E state (a casa)

Ci sono 37 gradi, le zanzare che si sono presentate stasera, il cielo blu terso, le melanzane che friggono in padella per la cena.

Avevamo grandi piani di sfruttare questa settimana di “working from home” (la mela ci concede 4 settimana di lavoro da dove vogliamo), e poi, qualcuno si è beccato il Covid, la bimba di qualcun’altra ha la febbre, la festa a sorpresa è saltata proprio mentre l’amico stava ordinando la torta in pasticceria, il lavoro si è preso un sacco di ore extra di questi giorni, io ho persino scoperto di avere l’hayfever e mi sono imbottita di antistaminici.
Mi ci voleva un farmacista Italiano dopo la mia ennesima lagna “ho fatto mille tamponi, tutti negativi, continuo ad avere il raffreddore e a stare male” a sorridere e a dirmi “sono tutti i sintomi di allergia, prenda questo”. Mi ha salvato la vita. Di sti tempi dove tutto e’ Covid, l’ha fatto davvero. Anche se mi ci e’ voluto un po’ per riprendermi dall’inutilità del paracetamol a go go che mi avevano offerto a casa.
Per ovvi motivi, Il weekend che ci aspettavamo in montagna è stato cancellato; i padroni (estremamente carini) ci hanno restituito tutti i soldi dell’alloggio. Almeno una cosa dritta, ecco. Cosi’ invece che partire, siamo rimasti.

Ci sono 37 gradi, ma si sta decisamente molto meglio in questo caldo che alla stessa temperatura nella terra natia. C’e’ afa, il venticello che pare un’asciugatura di phon. Ma non appiccica, almeno. Mi sono buttata la testa sotto una fontanella, il tempo di toglierla (la testa, non la fontanella), ed ero gia’ completamente asciutta.

“In questa estate romana di starnuti e un po’ di claustrofobia” (cit) ho fatto molta vita di quartiere, amicizia col tizio della gastronomia, le code in farmacia, le code in farmacia, le code in farmacia. Scontrandomi con la realta’ – mentre nell’isola i tamponi li smerciano ovunque a poco, in questa parte dello stivale continuano a essere merce preziosa.
Ho mangiato il gelato, ho rimangiato il gelato, ho notato che non hanno proprio idea di cosa sia un caffè take away. Me l’han dato col bicchierino di plastica della granita che ci ti si ustioni le mani, e con un coperchio troppo largo. Allora ho preferito rimangiare il gelato. Ho visto i pappagallini volare, sentito i gabbiani lamentarsi, ammirato i cagnolini saltare per catturare cose invisibili, e ho visto Miele. Miele che non si fa accarezzare mai.

Ho ri-assaporato la felicità di uscire in sandali, minigonna e canottiera alle dieci di sera, anche non essendo in vacanza, anche con le gambe pallide da turista forever. Mi sono anche detta per l’ennesima volta che c’e’ troppo rumore, troppo casino, troppa monnezza, troppe macchine …
Mentre andavo a fare la spesa un tizio a fianco a me ha detto a voce alta “si lamentavano tutti di Virgi, ma non e’ cambiato niente, non cambia comunque mai niente, qui”.
Pero’ stamattina sono tornati a potare gli alberi. Virgi a quanto pare i giardinieri li aveva licenziati tutti,
Pero’ hanno trasformato una ‘discarica’ in un parco molto carino, dove un simpatico cane ha voluto fare una foto con me.
E stamattina ho camminato, nell’afa, tanto, e sono arrivata fino al mio luogo preferito. E tutto e’ tornato a posto. Non c’era l’acqua, perche’ stavano ripulendo da tutte le monetine, che tutti quelli che vogliono rivederla ci lanciano.
E non ho potuto che pensare a mio figlio, ho preso un biglietto, ci ho scritto ‘ci voglio tornare con te’, mi sono fatta scattare una foto e gliel’ho spedita.
In questa città in cui non cambia mai nulla, per me ogni volta una qualche sfumatura si rivela.
Come quando passeggi accanto alle mure Aureliane, che loro sono li, sono li da sempre. Ma tu sei diversa ogni volta che ci passi, ogni volta che scopri qualcosa di loro, ogni volta – che in sto posto c’e’ sempre cosi’ tanto da scoprire, di nuovo, sempre. Fuori e dentro.
Manca poco, pochissimo, al giorno della firma.
E poi’ sarò una donna ufficialmente libera, continuando a pensare che l’amore conta.
Che tutti gli intrecci strepitosi e belli, tra Alice che pubblica il libro e io che apro un nuovo capitolo ufficiale della mia vita, sono perche’ nulla smette mai, nulla si crea, nulla si distrugge e tutto e’ eterno. Come lei. In questo assurdo, strepitoso, incredibile incrocio che alla fine incastra tutto perfettamente a modo suo. Tutto col tutto.
E tre estati fa chi l’avrebbe mai immaginato. Ma ho continuato a camminare, mentre la strada che non vedevo si palesavadavanti ad ogni piccolo nuovo passo. Perche’ e’ solo muovendo un passo, che se ne possono fare due, poi tre, poi, magari anche cinque. Camminando su un futuro che ti costruisci ogni giorno ma che non da subito vedi. Come tutti i sampietrini che devo ancora calpestare.

Attendendo di stappare quella bottiglia.

Giorno per giorno

Tu che ti giri sul tuo seno
Mentre mi chiedi del futuro
E io ti rispondo solo quel che sai
Cioè: “non si sa ma
i”

Vai alla partita di tuo figlio e ti trovi suo padre abbracciato alla sua donna.
Pensi che e’ lecito pensare che vorresti essere li’ anche tu abbracciata a qualcuno a vederlo calciare un pallone.
Poi scrivi alle amiche ‘che devo andare a salutarlo?’.
Poi arriva il figliolo e vi incontrate.
Questa persona che haI visto due volte in vita tua, che ti saluta.
Ed e’ molto diversa da come l’hai vista l’altra volta, ha per lo meno otto centimetri in meno di te.
Non che sia importante ma e’ una constatazione da una che i tacchi non li sa portare.

La prima cosa che dici e’
“Ciao come stai?”
In quel come stai idiotico di questa lingua in cui tu non vuoi sapere davvero come la persona sta.

E si, perché a scuola ci hanno sempre insegnato
Bill dice: “Hey how are you?”
Sam risponde “Fine, thanks, and you?”.
E invece no – amici strappate tutti i libri. NON FUNZIONA COSI’.
A ‘how are you?’ si risponde ‘how are you?’ E BASTA.
E’ un po’ come quasi dire CIAO, nemmeno per forza si deve rispondere.

“E’ bello vederlo giocare cosi’ entusiasta” e’ la seconda cosa che vi dite.
Ma e’ gia’ un passo. Di anni ne son passati tre, di sto passo una conversazione riuscirete a farla quando saranno assieme da dieci. Forse.
“Ma lo sai che tu sei entrata nei miei post nelle lodi delle donne dei CCCE?” potresti dirle.
O quando finalmente la corte fara’ in modo che potranno sposarsi “grazie di avermelo portato via per sempre”.
O qualcosa del genere.

Faccio questi piani astrali che i miei debutti in società sono ancora, per fortuna molto lontani.
Lo dico mentre il bocconcino di pollo mi va di traverso.
Presumo che sia il fato a dirmi ‘datte na mossa’.
Presumo che mi ci voglia un Santo (Giovanni) a dover intercedere per me una sera d’estate, tanto per iniziare.
Santi Tutti fate che per inizio Luglio io sia single di fatto e di carta.
GRAZIE, poi ne riparliamo.
Che non si sa mai.




E guardo te, vedo che, la musica va da se

Cimeli – Smemoranda sedicimesi 98


Quel modo di essere romantici.
Che non e’ (quasi mai) quello melenso appiccicoso di amore mio quanto ti amo perche’ ,
Che e’ un inno all’Amore che conta, in tutte le sue sfumature.
Assomiglia un po’ al mio, che mi definisco anti-romantica per eccellenza ma poi riesco a tirare fuori cose peggio di Bisotti.
Assomiglia un po’ a me, e a quelli che il mare ce l’hanno dentro.
LL non racconterà mai bene il mare come Baricco, ma riesce sempre a infilarlo in qualche migliaia di canzoni, e a rimanerti simpatico (nonostante ‘tutto’).

Luciano non mi tirava fuori una canzone cosi’ da un po’, sa un po’ di ‘vecchia sana energia’.
Non tornera’ mai ai livelli straordinari degli esordi, quando era uno sconosciuto e potevi andare al Forum e parlarci quasi assieme
Non ci donera’ mai (piu’) metafore come sifarebbemoltoprimaseleitornassevestitasoltantodelbicchiere
o del cavaliere che torna dalla cavalcata tanto per dirne una.
O delle chiavi lasciate da qualche parte e gli scontrini a meta’. O O O.

Si farebbe molto prima se tornasse vestito della camicia gialla aperta, gli stivali e i ricci castani fino alle spalle
Si farebbe molto prima se Fede avesse la meta’ dei miei anni di ora e uscisse ancora con l’amica dell’amica
Si farebbe molto prima con lo zaino Invicta e i panini alla pancetta fatti da mamma
Si farebbe molto prima se Urlando Contro Il Cielo alla fine dello show fosse accompagnata da un oceano di luce da accendini veri e mica da torce dai cellulari

Ma e’ che invecchio io come invecchia lui, e i fan millennial che ne sanno, quelli che nemmeno sanno che e’ una musicassetta
E certi pezzi dei vent’anni sono certi pezzi dei vent’anni
E E E

Ma quando ti ritrovi una (nuova) strofa che fa

E guarda il mare, che schiuma, si e’ fatta l’alba
Ci siamo persi, ci siamo persi quaggiù
ci siamo persi, di me che vorresti di piu’

E guardo te / vedo che / l’amore la fa da re

(e non sai se la fa e re li mette dentro perche’ sono i tre accordi che sa fare, o se perche’ ha senso in Italiano)


Ti viene voglia di tornare a vederlo su un palco, non importa se gia’ l’hai fatto altre volte, non importa se sai che nulla battera’ mai il concerto di S.Siro del biglietto nella foto, non importa se da allora sono passati 24 anni ed erano ancora LIRE (38000!).
Non importa se sai gia’ che ci saranno quindicenni a cantare canzoni modernecommerciali e ti sentirai una nonna come l’ultima volta,

Verona, Ottobre.
All’Arena non hai mai visto nulla.
Chissa’ se e’ da fare.

Da non si puo’ sempre perdere per cui giochiamoci a abbiamo vinto noi e’ un attimo.

Forse dovrei.

L’amore secondo una 7enne

E qui penserete ‘arrivano i racconti dei tenerini che dicono che amore e’ dividere un gelato’.
Ma non tutti i settenni sono uguali e questa, che io conosco da quando era in pancia della sua mamma, e’ una tipa tosta curiosa e testarda e convinta delle sue idee.
Cosi’ in un momento di inquietudine perche’ ‘i grandi’ (alas mio figlio e sua sorella) non vogliono fare quello che vuole fare lei, arriva da me.
Mentre sistemo la stanza in cui quei tre stanotte hanno dormito. O meglio, lei e la sorella.
Perche’ se sono andati tutti a nanna a mezzanotte, mio figlio ovviamente alle 6 era in piedi. Per la mia gioia.
Ho guardato le bambine dormire beate fino alle 9 e mi sono immaginata un universo parallelo.
Chissa’ se verra’ mai un week-end in cui non mi butta giu’ dal letto.

La piccola entra in stanza chiamandomi per nome, lo fa sempre quando ha qualcosa di serio da dirmi.
Tra lei che si e’ svegliata alle tre e per riaddormentarla ho dovuto sdraiarmici accanto con conseguenti calci e appicccicamenti vari e mezza notte sul ciglio del letto, piu’ mio figlio che e’ sorto all’alba penso possiate immaginare che non sia proprio vispa.
E non ho ancora preso il caffe’.

“Perche’ il papa’ di tuo figlio e te non vivete assieme?”
Nel mio cervello, nonostante quasi tutti i miei neuroni stiano ancora ronfando sotto al piumone in questa mattina simil-invernale, apre gli occhi Mr Smarty dicendo “ah per una volta e’ facile”.
Pare semplice, ho un esempio pratico da farle estremamente vicino a lei, perche’ lei ha due sorelle da parte di padre, che col padre non vivono.
“bla bla bla bla non assieme bla bla bla un po’ come tuo papa’ e la mamma di T e A”.
Penso di avere centrato, vedo nei suoi occhi il criceto del cervello che gira sulla sua ruota, poi si ferma, prende un seme di lino, e sgranocchia soddisfatto.
Mr Smarty si vanta dicendo ai neuroni ancora a letto “ringraziatemi, nemmeno vi siete dovuto scomodare”.
Poi lei mi guarda e mi dice “la mia mamma e’ la stepmother di T e A, anche se non vivono con noi”
Io canto vittoria troppo presto, le sorrido e dico “vedi?”
Poi continua “magari a un certo punto lei si e’ stufato di lei bla bl bllllaa (oddio, avevamo detto semplice?)
… ok, ma comunque non e’ la stessa cosa, perche’ alla fine la mia mamma ha sposato papa’, but you….'”
‘Avrebbe piu’ senso se vivessi con qualcuno dici?’ penso in silenzio tra me e me (ma tu che sei una bambina cosi indipendente lo pensi davvero tenerina mia?)
poi arriva lei “…avrebbe piu’ senso se avessi un anello al dito”
Signori e Signore, eccolala’
Oltrepassiamo la richiesta di mio figlio di un fidanzato ufficiale,
ora persino mi serve un MARITO NUOVO!!!!

Io lo sapevo, contro tutte le statistiche, all’ultimo matrimonio nello Stivale, avrei dovuto lanciarmi sul bouquet.

Il vero boss non sono io

Poco altro da aggiungere.
Perche’ mi piace pensarmi una donna libera, ma in realta’ io ho LUI.
Lui che controlla ogni mia mossa.
Lui che approva o disapprova la gente che passa in sta casa, con gesti piu’ o meno eclatanti.
Che mi sveglia la mattina alle 5 miagolando che vuole uscire.
Che mi aspetta spapparanzato sullo zerbino quando torno da lavoro perche’ vuole entrare.
Che se una porta e’ chiusa trova sempre il modo di farsela aprire, anche mentre sei in bagno.
LUI che ama strusciarsi contro i pantaloni neri dell’amica in pausa pranzo ogni volta che passa a trovarmi, come per dire ‘cosi’ non puoi tornare al lavoro e resti qui con me’.
Lui che ha messo subito in chiaro con chiunque che io sono il suo territorio. SOLO SUO.
E decide lui chi va bene o chi no, decide lui per me. Mette in chiaro con altrettanti gesti piu’ o meno eclatanti.
Che non si ripetono nei dettagli perche’ ci sono ancora minori svegli.
Dunque:
Se non siete stati mai beccati da un gatto (nel senso figurato che il mio super eroe graffia ‘solo’)
Se non siete mai stati fissati da un gatto in un momento in cui non sapevate se lasciarlo perdere e continuare quel che stavate facendo o recuperare una ciabatta da tirargli addosso – che comunque e’ inquietante
Se, ciò nonstante, il gatto non e’ mai riuscito a farsi servire una abbondante colazione il giorno dopo a mo’ di mazzetta (tipo ‘e’ territorio mio, ma se elargisci chiudo un occhio).
Forse siete ancora liberi.
Se potete dormire comodamente nel vostro letto senza dover assumere posizioni speciali per non svegliarlo.
Se non dovete immolare la pelle per qualche danza del latte sopra coperte troppo leggere.
Forse siete veramente liberi. Io, invece, HO LUI.
Lui che ha piu’ tate, babysitter e schiave di mio figlio.
Che ha I bambini del vicinato che lo viziano di brutto e per LUI hanno pure imparato a dire kitten in italiano.
LUi che e’ in giro a spasso, senza chiavi.
Lui e’ libero. Io, invece, come una fessa tra un po’ fermerò’tutto quello che sto facendo, per andare ad aprirgli.

Gatta ci cova.
Gatto ti cuoce.

Il di’ di venere

Non si dovrebbe vivere settimana dopo settimana per aspettarne le fini, lo so, ma io adoro il venerdì’.
Il venerdi’ e’ l’apice dell’attimo. Il delirio dell’ anticipation.
Il giorno in cui quando chiudi il tuo computer puoi’ sferrare il dito a tutta la stanchezza.
O il giorno che quando parti inaugura il weekend in gita.
Quando esci il venerdì sera il weekend ti sembra solo piu’ lungo.
Quando stai a casa, tradizione ormai fatta di pizza io e il mo bambino.
Il giorno in cui domani, forse, si dorme. Che non si dormiva da un po’.

Il Venerdì’ la sa lunga, sa anche che mancano 4oree2minuti e poi bye bye Mela.
Fino a settimana prossima.
E lunedì e’ festa.
Score.


Buon weekend a tutti.

Fase cotone

“Se vuoi sapere dove sono,
manda a spasso Stefania.”
(a buoni intenditori ah ah ah)

E poi ci sono quelli delle seconde giovinezze, che nel mezzo del cammin di propria vita si ritrovarono con una matassa da sbrogliare e l’unico modo di sbrogliarla e’ stato capire che non tutti i tipi di lana si addicono a tutti i tipi di persona.
E allora si riparte dal cotone.

Nella fase cotone i figli sono altrui, e finche’ restano altrui ben si sta.
Quello che tu fai e’ al massimo offrir loro in gelato, in amicizia, perche’ sono carini.
Ma sono carini come lo sono tutti i figli degli altri, essenzialmente per un motivo principale: hai il potere di restituirli. E sono carini doppiamente, che se hai gia’ dato una volta non hai la necessita’ di fare il bis.
Tranne-quando-in-un-momento-da-cartone-occhi-a-cuore-pensi-che-sarebbe-bello.

Nella fase cotone puoi pure avere il sorriso stampato in faccia, lo sguardo da ebete e il rincoglionimento di un ragazzino di quindici anni. Solo che praticamente di anni ne hai quasi il triplo e teoricamente dovresti sapere quello che vuoi e quello che non vuoi piu’.
Tranne-quando-in-un-momento-da-cartone-occhi-a-cuore-butti-il-cervello-nel-secchio.

Nella fase cotone non sogni piu’ che i genitori se ne vadano in vacanza per lasciarti la casa libera. Al massimo confidi in un qualche party o uscita scout per avere qualche giorno per te.
Perche’-in-certi-momenti-da-cartone-occhi-a-cuore-viaigatbalenirat.

Nella fase cotone ti trovi in una simil terra di mezzo dei tempi moderni. La generazione vent’anniinmeno ha una vita davanti e l’amore dei social da capire a modo proprio, ci fosse mai qualcosa da capire. La generazione vent’anniinpiu’ si mette in pari coi gioivini trovando fidanzati online e si (ri)sposa pure.
La nostra ancora proprio non si e’ imparata.
Ma-in-certi-momenti-da-cartone-occhi-a -cuore-vorresti-dire-posso-venire-a-cena-con?

Nella fase cotone splendidospendente ti fanno i complimenti per come ti trovano bene, ti ricordano che sei una persona di mezza eta’ ma che comunque hai una cera speciale addosso. Raggiante.
Le zie piu’ lungimiranti ti chiedono ‘stai vivendo ancora la tua rinascita? Le madri piu’ confuse (e chi le biasima) le guardano tacendo.
E-in-certi-momenti-da-cartone-occhi-a -cuore-vorresti-dare-crediti-a-voce-alta.

Nella fase cotone il parentado si autoseleziona da solo, in una sorta di Darwinismo. Tu non esisti per nessuno, mentre tutti vorrebbero sapere, ma soprattutto vedere. Solo le zie piu’ fortunate non devono chiedere mai, ne’ dire ne’ fare nulla. Basta passeggiare, aspettare un mezzo, rinfrescarsi al parco.
E-in-tutti-i-momenti-da-cartone-occhi-a-cuore-si-ritrovano-li-come-trovar-un-ago-nel-pagliaio.

Nella fase cotone gli amici ti prendono in giro come nelle barzellette, o si preoccupano per te come delle sorelle.
Ma-in-tutti-i-momenti-da-cartone-occhi-a-cuore-sono-felici-di-vederti-cosi’.

Nella fase cotone rispondi al telefono con gli occhiali scuri, seduta su un muretto mentre tuo padre ti dice che assomigli a Patty Pravo (prendiamolo come un complimento). C’hai il sole cocente alle spalle e un biglietto per una mostra in tasca. Indietro non ti volti, davanti non sai che c’e’. Attorno e’ pura meraviglia.
Hai una t-shirt addosso. Non e’ troppo stretta, non e’ troppo larga, e continua a piacerti. Te la sei cucita addosso senza nemmeno accorgertene, col tempo, come e’ venuta.
Che a non avere piani, a non aspettarsi nulla, a vivere tutti i colori delle cose, a volte c’e’ solo da guadagnarci.
Fidatevi.

Scoppiati e felici


Mentre l’ennesima coppia mi scoppia nei racconti davanti a un caffe’ in cui fan capolino certe parole come ‘divorzio’ o ‘solicitor’ e io mi dico ‘ma porcap ma mi raccontate una volta una scena bella bellissima da un matrimonio?’

Mentre quelli felici paiono essere quelli che la firma l’hanno sfirmata e vivono una seconda giovinezza

Quelli che ha 65 anni trovano il fidanzato online

Io mi chiedo, come ho gia’ fatto in passato, se un po’ non sia anche colpa di questa sacra istituzione medievale che non riusciamo a modernizzare, di cui non ci riusciamo a liberare.
Come se il fatto di essere legalmente uniti costituisse una spinta per avere qualche sfiga in piu’.
Non ci credo davvero, che penso la gente si lascerebbe comunque, o comunque rimarrebbe insieme.
Ma in giornate come queste mi piace pensare che, se non ci fossero tante etichette e aspettative, la vita di tanti sarebbe piu’ facile.

Per la posta del cuore aspetto i vostri BEI racconti.
Astenersi sposini novelli in lunadimiele (tornate da me tra un anno), coniugi con figli che hanno tre tate, cinque cuoce e diciottomila balie, Ferragnez vari, chi ha il tacito accordo che occhio non vede mente non sa, il mio gatto e il suo harem, la segretaria con gli occhiali (sempre lei).
Nel frattempo invito tutte le donzelle a mantenere intatto il proprio sarcasmo.
A volte, fa bene allo spirito.
Anche se non procura un engagement ring.

Vanveramorevoli

Perche’ poi ci sono canzoni dell’adolescenza, che tali rimangono.
Che ascoltavi al mare, in spiaggia, con le amiche.
Quelle tormentoni che magari non credete di sapere, ma se ve le accenno le cantate pure voi.
Oggi c’e’ Spotify (mobile version) che non ho ancora capito come funziona esattamente.
Si perche’ io cerco una canzone e lui me ne pesca un’altra, di un altro artista, e per arrivare alla canzone che voglio devo saltarmene almeno 3, e ho 6 skip all’ora massimo.
Perche’ sono Brianzola e non voglio pagare per Premium.

Comunque oggi Spotify per qualche giro strano mi spara Nek. Nek???
“Ma si non te lo ricordi, quello con due occhioni blu blu come tuo figlio, ma che mentre dove vivi sono normali sono talmente una rarità nello stivale. Piaceva a tutti.”
“Nek chi?”
“mi dispiace ma non posso, Laura c’e'”
“Ahhhhh. Vabbe’ ma noi sappiamo una canzone, quella, che vuole Spotify?”

NON MI VA DI PARLARE DI IERI
CON LA VITA NON CI STO MAI PARI
E NESSUNO CONOSCE NESSUNO
NON SI STA MAI CON CHI STAI
PERO’

Pero’ ieri sera ho visto un film, che in un momento clue diceva:

Linda: “Se ti brillano gli occhi quando parli di lui”
Amica: “Ma che ci fai con l’amore Linda? Ho 45 anni, e una figlia. Devo fare attenzione?”.

Hai 43 anni e un figlio. Che ci fai con l’amore? Devi fare attenzione.
“Te lo spiego io”



“L’amore e’ per i coraggiosi, tutto il resto e’ coppia”.