che vuol dire che per una stima di 355 giorni all’anno stiamo così, col piumone, i termosifoni quasi sempre accesi, e il guardaroba che non esiste il cambio di stagione.

Ma di sorpresa, ogni anno, ci stanno dei giorni così. Arriva l’estate, e non sai mai quando arriva fino all’ultimo, ma a sorpresa arriva. Sole, niente vento. I weather warning per ‘attenzione pericolo scottature’, ‘tenetevi le t-shirt’, ‘mettetevi la crema, e mettetela si bambini’.

E mentre il resto d’Europa si squaglia, noi, semplicemente, ci riscaldiamo.

A 24 gradi e con il mare di qui (sperando di non trovare sta bestia sopra che è arrivata a riva ieri), non vorrei essere in nessun altro posto. There’s no place like home.

Di orologi biologici e infatuazioni demenziali

A volte capita.
Incontri dei pupetti in tenera eta’, piccoli, sbilanciati, ciccioni, paccioconi.
A volte li prendi pure in braccio.
Quando non sono figli tuoi, ti ritrovi pure santa.
Vomitino sulla maglietta nuova? Che vuoi che sia, si lava.
Eau de cachet? Dai, te lo cambio io.
Cinquantesima volta che butta qualcosa a terra? Faccio io, su, non lo sai che ogni volta che ti chini fai uno squat a gratis? E’ tutta salute.

A volte ammiri foto dei tuoi figli, come non le avessi quasi mai viste prima.
Con la faccia a fumetto e gli occhi a cuori. Ahhh, come erano piccoli, cuccioli, indifesi.
A volte ti rincretinisci davanti a foto di altri infanti in quella fase ggiovvineee.
Li conosci? Non tutti.
Importa? No, sono belli e meravigliosi a prescindere. Sicuramente sono tanto angeli quanto paiono.
Chi non vorrebbe vivere con loro.

Sara’ forse il mio orologio biologico ormai sulla soglia del pre-pensionamento
ma c’e’ una inquietante, stucchevole, vomitevole, tenerezza.
E’ inspiegabile, sale su. Si direbbe che viene dal cuore, dall’anima, ma e’ una cosa, anche, ancora piu’ profonda.
E’ la natura, e’ biologia mista a degli archetipi mista a demenza senile e mi rende completamente deficiente.
Sussurra
Poi urla
Strattona
Mi innamora
Canta ‘daaaiiii’…

Poi mi ricordo le notti insonni, i pannolini, i vomitini, le colichette, le bills della creche, l’impossibilita’ di andare in bagno da sola, le docce centellinate come il momento di massimo relax, i pianti incessanti, le urla…
Allora ogni sbandamento cessa e arriva il MAI PIU’. 
E le contrazioni, uno, due, tre PAIN
Io che non ce la faccio piu’, e la nurse che mi implora “se urli sprechi ossigeno, su ci sei quasi, spingiiii”
Il chirurgo che arriva in emergenza “deve uscire sto bambino deve uscire per forza, ti dobbiamo tagliare
Rassicurante, molto.
Mio figlio che nasce e non piange, non fiata per un lunghissimo terribile po’ ….

Allora ogni sbandamento cessa, arriva la vocina femminista ‘solo noi possiamo’, si gongola forte della medaglia di superwoman.
Ma poi intravede i superman, che si sono divertiti, han dovuto solo spedire un semino, loro…
Non volevamo la parita’ dei sessi? E arriva il HAI GIA’ DATO. 

Poi, poi, mi ricordo il momento dopo quell’attesa estenuante, che saranno stati pochi minuti, ma a me sono parsi secoli, quando finalmente me l’hanno messo sul petto ‘respira’.
E allora vorrei cambiare tutto il post, vorrei dire allora che non c’e’ sofferenza piu’ bella di quella.
Il suo cuore sul tuo cuore, e ti dimentichi tutto. A 1 giorno come a 3650.

Ma nessuno mi potra’ mai garantire che il prossimo giro sia una femmina, e io lo dico da sempre, in un covo di maschi non ci voglio stare, e gia’ siamo in situazione impari.
Vuol dire che mi comprero’ una gattA.
Dal pubblico ringraziano.

L’Italia secondo mio figlio

Stasera io e il ragazzo siamo andati in pizzeria. In una pizzeria dove appese ai muri ci sono foto di luoghi che ha finalmente di recente potuto vedere dal vivo. Così abbiamo iniziato a parlare dell’Italia, dei giri che abbiamo fatto …. Gli ho chiesto cosa gli è piaciuto di più finora.

Risposta “Venezia …. Bella, molto, … le gondole …. Ma Roma … vuoi mettere la fontana di Trevi?!??”

La mia prima reazione è stata chiedermi se non è che noi e il fontanone non abbiamo un legame ancestrale, familiare pure, su cui dovrei iniziare a indagare – soltanto dopo aver spalancato gli occhi stupita “sul serio?!?!”.

È che sebbene a Roma io voglia molto, moltissimo, più che bene; sebbene la malattia dell’acqua di Trevi pur io ce l’ho, sebbene sia chiaramente conscia che sono due città totalmente imparagonabili, ecco, un po’ a dirvi la verità ci sono rimasta (male). Il proprietario del locale, che è di Ostia, ha fatto un sorriso grande così. Io non ho detto nulla di troppo contrariato a mio figlio perché non lo voglio influenzare. E sono fiera di averlo portato in entrambi i posti. E Roma, tu lo sai che ti voglio bene, un sacco, un sacchissimo, ma a Venezia sta un pezzo di anima mia da sempre. Da molto prima che imparassi a conoscere te. È che siete due oniricita’ completamente diverse, è che nulla viaggia più lieve che sul mare. È che chi il mare l’ha dentro, si sente sempre veramente a casa galleggiandoci sopra. Poi si illumina di stupore inseguendo fontanelle e fontane, che sempre di acqua parliamo, ma non può prescindere dall’immensa distesa che tutto può.

Saranno stati i gelati, le pizze, i gladiatori. Sarai te che continui a portare acqua al tuo mulino, e tra poco anche voli diretti dal Munster. Il ragazzo, quando l’ha saputo, ha detto subito che dobbiamo tornare.

La monetina sta già portando i primi frutti.

Marco

Io guardo sempre avanti
Ho sogni più arroganti ma oggi no
Lasciatemi i miei santii
Ora che il cielo è meno blu, whoa
Ora che tutto è un déjà vu

Non torneranno più
Quegli anni spesi a ridere
La tua voglia di vivere mi manca amico mio
Vorrei incontrare Dio
Per dirgli cha ha sbagliato
Che non l’ho perdonato e che non lo farò mai

(Negrita – Non Torneranno Piu’)





Ho pensato molto a te in questi giorni. ‘Capiti’ a random, e sti giorni e’ risuccesso.
Forse perche’ Faccialibro mi ha sparato in faccia un ricordo in cui ti taggavo, e io, ovviamente, ci sono andata su quel name tag.
Perche’ la tua pagina e’ ancora aperta e la gente ogni tanto ti scrive, come se ci potessi sentire.
Ci sono andata perche’ c’e’ una foto di me te e G. che facciamo le smorfie in un pub, e che ogni tanto mi piace riguardare.
Ci sono andata perche’ ci sono descrizioni di te, di gente che conosco, che non, e tutte ti rispecchiano, e tutte mi fan dire ‘davvero, lui era proprio cosi”. I tuoi occhi giganti, il tuo sorriso, la tua vivacità contagiosa.

Forse perché tra un po’ e’ il mio compleanno, e subito dopo il tuo, come se potessimo spegnere candeline assieme. Forse perche’ in un attimo in cui pensavo a tutt’altro mi e’ venuto un flashback: seduti sul tappeto di quella casa che era mia, tra candele e incensi.
Di nuovo assieme in questa isola, dopo che tu da questa isola eri scappato, per cercare un futuro in un’altra, piu’ calda.
Eri passato dalla capitale, e sei venuto a trovarmi, prima di ripartire, e abbiamo trascorso un weekend assieme.
“La vita e’ breve, ti meriti di essere felice” mi hai detto.
La vita e’ breve.

E’ ‘buffo’: sono le tue ultime parole che ricordo, prima di quella telefonata, di quella curva, prima di quella moto, prima di.
Continuo a pensare che il tempo e’ solo un’illusione, che ognuno arriva e se ne va quando deve, continuo a credere al non caso. La vita non va in ordine di annata, non ha senso stare a dire che avevi solo la nostra eta’, che non e’ giusto, che allora perche’ non prendono prima quelli che hanno vissuto di piu’?
Perche’ magari tutto quello che dovevi vivere qua, tu l’hai vissuto in mezza vita, perche’ cosi’ doveva andare.
Tutto quello che dovevi condividere, trasmettere, insegnare l’hai fatto nel tempo che hai avuto.

Quello che fa male a me, e mi fa male sempre, e’ il non esser il per dire ciao, o addio, o arrivederci.
Penso sia una questione di ‘closure’ come si direbbe qui.
Per quanto sia terribile vedere un’anima che vola via da un corpo, le volte ‘meno faticose’ sono state per me quelle in cui c’ero a salutare. E per assurdo, la volta ‘piu’ dolce’ e’ stata quella in cui io ero io li’ a stringere una mano prima che chi stavo accudendo se ne andasse.
Ma una malattia che ti ferma in un letto, non e’ esattamente come una curva, una sera, una moto, all’improvviso, e non si sa. Io non ho mai chiesto se poi si e’ saputo davvero. Di quella notte, di quella curva, la polizia… era un colpo di sonno, era …. cosa?

Non credo nemmeno di volerlo sapere.
Ma so che sei stato come un soffio, la gente con cui clicchi, le anime che riconosci.
E in cosi’ poco tempo hai fatto cosi’ tanto …
Quando ho traslocato mi sono chiesta mille volte dove fosse finito ‘Brida’, oggi un altro flash – lo devo avere prestato a te prima che tornassi a Lanzarote. Mi piace pensare che sia in mano di qualcuno che possa ispirarsi e continuare il cammino iniziato con tutte le nostre congetture.
Mi piace pensare che tu che credevi tanto agli angeli, un angelo accanto ora ce l’hai davvero.

Ogni tanto fantastico anche: tutti i sogni in cui ti trovo, in cui vieni ogni volta a raccontarci qualcosa di buffo, sono, come dice C. ‘delle visite” .. tu che vieni a trovarci, a dirci che ci sei. Non ci credo particolarmente, ma una parte di me si chiede se non possa forse davvero essere cosi.

Intanto rileggo “Itaca” che e’ una poesia che mi hai insegnato te.
E ‘della mia vittoria’ di giovedì’ ti dedico un pezzetto.
Vorrei tanto poteri abbracciare per dirti ‘visto?’ o ‘grazie’. Ci meritiamo di essere felici, tutti.
E anche se a volte e’ faticoso e’ bello lavorare per quella felicita’.

Chissa’ magari un giorno proverò a scoprire ‘dove stai’, e verro’ a portarti un fiore.
Come se non sapessi che energia’ e’ ovunque, e che sei dietro alle mie spalle, coi tuoi occhioni giganti che sorridono.

Questo viaggio in cui non si ripassa dal via

“Poi non è che la vita vada come tu te la immagini.
Fa la sua strada. E tu la tua.
E non sono (SEMPRE, aggiungerei io), la stessa strada.”
A.B.

Io non so quanti solicitors vedano i propri clienti abbracciarsi dopo un divorzio.
In quell’abbraccio, e’ passata una serie variegata di sensazioni, sollievo, felicita’, forse pure una punta di sana malinconia … e’ stato un bel modo di dirsi “alla fine, ce l’abbiamo fatta”.
Qualche occhio mio lucido tornando a casa, e no, non era l’hayfever.
Penso sia normale – era quel misto di felicita’ e tristezza di quando succede qualcosa di talmente senza aggettivi che vuoi piangere, e ridere allo stesso tempo; di quando sei talmente stanco che quando una cosa finisce ti scivola tutta l’adrenalina via di dosso. Era un commiato di benedizione a quella ragazza che e’ esistita un tempo, quella che non aveva ancora capito come la propria vita ce la costruiamo ogni giorno noi.
Era piccola, ma fa pur sempre parte di me, e oggi e’ come se le avessi detto davvero addio.

“Adesso possiamo ricominciare davvero” mi dice lui.
Alla fine dovremo continuare a farcela, per quella creatura che e’ meta’ sangue mio, e meta’ suo.

E quando dico che tutte le sfumature di Amore contano, conta anche questa.
E se fossi un sollicitor, preferirei di gran lunga vedere due che si abbracciano dopo avere avuto la benedizione di un giudice (“avete fatto tutto egregiamente”), piuttosto che due che si sputano addosso.
Anche se i primi fanno guadagnare moltissimo di meno, e non procurano lavoro ai barrister.

Io vi auguro di non dovere mai entrare nel posto della foto, o in qualunque altra family court.
Ma spero anche, se proprio doveste farlo, che ne possiate per lo meno uscire come me oggi. Grata.

Signori e Signore, sono ufficialmente una donna libera.
Non solo di spirito, ma pure sulla carta.

E state (a casa)

Ci sono 37 gradi, le zanzare che si sono presentate stasera, il cielo blu terso, le melanzane che friggono in padella per la cena.

Avevamo grandi piani di sfruttare questa settimana di “working from home” (la mela ci concede 4 settimana di lavoro da dove vogliamo), e poi, qualcuno si è beccato il Covid, la bimba di qualcun’altra ha la febbre, la festa a sorpresa è saltata proprio mentre l’amico stava ordinando la torta in pasticceria, il lavoro si è preso un sacco di ore extra di questi giorni, io ho persino scoperto di avere l’hayfever e mi sono imbottita di antistaminici.
Mi ci voleva un farmacista Italiano dopo la mia ennesima lagna “ho fatto mille tamponi, tutti negativi, continuo ad avere il raffreddore e a stare male” a sorridere e a dirmi “sono tutti i sintomi di allergia, prenda questo”. Mi ha salvato la vita. Di sti tempi dove tutto e’ Covid, l’ha fatto davvero. Anche se mi ci e’ voluto un po’ per riprendermi dall’inutilità del paracetamol a go go che mi avevano offerto a casa.
Per ovvi motivi, Il weekend che ci aspettavamo in montagna è stato cancellato; i padroni (estremamente carini) ci hanno restituito tutti i soldi dell’alloggio. Almeno una cosa dritta, ecco. Cosi’ invece che partire, siamo rimasti.

Ci sono 37 gradi, ma si sta decisamente molto meglio in questo caldo che alla stessa temperatura nella terra natia. C’e’ afa, il venticello che pare un’asciugatura di phon. Ma non appiccica, almeno. Mi sono buttata la testa sotto una fontanella, il tempo di toglierla (la testa, non la fontanella), ed ero gia’ completamente asciutta.

“In questa estate romana di starnuti e un po’ di claustrofobia” (cit) ho fatto molta vita di quartiere, amicizia col tizio della gastronomia, le code in farmacia, le code in farmacia, le code in farmacia. Scontrandomi con la realta’ – mentre nell’isola i tamponi li smerciano ovunque a poco, in questa parte dello stivale continuano a essere merce preziosa.
Ho mangiato il gelato, ho rimangiato il gelato, ho notato che non hanno proprio idea di cosa sia un caffè take away. Me l’han dato col bicchierino di plastica della granita che ci ti si ustioni le mani, e con un coperchio troppo largo. Allora ho preferito rimangiare il gelato. Ho visto i pappagallini volare, sentito i gabbiani lamentarsi, ammirato i cagnolini saltare per catturare cose invisibili, e ho visto Miele. Miele che non si fa accarezzare mai.

Ho ri-assaporato la felicità di uscire in sandali, minigonna e canottiera alle dieci di sera, anche non essendo in vacanza, anche con le gambe pallide da turista forever. Mi sono anche detta per l’ennesima volta che c’e’ troppo rumore, troppo casino, troppa monnezza, troppe macchine …
Mentre andavo a fare la spesa un tizio a fianco a me ha detto a voce alta “si lamentavano tutti di Virgi, ma non e’ cambiato niente, non cambia comunque mai niente, qui”.
Pero’ stamattina sono tornati a potare gli alberi. Virgi a quanto pare i giardinieri li aveva licenziati tutti,
Pero’ hanno trasformato una ‘discarica’ in un parco molto carino, dove un simpatico cane ha voluto fare una foto con me.
E stamattina ho camminato, nell’afa, tanto, e sono arrivata fino al mio luogo preferito. E tutto e’ tornato a posto. Non c’era l’acqua, perche’ stavano ripulendo da tutte le monetine, che tutti quelli che vogliono rivederla ci lanciano.
E non ho potuto che pensare a mio figlio, ho preso un biglietto, ci ho scritto ‘ci voglio tornare con te’, mi sono fatta scattare una foto e gliel’ho spedita.
In questa città in cui non cambia mai nulla, per me ogni volta una qualche sfumatura si rivela.
Come quando passeggi accanto alle mure Aureliane, che loro sono li, sono li da sempre. Ma tu sei diversa ogni volta che ci passi, ogni volta che scopri qualcosa di loro, ogni volta – che in sto posto c’e’ sempre cosi’ tanto da scoprire, di nuovo, sempre. Fuori e dentro.
Manca poco, pochissimo, al giorno della firma.
E poi’ sarò una donna ufficialmente libera, continuando a pensare che l’amore conta.
Che tutti gli intrecci strepitosi e belli, tra Alice che pubblica il libro e io che apro un nuovo capitolo ufficiale della mia vita, sono perche’ nulla smette mai, nulla si crea, nulla si distrugge e tutto e’ eterno. Come lei. In questo assurdo, strepitoso, incredibile incrocio che alla fine incastra tutto perfettamente a modo suo. Tutto col tutto.
E tre estati fa chi l’avrebbe mai immaginato. Ma ho continuato a camminare, mentre la strada che non vedevo si palesavadavanti ad ogni piccolo nuovo passo. Perche’ e’ solo muovendo un passo, che se ne possono fare due, poi tre, poi, magari anche cinque. Camminando su un futuro che ti costruisci ogni giorno ma che non da subito vedi. Come tutti i sampietrini che devo ancora calpestare.

Attendendo di stappare quella bottiglia.

Giorno per giorno

Tu che ti giri sul tuo seno
Mentre mi chiedi del futuro
E io ti rispondo solo quel che sai
Cioè: “non si sa ma
i”

Vai alla partita di tuo figlio e ti trovi suo padre abbracciato alla sua donna.
Pensi che e’ lecito pensare che vorresti essere li’ anche tu abbracciata a qualcuno a vederlo calciare un pallone.
Poi scrivi alle amiche ‘che devo andare a salutarlo?’.
Poi arriva il figliolo e vi incontrate.
Questa persona che haI visto due volte in vita tua, che ti saluta.
Ed e’ molto diversa da come l’hai vista l’altra volta, ha per lo meno otto centimetri in meno di te.
Non che sia importante ma e’ una constatazione da una che i tacchi non li sa portare.

La prima cosa che dici e’
“Ciao come stai?”
In quel come stai idiotico di questa lingua in cui tu non vuoi sapere davvero come la persona sta.

E si, perché a scuola ci hanno sempre insegnato
Bill dice: “Hey how are you?”
Sam risponde “Fine, thanks, and you?”.
E invece no – amici strappate tutti i libri. NON FUNZIONA COSI’.
A ‘how are you?’ si risponde ‘how are you?’ E BASTA.
E’ un po’ come quasi dire CIAO, nemmeno per forza si deve rispondere.

“E’ bello vederlo giocare cosi’ entusiasta” e’ la seconda cosa che vi dite.
Ma e’ gia’ un passo. Di anni ne son passati tre, di sto passo una conversazione riuscirete a farla quando saranno assieme da dieci. Forse.
“Ma lo sai che tu sei entrata nei miei post nelle lodi delle donne dei CCCE?” potresti dirle.
O quando finalmente la corte fara’ in modo che potranno sposarsi “grazie di avermelo portato via per sempre”.
O qualcosa del genere.

Faccio questi piani astrali che i miei debutti in società sono ancora, per fortuna molto lontani.
Lo dico mentre il bocconcino di pollo mi va di traverso.
Presumo che sia il fato a dirmi ‘datte na mossa’.
Presumo che mi ci voglia un Santo (Giovanni) a dover intercedere per me una sera d’estate, tanto per iniziare.
Santi Tutti fate che per inizio Luglio io sia single di fatto e di carta.
GRAZIE, poi ne riparliamo.
Che non si sa mai.




E guardo te, vedo che, la musica va da se

Cimeli – Smemoranda sedicimesi 98


Quel modo di essere romantici.
Che non e’ (quasi mai) quello melenso appiccicoso di amore mio quanto ti amo perche’ ,
Che e’ un inno all’Amore che conta, in tutte le sue sfumature.
Assomiglia un po’ al mio, che mi definisco anti-romantica per eccellenza ma poi riesco a tirare fuori cose peggio di Bisotti.
Assomiglia un po’ a me, e a quelli che il mare ce l’hanno dentro.
LL non racconterà mai bene il mare come Baricco, ma riesce sempre a infilarlo in qualche migliaia di canzoni, e a rimanerti simpatico (nonostante ‘tutto’).

Luciano non mi tirava fuori una canzone cosi’ da un po’, sa un po’ di ‘vecchia sana energia’.
Non tornera’ mai ai livelli straordinari degli esordi, quando era uno sconosciuto e potevi andare al Forum e parlarci quasi assieme
Non ci donera’ mai (piu’) metafore come sifarebbemoltoprimaseleitornassevestitasoltantodelbicchiere
o del cavaliere che torna dalla cavalcata tanto per dirne una.
O delle chiavi lasciate da qualche parte e gli scontrini a meta’. O O O.

Si farebbe molto prima se tornasse vestito della camicia gialla aperta, gli stivali e i ricci castani fino alle spalle
Si farebbe molto prima se Fede avesse la meta’ dei miei anni di ora e uscisse ancora con l’amica dell’amica
Si farebbe molto prima con lo zaino Invicta e i panini alla pancetta fatti da mamma
Si farebbe molto prima se Urlando Contro Il Cielo alla fine dello show fosse accompagnata da un oceano di luce da accendini veri e mica da torce dai cellulari

Ma e’ che invecchio io come invecchia lui, e i fan millennial che ne sanno, quelli che nemmeno sanno che e’ una musicassetta
E certi pezzi dei vent’anni sono certi pezzi dei vent’anni
E E E

Ma quando ti ritrovi una (nuova) strofa che fa

E guarda il mare, che schiuma, si e’ fatta l’alba
Ci siamo persi, ci siamo persi quaggiù
ci siamo persi, di me che vorresti di piu’

E guardo te / vedo che / l’amore la fa da re

(e non sai se la fa e re li mette dentro perche’ sono i tre accordi che sa fare, o se perche’ ha senso in Italiano)


Ti viene voglia di tornare a vederlo su un palco, non importa se gia’ l’hai fatto altre volte, non importa se sai che nulla battera’ mai il concerto di S.Siro del biglietto nella foto, non importa se da allora sono passati 24 anni ed erano ancora LIRE (38000!).
Non importa se sai gia’ che ci saranno quindicenni a cantare canzoni modernecommerciali e ti sentirai una nonna come l’ultima volta,

Verona, Ottobre.
All’Arena non hai mai visto nulla.
Chissa’ se e’ da fare.

Da non si puo’ sempre perdere per cui giochiamoci a abbiamo vinto noi e’ un attimo.

Forse dovrei.

L’amore secondo una 7enne

E qui penserete ‘arrivano i racconti dei tenerini che dicono che amore e’ dividere un gelato’.
Ma non tutti i settenni sono uguali e questa, che io conosco da quando era in pancia della sua mamma, e’ una tipa tosta curiosa e testarda e convinta delle sue idee.
Cosi’ in un momento di inquietudine perche’ ‘i grandi’ (alas mio figlio e sua sorella) non vogliono fare quello che vuole fare lei, arriva da me.
Mentre sistemo la stanza in cui quei tre stanotte hanno dormito. O meglio, lei e la sorella.
Perche’ se sono andati tutti a nanna a mezzanotte, mio figlio ovviamente alle 6 era in piedi. Per la mia gioia.
Ho guardato le bambine dormire beate fino alle 9 e mi sono immaginata un universo parallelo.
Chissa’ se verra’ mai un week-end in cui non mi butta giu’ dal letto.

La piccola entra in stanza chiamandomi per nome, lo fa sempre quando ha qualcosa di serio da dirmi.
Tra lei che si e’ svegliata alle tre e per riaddormentarla ho dovuto sdraiarmici accanto con conseguenti calci e appicccicamenti vari e mezza notte sul ciglio del letto, piu’ mio figlio che e’ sorto all’alba penso possiate immaginare che non sia proprio vispa.
E non ho ancora preso il caffe’.

“Perche’ il papa’ di tuo figlio e te non vivete assieme?”
Nel mio cervello, nonostante quasi tutti i miei neuroni stiano ancora ronfando sotto al piumone in questa mattina simil-invernale, apre gli occhi Mr Smarty dicendo “ah per una volta e’ facile”.
Pare semplice, ho un esempio pratico da farle estremamente vicino a lei, perche’ lei ha due sorelle da parte di padre, che col padre non vivono.
“bla bla bla bla non assieme bla bla bla un po’ come tuo papa’ e la mamma di T e A”.
Penso di avere centrato, vedo nei suoi occhi il criceto del cervello che gira sulla sua ruota, poi si ferma, prende un seme di lino, e sgranocchia soddisfatto.
Mr Smarty si vanta dicendo ai neuroni ancora a letto “ringraziatemi, nemmeno vi siete dovuto scomodare”.
Poi lei mi guarda e mi dice “la mia mamma e’ la stepmother di T e A, anche se non vivono con noi”
Io canto vittoria troppo presto, le sorrido e dico “vedi?”
Poi continua “magari a un certo punto lei si e’ stufato di lei bla bl bllllaa (oddio, avevamo detto semplice?)
… ok, ma comunque non e’ la stessa cosa, perche’ alla fine la mia mamma ha sposato papa’, but you….'”
‘Avrebbe piu’ senso se vivessi con qualcuno dici?’ penso in silenzio tra me e me (ma tu che sei una bambina cosi indipendente lo pensi davvero tenerina mia?)
poi arriva lei “…avrebbe piu’ senso se avessi un anello al dito”
Signori e Signore, eccolala’
Oltrepassiamo la richiesta di mio figlio di un fidanzato ufficiale,
ora persino mi serve un MARITO NUOVO!!!!

Io lo sapevo, contro tutte le statistiche, all’ultimo matrimonio nello Stivale, avrei dovuto lanciarmi sul bouquet.