Dalla Pischella

“TikTok e’ per la pipinara;
Instagram per i teen cool, o quelli cool anche senza il teen;
Facebook e’ per la gente di mezza eta’.”

Io chiaramente non appartengo a nessuna delle categorie.
E uso WordPress:
Per ridere;
Per alludere;
Per dedicare;
A volte persino per riflettere.

E stasera per fare gli auguri a Cris, che ormai e’ quasi come se conoscessi, pure da sempre.
Tra poco tocca me e sto ancora decidendo se sul cucuzzolo della montagnappennina vorrò il famoso tiramisu’ piu’ buono del mondo o solo andare a cena fuori per vedere che effetto mi fa(te).
Inizio a essere molto curiosa.



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Gli aerei stanno al cielo


(Sta in) una stanza vuota e tranquilla
Dove aspett(a) un amore lontano
e (si) pettin(a) i pensieri
con (la tazzina) nella mano

La mattina che prese il treno
e seduta accanto al finestrino
vide passare (mezz’) Italia ai suoi piedi (non so piu’ quante volte)
(poi gioco’) a carte (con un bambino)

(Mie ovvio sono solo le parentesi, il resto sono canzoni nate prima di me, passate in sottofondo nella mia vita da bambina, e mai dimenticate. Ripescate da adulta, quando finalmente potresti anche capirle 🙂 ).







E finalmente (li) fecero suonare

Abbiam lasciato soltanto un momento
La nostra vita di la’
Nel camerino gia’ vecchio



Le dicemmo, “vieni – dolce sara’ la strada”
Lei sfoglio’ il fiore e poi ci disse BOH



Tempo: remoto -> estate 2019
Luogo: scrivania di un ufficio che non vedo da 16 mesi
Interferenza Whatsapp: “Stiamo per comprare i biglietti … stanno gia sparendo. Dai, vieniii!”
Io: “Eh, ma manca UN ANNO, e le ferie, e i voli da prenotare, e il caos, e’ un momentaccio qui per programmare qualsiasi cosa…”

Tempo: remoto ma non troppo -> inizio 2020
Cronache di sottofondo: oltre tutti i casini personali, arriva Coviddi.
E cambiano i programmi, non solo i miei, o quelli degli amici, anche quelli di tutti i fan che i biglietti li avevano gia’ da un po’.
Io: “fortuna che non l’ho comprato”.

Tempo: attuale – Luglio 2021
Luogo: camera mia
Interferenza news Google “Alla luce delle vigenti disposizioni ministeriali, è stato comunicato che il concerto previsto inizialmente il 5 settembre 2020 e poi il 17 luglio 2021, è posticipato al 18 giugno 2022″
Me Stessa: “wow…. rifarci un pensierino?”
Io: “Aspetta, io che ho da fare il 18 Giugno 2022?”
Chiedo alla mia sfera di cristallo, ma non lo sa.
Chiedo alla mia me stessa invecchiata di quasi un anno, ma non c’e’ rete per raggiungerla.

Posso decidere il mio destino per il terzo sabato di Giugno 2022 alle ore 21? Lo posso fare gia’ da ora? Forse no.
Dunque Io e Me Stessa continuiamo a dialogare cosi’:
Legenda (per farla breve): Io (I) ; Me Stessa (MS)

1.
MS: Ricapitoliamo…. hai mai visto un concerto all’Olimpico?
I: MAI. Pero’ ne ho visti tanti a S.Siro
MS: immagino che non sia la stessa cosa?
I: “Luci a San Siro di quella sera, che c’e’ di strano siamo stati tutti li'”
MS: ma Roberto non partecipa, e comunque “Quanto sei bella Roma, quann’e’ sera”

2.
MS: Hai mai visto Francesco o Antonello suonare dal vivo?
I: MAI.
MS: Cazzo, pero’ hai visto Ligabue diecimila volte e hai pure persino visto Vasco. VERGOGNATI!
Almeno una volta, li devi vedere, che stanno pure diventando anzianotti….
I: Ehm, non ho scuse…
MS: La vecchiaia ti rende saggia.
I: Tirarsi la zappa sui piedi.

3.
MS: Dico, Francesco e Antonello, e per giunta a casa loro!!!!
I: … ma se canto con l’accento sbagliato li’ mi menano tutti.
MS: Te menerebbero, forse, se fossi sola, ma dato che al concerto ci vai in gruppo, forse, nel gruppo, potresti anche camuffarciti. Ci sono sicuro almeno 72,000 persone (“e lo stadio era pienoooooo”), una non fa la differenza. Manco se parla male.
I: “Partirono insieme, destinazione San Siro e tutto quello che avevano in tasca, un indirizzo sicuro” cosi’ cantava Antonello, magari cambiano location per me?
MS: … vedi punto 1/2/3 – fa la differenza
I: Amo’ ….
MS: Non si dice amo’, si dice eddaje.
I: Ehm… No, vedi, non sono io, siete voi, sono LORO che non sanno parlare, mettiamo i puntini sulle e.
MS: Loro, a chi ti riferisci?
I: Loro, gli amici, e persino i cantautori.
MS: Brava. Ti propongo uno striscione “Io parlo giusto, ma voi cantate meglio, per onorarvi vi ho portato in dono due brioches”. Una roba cosi’. Agli amici porta un po’ di polenta fritta a mo’ di panino, saranno lieti della tua cordialità esotica …. che se gli porti dei cornetti dicendogli ‘vi ho pure comprato delle brioches, nel caso aveste fame, sticazzi’ rischi di finire a dormire lungo il Tevere, e all’Olimpico di arrivarci sulla schiena di una pantegana. Un concerto davvero indimenticabile, non trovi?
I: Ma…. ma se cantassi sottovoce?
MS: Se non cantassi e basta?
I: Non vado a un concerto per stare in silenzio.
MS: A pensarci sei talmente stonata che basterebbe quello a distrarre dalla dizione.
I: “e la chitarra veramente la suonavi molto male, pero’ quando cantavi sembrava carnevale”.
MS: la VIP spiritosa dei testi, non mentire, non solo non sai suonare, davvero nemmeno intonare sai.
I: “e quando penso che sia finita, e’ proprio allora che comincia la salita”.
MS: non hai speranze.
I: “tu non credere, se qualcuno ti dira’ che non sono piu’ l(a) stess(a) ormai”.
MS: Taci e vai a nanna che sei stanca e diventi insopportabile.
I: “Buonanotte, buonanotte Fiorellino”.

Crash Capabum Crac, macumbe al laptop che si sta per rompere da solo.
Poi silenzio, e una vocina che torna:

MS: Comunque, si diceva, … cosa hai da fare sabato 22 Giugno alle ore 21?
I: per ora nulla
Interferenza Whatsapp: “Vieni?”
I: compriamo il biglietto? MS: compriamo il biglietto!
MS: per una volta siamo d’accordo? I: per una volta lo siamo!

Forse.
To Be Continued…
A Giugno 2022.

Senza una donna

She’s not the kind of girl
you hear about
She’ll never want another
she’s never be without
She’ll give you all the signs
She’ll tell you everything
Then turned around
and walk away
(Hollow Years – D.T.)

Niente questa mi piaceva molto e la commentero’ molto poco.

Un brindisi a tutte le scalciate.

Le scalciate a quelli che:
– non sappiamo cosa siamo
– siamounacosatalmentemeravigliosa-che-pero’
– non e’ possibile rimanere perche’ non e’ colpa nostra ma loro, che devono ricucire tutte le loro psicosi prima di potere stare con qualcuno, ma intanto
– non e’ possibile rimanere come vorremmo noi, ma se non rimaniamo come vogliono loro stai certa che ti seguiranno fino nell’Ade per averti per sempre senza mai che siano ‘tuoi’
– ci hanno fatto almeno una volta credere al ‘finche’ morte non ci separi’. Scalciate che abbiamo dato, o forse non abbiamo dato abbastanza.

Che alla fine, amici maschietti, noi ci stufiamo.
Mentre voi siete degli adorabili esseri unici che non vi siete accorti di nulla.
Tutta l’erba un fascio, ovvio, va qui perdonata e omettendo nomi e cognomi.
Che se li facessimo ne uscirebbe un “ah ma sarei io?”.

Alla fine, penso, “uomo avvisato, mezzo salvato” verra’ pure da qualcosa….

Nulla si crea, nulla si distrugge

quando il cuore senza un pezzo,
il suo ritmo prenderà
quando sposti appena il piede,
li’ il tuo tempo crescera’
sopra il giorno di dolore
che uno ha
(L.L.)

E per sempre una canzone, che ci hai dedicato
e che dopo mi ha fatto piangere a catinelle persino a un metro di distanza da Luciano (avra’micapensatofossiemozionataperlui).
“Sara’ difficile dire tanti auguri a te, a ogni compleanno”

Mai prendersi troppo sul serio.
Ma ogni tanto capita che.

Oggi e’ il 29 Luglio, ‘sarebbe stato’ il 64esimo compleanno di mamma.
Io non e’ che non lo sappia, ma leggerlo in un gruppo whatsapp mi fa un certo effetto.
Perche’ in un certo senso ho cancellato queste date, quella, e quella di quel giorno di Agosto in cui.

Perche’ quattro anni fa, i suoi sessant’anni, li abbiamo passati in una stanza.
Davanti alle mie (nostre) montagne, e al mio (nostro) lago.
Con lei che pochi giorni prima mi dice “finalmente sei arrivata”.

Le abbiamo preparato un bigliettino, e regalato delle scarpe, che lei voleva.
Voleva uscire, a mangiare una pizza, e un gelato, diceva.
Il bigliettino l’ho scritto io, l’ho ancora io e tenerlo fa le mani fa male. Perche’ mentre lo scrivevo, sentivo, e mentre sentivo mentivo a me stessa e agli altri. Magari le scarpe le mettera’ davvero per uscire con noi / quelle scarpe non le mettera’ mai. Quelle scarpe le ha messe, non come ce lo immaginavamo.

Perdere una persona di colpo, in dieci giorni di calendario, e’ di uno strazio immenso.
Forse meno di vedere uno strazio infinito di chi sta male e resta, forse.
Tutto va bene, e poi patapum. Un giorno sei al cinema con tuo figlio, e ti arriva un messaggio da tuo padre. Molli il figlio mentre hai pianto per tutto il cartone, incontri un’amica, piangi, dici ‘io parto subito’.
E’ uno strazio inspiegabile. Non che uno sia mai pronto, ma così proprio non hai nemmeno il tempo di pensare a prepararti.

Cosi’ ti ritrovi nello Stivale, a casa, come lei che a casa non e’. La casa diventa quasi l’ospedale. L’ospedale diventa tutto. E tu diventi non so che. Un triste, coraggioso, stanco, sfiancato, pezzo d’anima che con le altre anime attorno cerca di andare avanti, come puo’.

LI’ nel ‘come puo” ho incontrato due anime, che mi hanno dato più forza di quanto io mi sarei mai potuta aspettare. Persone, non solo ‘dottori’, perché anche se era ‘il loro lavoro’ e’ questo che ha fatto la differenza.
P e A.

C’e’ stato un momento in cui papà (perche’ ognuno, ricordiamocelo, cerca di andare avanti come puo’) diceva che le cose ancora non erano chiare e “di aspettare”. La mia famiglia allora era (quasi) tutta li, QUASI.
Non si sapeva cos’era, non si sapeva com’era, non si sapeva nulla. Forse lui non voleva ammettersi che sarebbe potuto DAVVERO starci anche il peggio… perche’ comunque sapevamo che nessuna possibilità era da escludere.
Allora un giorno, mi sono fiondata da sola nell’ufficio di P.
Tremante, in una specie di preghiera tutta mia:
“Mi dica la verità, ma se lei avesse un figlio e un marito a duemila chilometri di distanza, non li farebbe venire?”.
Lui mi ha guardata e mi ha detto una cosa tipo “Li farei venire subito”.
E li mi ha salvata. Nessuno sapeva davvero, ancora nulla. Ma e’ stato come sentirsi dire ‘potrebbe succedere, pure domani’.
E sentirmelo dire , mi ha salvata.

E poi c’era A., giovane, alle prime esperienze, che a volte mi sembrava spaesato tanto quanto noi per tutto quello che succedeva e nemmeno gli esperti riuscivano a spiegarsi. Un angelo. Per me che agli angeli non credo.

P., A. e il mio motto “nulla si crea, nulla si distrugge” hanno fatto per me di quel posto un non luogo che mi ha segnata in un modo strano per sempre.
C’era un diario, in sala d’attesa per la rianimazione, in cui i famigliari scrivevano i propri pensieri.
Io sono riuscita a scrivere solo quello:
Nulla si crea, nulla si distrugge.
Sapevo di crederci, l’ho sempre pensato, ma quando la linea sulla macchinetta che le stava accanto è passata da tanti triangoli a una piatta retta, ho capito che doveva essere proprio assolutamente VERO. Ed e’ stato piu’ facile lasciare andare.

A P. ho scritto prima, per dirgli che mai troverò veramente le parole giuste per dirgli Grazie.
Di A. non ho il numero, ma spero che ogni tanto quello che ho cercato di dirgli con quell’abbraccio quando lei se ne e’ andata gli possa arrivare.

E allora non voglio davvero ‘festeggiarne 64′, perche’ potrebbero e sono 64, come 4, come 600.
E io di parole non ne ho, ma qualcuno l’ha raccontata per me perfettamente. Cosi’ mi sento.

https://www.wimp.com/a-filmmakers-tribute-to-his-beloved-father-proves-that-our-loved-ones-are-never-truly-gone/

Il braccio

E nulla, mi ‘duole’ il braccio, perdonatemi.
Seconda dose fatta, in attesa del Green Pass.
Piu’ o meno ubriaca da venerdi’.
Tornero’ in forma prima o poi… tornero’ a scrivere.

Intanto attendo le vacanze, che quest’anno sembrano tantissime solo perche’ di ‘vere’ e lunghe non ne ho fatte.
E perche’ quelle passate sono stati weekend qua e la, e tutte ‘staycation’. Ma tutto cio’ ha avuto il suo perche’.

Tra poco ci sono gli amici,
e dopodiche’ le amiche mamme, che mentre mi propinano alcolici in lattina all’ora di cena ma senza cena (paese che vai) pianificano un weekend di autunno senza prole o uomini all’insegna del relax (e ovviamente del drink) ….

Insomma io lavoro per due cose, una che non vorrei, che mi fa seriamente incazzare etc etc e che finisce che dopo cancello tutti i post: e’ pagare l’affitto. A questa ho solo due soluzioni: quando vivi in un paese dove l’housing e’ uno tra i problemi sociali numero uno, o EMIGRI, o compri casa. Che un mutuo e’ decisamente piu’ cheap. Se te lo danno. Se trovi una casa che non costi un rene etc etc.

L’altra e’ che mangio, mi vesto, non faccio uscitone, non m’imbriaco tutte le sere, ma porto il mio figliolo in vacanza, creo memories e mi concedo delle pause anche io. Perche’ non sono le cose, ma le esperienze che contano. E dunque, sono fiera dei mie weekend in tenda, e della mia Punto scassina fuori.
Ecco.

So call me maybe

Alzi la mano chi non ci e’ passato.
Quelli che visualizzano e non rispondono.
Quelli che rispondono dopo mesi. “Scusa, ero caduto nel buco dell’ozono”.
Quelli di cui cancelliamo il numero.
Poi pero’ , casualmente , non l’abbiamo davvero perso.
Peccato era nel nostro diario. O magari lo sapevamo gia’ a memoria.

Quelli che, invece che buttare cotanto tempo nel cesso, nella tazza dovremmo lanciarci il cellulare direttamente.
Cosi’ , e solo cosi, non gli potremmo scrivere.
O ancora peggio chiamarli.

Quelli che spariscono- all’improvviso, senza segnali premonitori, non si sa perche’, non si fan piu’ trovare.
Tu controlli gli accessi online. E sai che sono online, ma non ti rispondono. “Sara’ impegnato, sara’ successo qualcosa di grave alla madre, o alla sorella”.
Alla fine togli le spunte blu, e l’orario di accesso.
Ma non era abbastanza bella la vita pre-telefonini?
Gli guardi lo status.
Ti dai un calcio negli stinchi.
Cerchi un martello con cui pestare le tue stesse dita.
Ma poi un “ciao, come va + faccina” che male fa?

Quelli che spariscono se ci sei.
Ma appena sparisci tu si sincerano che tu stia abbastanza (male) da non averli scordati.
Quelli dei giochetti. Terribili giochetti.
Quelli che hanno fatto la fortuna di qualunque essere umano che si sia trovato a scrivere il bon-ton delle conversazioni online.

Marco se n’e’ andato e non ritorna piu’, cantava una giovane Laura dei miei giovani anni.
Laura non c’e’, e’ andata via cantava un Nek dei miei giovani anni.
You have my number, so call me maybe.
And it’s you when I don’t pick up the phone.
Se telefonando io, potessi dirti addio…

Eccetera eccetera.

Per citare un mio vecchio amico “canzoni che sanno chi sei molto meglio di te”.

E pace.
Tu, pero’, non scrivergli.


Baby it’s hot outside


Temperature da record – continuano.
E quando si dice RECORD, sappiate che siamo a una settimana intera tra i mid / high twenties average.
E’ incredibile, e’ estate per l’isola.
Bevete, riparatevi dai raggi ultravioletti, ci dicono.
E oggi l’ultima, retromarcia, scusate, potreste bere un po’ di meno?
Stiamo finendo l’acqua. E: magari bevete anche di meno.
Se innaffiate il giardino, mettete ‘la doccia’ sopra la canna, e usate i secchi e non la canna per lavare le macchine. Oh ma sti ossessionati di quattroruote?!? Per colpa loro non posso piu’ nemmeno nuotare nel mio giardino.
Si, perche’ l’ultima testata di stasera ci avverte:

please don’t use paddling pools


Paddlin’pool – avete presente? Le piscinette, sapete quelle di gomma che al massimo ci infilate i piedi?
Paddling lo puo’ fare davvero solo un nanetto umano in certe, pero’ rinfrescano.
Quelle blu, con i bordi a anello – che puntualmente si bucano – e ad ogni miracolo le (poche) volte che il termometro arriva sopra i 18, e c’e’ pure il sole io ci ricasco….
Che ‘se ci fosse il clima’, comprerei una piscina ‘seria’ – ma per tre giorni all’anno non ne vale la pena, mi dico.
Solo che st’anno i giorni sono pure diventati sette. E mio figlio comincia davvero a essere troppo grande per una pozzanghera.
E’ ora di pensare out of the box. Ne potrei comprare una decente e per il resto dell’anno (anni) metterci dei pesciolini per decorare il giardino. Chissa’ che ne direbbe il gatto.

Fa caldo, non piove, l’acqua sta finendo. A 25 gradi, esatto.
Non c’e’ acqua ma c’e’ il gelato.
E ci fosse stato anche Luca, mi avrebbe sicuramente rubato una fragola.

20 Luglio

Oggi e’ un anno che vivo da sola.
E nemmeno mi sono comprata una torta.
E fa troppo caldo per cucinarla.

La prossima occasione eleggibile per una torta capita tra poco piu’ di un mese, per il mio compleanno.
In questo momento pero’ mi sto chiedendo se non si possono spegnere le candeline sugli arrosticini.
Troppo sottili? Incendierei lo stecchino? Si offenderebbero le pecore?
Sapete che sono una golosa ormai, e trovo interessante l’idea di fare un compleanno mangereccio a base di pietanze locali, a 1400 metri, in un vecchio borgo dove loro sono di casa…
Poi certo, se oltre agli arrosticini ci fosse persino il dessert, anche se non prettamente locale, voglio dire, conoscete i vostri polli. Un tiramisu’ puo’ andare. (Hint hint).

L’occasione dopo e’ la torta per il divorce party, a cui onestamente non avevo pensato (alla torta, non al party).
Occhiello del party sara’ un fantoccio vestito dal mio abito da sposa, di cui faremo un falo’. Tipo fantoccio di Florence che si brucia ad Halloween a Youghal prima di spedirlo in mare sulla barchetta.
La trovo un’idea molto romantica, e anche molto poco pratica e intelligente. Come bruciare soldi. Letteralmente. Fossi miliardaria pero’ credo lo farei.
Al resto dei dettagli ancora non ho pensato, tanto ho ancora un po’ di tempo, vi faro’ sapere.

Oggi e’ un anno dalla rinascita.
Happy Birthday to me.
Allerta per troppo caldo e manco un gelato nel freezer.
Perche’ non ascolto mai le amiche quando mi dicono di fare scorte segrete (se no il piccolo ruba) di dolci?

Domani vado a fare razzia al super…