Mi ami? Ma quanto mi ami? Ma quanto mi costi…

L’amore ai tempi del telefono fisso.

Millenials: googlate 'spot Sip'. Riderete. Forse. 
Forse penserete eravamo degli alieni. A voi.

ATL* mi ha fatto ricordare di quanto sia per noi tutti ora normale essere supportati dalla tecnologia.
Ma non era troppo tempo fa quando l’amore erano immense telefonate dal telefono grigio della Sip con i bottoni rotondi.

Attraverso alcuni step:
1 recuperare il numero
2 recuperare il fiato
3 passare l’approvazione o non approvazione del clan
4 parlarci

Lo stalker si faceva attraverso la guida di tremila pagine che veniva recapitata a casa ogni anno (alla faccia del GDPR… ora sarebbero tutti in prigione).

Bastava sapere in che paese abitava lui, e come si chiamava il padre – allora era fatta.
Bastava che il padre non avesse omonimi in paese. Altrimenti era necessario sapere pure la via (almeno) se ti andava bene, e il numero civico se l’investigation richiedeva più sforzo.
Bastava che abitasse in provincia tua. Vi diciamo da millenni mogli e buoi. Ascoltate…
Quando eri senza indirizzo ma con tanta tenacia, due le opzioni:
1. chiedere (al malcapitato, o in versione soft a un amico) per i più forti di cuore
2. inseguirlo in macchina il sabato sera usciti dal locale con carta e penna in mano. E annotare i dettagli.

Poi chiamavi e mettevi giu’ e ti gasavi con le amiche perché avevi almeno ri-sentito la sua voce. E sapevi che dalle 6 alle 7 di ogni giovedì lui era a casa. Non roba da poco, sto telefono fisso. Per rispondere doveva essere domiciliato. Potevi iniziare a studiare le routines.

Se poi la cosa progrediva, allora dopo il jackpot, era tempo di appuntamenti alla cornetta. E cominciavano le infallibili tattiche evitasgamo.

“Meglio se mi chiami tra le 8 e le 9, quando mio padre guarda il tg che non se ne accorge”.
Ma alle 8 era il fratello maggiore al telefono con la fidanzata, e dunque saltavano i piani.

Tentava alle 7, ora di cena.
E per fortuna non c’erano ancora neppure i display.
Mamma: “Ma chi e’ sto deficiente che chiama quando la gente e’ a tavola? Lasciate suonare.”

Tentava alle 6. Ma tua sorella stava facendo una ricerca in internet. E ve lo ricordate, dico, quando internet occupava il telefono? Ecco.

Tentava il giorno dopo, alle 4, usciti da scuola.
Peccato che mamma a quell’ora era appena tornata a casa dalla spesa.
Allora al primo drin ti dovevi fiondare sul telefono prima che ci arrivasse lei … Altrimenti iniziavano gli interrogatori.
E se non c’erano interrogatori, c’erano spionaggi segreti. Da dietro la porta. O dal telefono numero due da cui bastava alzare una cornetta per ascoltare TUTTE le conversazioni.

E se non c’erano mamme c’erano i baby brothersegretari.
C’e’ Gringri” e’ una frase che a casa mia ha fatto la storia. Per fortuna Gringri e’ la mia amica di sempre. Quindi quando lui urlava a tutto il palazzo che lei mi cercava, mamma si allarmava al primo drin, ma poi si consolava non fosse un maschio.
Quando erano maschi gli mettevo un cartone per distrarlo, o una bavaglia al cianuro.
Dipende da quanto la conversazione poteva essere hot o privata. E’ cresciuto sano, molto sano, non vi preoccupate.

E quando toccava te a chiamare? Con la voce tremante, le gambe impazzite, scommettendo se avrebbe risposto la madre, il cane o la colf.
E invece era la nonna che era un po’ sorda “ma tu chi sei? Scusa, chi sei? Ripeti per favore”.

L’alternativa pivacy-romantica erano gettoni e cabine in mezzo a strada. Se ve le ricordate. Quelle arancioni. A Pomeo. C’era una volta.

Vecchi tempi, da galateo puro.
C’erano i muretti e i bar dove ci si trovava. E la precisione.
Che oggi con il telefonino in mano e’ un optional (sono in ritardo / possiamo cambiare posto? / mi si e’ bucata la gomma passi te? / il gatto ha deciso che si sposa e non posso mancare. Proprio oggi.)
Non c’erano email, video-calls, whatsapp etc etc.

C’erano carta e penna e francobolli. E le insane attese.

C’era la romanticheria. Pure coi primi telefonini, se uno ti chiamava o ti mandava messaggi sapevi che ci teneva. Consumava credito. E quando non poteva consumare credito e ti pensava ti faceva ‘lo squillo’.

Ora e’ tutto ‘gratis’.
Quanta gente, quanta, non vi chiamerebbe se non ci fossero zoom o whatsapp?
Quanti messaggi e offerte di puntelli e flirts vi sareste perse?
Il fatto è che il pool dei pretendenti allora un po’ si scremava da solo.
A meno che non foste in un giro di ricconi e figli di papà. Quelli ci provavano con tutti, regardless.
Ma io abitavo tra gente che “appena posso ricarico la sim”. Ed era bello sapere che con appena posso arrivavi tu.
Tranne in una stagione all’anno. A Natale. Con la Xmas card. Allora iniziavano i cani e porci.
Allora improvvisamente si ricordava di te l’ex, trovavi cugini di grado quattro,
il vicino di casa ti scriveva che eri gnocca, anche se non lo pensava.
Perché non si butta via niente.
Nemmeno il messaggio 999/1000 che ho pagato con le mie diecimila lire (LIRE ragazzi!!) e che non voglio assolutamente regalare a Vodafone (ogni tanto c’è da ammirare i Brianzoli per la loro tenacità).

E invece oggi… non c’e’ piu’ da sbattersi. E’ la fiera del tutto semplice.
Presunti spasimanti che ti cercano solo quando sono annoiati, dopo avere fatto il giro intero della rubrica con emoji. Perché ragazzi, pure la fatica di scrivere, costa.
Altrettanti ammiratori che fanno improvvisamente gli auguri di compleanno. Si sono ricordati? No, ovvio, gliel’ha ricordato FacciaLibro. Tanto un messaggio non costa nulla. Un mazzo di fiori si.
Poesie girate e rigirate. Chissà se pensava a me o era ubriaco.
Foto indecenti. Era meglio quando pure per le foto dovevi pagare per sviluppare un rullino da 36. Ora siete tutti megalomani dilettanti. Capite di nuovo che ho contro Postaltinder.

E infine:
Il gatto che mi scrive “torno alle 6.”
“No alle 7.”
“Ma forse non torno. Ci vediamo domani?”

E ci sono io.
Che sono qua ad ammettere pure che la tecnologia ha nettamente accorciato le distanze della mia vita da emigrata. Ed è davvero più facile ‘sentirsi vicini’.
Ma anche IO.
Che domani adotto un piccione viaggiatore. E poi vediamo chi.
Se non fossimo in lockdown potrebbe pure funzionare.




*Amore ai tempi del lockdown

Sleep tight

Poiché è risaputo che io sono l’unica strana essere umana che non sarebbe in grado di addormentarsi con la luce accesa….
Risaputo da tutti quelli che mi conoscono, ma non dagli spasimanti che dicono di volere essere liberi come l’aria e poi fanno regali da “quella è la cella, domani butto via la chiave”.
Che si possa star bene anche da soli per certa gente rimane davvero incomprensibile.

Non dormo con la luce accesa. Figuriamoci con una luce addosso…
Ma perdoniamolo, si sa che io vanvero … Dunque, perché darmi retta sul serio?

C’ho messo il gatto sopra.
E sono andata per i fatti miei.

La potenza di credersi unici in fase ATL.
Anche Tu Lesso.

Parla la gente purtroppo, parla

Sono fuori di testa - ma diversa da loro (pe n’accento)

E I Romanti(ni)steriosi (in sto caso piccoli Romani istero pericolosi) portano il nostro Bel Paese in testa alle news locali.
Tra pargoli di discendenza immigrata che pero’ non scordano il proprio albero genealogico e che li celebrano a 2000km da casa loro, a modo loro.
Piccole donne crescono, già ballerine provette, improvvisamente sognano di diventare groupies.
E, piccoli ometti in erba, tentano a modo loro di divenire figaccioni rocker mentre urlano con una chitarra immaginaria e tanto di banana in mano. Da qualche parte dovranno pure iniziare. Iniziano così:

“Sono FIORI di testa” (o fiori di zucca?). La lezione di U un altro giorno.

Perché qui, che arrivino sti 4 dopo avere avuto almeno dieci anni di celebrita’ per via del Bunga Bunga (storia che ancora dura. Essere zimbelli famosi. Per le donnacce del burlone.), ci esalta.
Oggi grande festa.

La matita ci piace, i capelli ci piacciono. Il look sto valutando, ma sicuramente meglio dei pjs al supermercato.
La storia della cocaina? Ce la porteremo avanti per un po’.
Se non sono mistress, qualche altro gossip per arrivare in testa ai giornali ce lo si doveva regalare. Perche’

Parla, la gente purtoppo
Parla, non sa di che cazzo
Parla


Voi pero’ non fate parlare me troppo di loro, che quando ho sbirciato le date di nascita: 1999, 2000, 2000, 2001 mi e’ venuto un coccolone.
“Non si può trovare un negozio di antiquariato in Via Del Corso” diceva un biondino dei tempi miei.
Rendeteve conto. Mentre questi erano praticamente in fasce Niccolo’ aveva gia’ predetto il futuro dei suoi giovani concittadini. Meglio di Nostradamus.
Cazzo. Sono davvero una donna di mezza eta’ come mi ricorda sempre qualcuno. Perche’ io quando questa canzone usciva, gia’ avevo la loro eta’. (Ri)cazzo.
Talmente una donna di mezza eta’ che quando ho visto le foto stamattina ho pure pensato ‘queste facce mi ricordano per qualche motivo i BluVertigo’. Reperti storici, per voi Millenials.

E non fate parlare me per loro
.
Che mo’, ok, abbasta, e prima Virgi, e Niccolo’, e poi Aurelia’, e ora questi? Facciamo che nella mia testa zitti e boni se ne stanno davvero. Perché me pagate voi per tentar un altro dialogo stile Capitolino (capitoliamo eccome capitoliamo)? E soprattutto chi lo paga il capo del redattore che se la ghigna sotto i baffi?
Non ha piu’ vent’anni nemmeno lui, invidia l’energia di questi ma intanto sa’ a chi far mettere i puntini sulle r. Sa’. Ce tiene. E’ (rigorosamente con accento da apostrofo sbagliata, daje) il suo mestiere. È che ora è no sfottio in amicizia, tra n po’ si renderà conto che potrebbe arricchirsine e finirà per chiedermi il conto. In natura.
Evvabbe’ che siamo single in lockdesperadown e che prima o poi finalmente, finira’ sta prigionia.
Vabbe’ che usciremo i vestiti,
le mini,
i segreti di Vittoria,
le scollature (non io, of course)
noi stesse,
e tutto sembrerà lecito.
Ma magari non ancora proprio tutto.

Il prossimo, fatemi un favore, un vippe che ciciara in Lu’mbard. Potrebbe salvarmi la vita.

Sapete che vi dico? Tra qualche giorno inizia la mia settimana senza il boss, e allora potrò pensare un po’ meno ai bambini (non solo il mio, ma anche questi, ragazzi, che teoricamente avrebbero potuto esser figli miei, partorendo supergiovane…) e ritornare a focalizzarmi sui brizzolati.

E c’è un qualcosa di confortante nel rientrare nella fascia d’età perfetta per potere avere sia un toyboy con poca esperienze ma tanta energia, che un pensionato con tanta esperienza ma che si scola qualche pastiglietta blu, o semplicemente, loro. Gli uomini della nostra generazione. E ci sono perks nell’essere single a inizio anta e sapere che scegliere, puoi, ma non è che devi per forza devi.

Se domani Morgan mi chiama sto giro gli dico di sì.


Fatevi avanti oh pretendenti.

by l’uomo più importante della mia vita, anni 8.

“Mamma, nessun uomo può entrare in casa senza che piaccia PRIMA A ME.
Ti faccio una lista….”

Perche’ io da sola io chissà cosa potrei combinare ….

Sono un po’ suspicios, mi dice.
Non e’ che staro’ frequentando un paio di spasimanti di nascosto da lui?
Sono forse indecisa come quando lui ha baciato quella sotto allo scivolo, e poi l’altra dietro la scuola, e loro alla fine l’hanno scoperto e l’hanno mollato?
Questo e’ successo due anni fa, e lui ancora quando ne parla e’ sinceramente addolorato.
‘Mamma, ma io le amavo tutte e due, davvero’.
(Se non lo amassi cosi’ tanto gli direi che per forza l’hanno beccato, e’ pur sempre un uomo contro due magnifiche …ma ho la responsabilità’ di averlo messo al mondo, devo rimboccarmi le maniche e spiegargli un paio di casette più importanti…)

Pero’, anche, gli concediamo che aveva 6 anni e mezzo e mi concedete di non preoccuparmi troppo? Grazie.

‘Mamma, sta cosa mi puzza comunque…’
Mi dice che sono troppo cool per non farli innamorare tutti, e poi, PERSINO il CCCE ha una fidanzata … (non riferite al padre, semmai).

Indaga indaga, ma non trova mai nulla di soddisfacente. (Sara’ che sono Donna?).

Avanti miei prodi, quello che piace a me lo scoprirete solo se passerete il suo test.
Se pensate di iniziare con una buona cena (a base di Nutella), potreste far contenti entrambi.
Se portate un dolcetto alla maria, magari non ditegli che e’ uno stupefacente. A chimica non e’ ancora arrivato.
Se fumate tabacco, sappiatelo, quella sostanza rientra nel punto uno per importanza (anche se non l’ha specificato).

Lasciate ogni speranza voi che entrate.
Tranne se avete un cane.
Da un paio di mesi il boss ha cambiato idea, anzi, ne vorrebbe uno.
Potrebbe essere un modo per conquistarlo.

Ma poi avreste tutte le ire, e gli artigli, del Gatto.
Valutate voi.


Le donne dei CCCE*.

*per chi non si ricorda, o che arriva ora, “Coniuge Che Chiamiamo Ex”

Uomini, se non ci fossero bisognerebbe inventarli, si diceva.
Sesso, senza di esso molte di noi non saprebbero proprio barcamenarcisi.
Ancora non trovo il genere mio abbastanza attraente da farne a meno. Magari mi eviterei tanti problemi. Magari scoprirei tanti mondi a me ignoti. Per ora, comunque, resto della mia idea.
Anche se, le donne, se non ci fossero loro, non ci sarebbe il mondo.

Quando incontrate uomo nella vostra vita, pensateci su. Che siate uomini o donne, pensateci.
Potete cosi’ chiedervi “viene prima l’uovo o la gallina?”.
Oppure, “vengono prima i semini o l’uovo”?
(Scusate, da ste parti stiamo in fase di “educazione sessuale” scolastica.)

Vengono prima i semini o l’uovo?
Mi direte che senza di quel piccolino sportivo per eccellenza, che corre corre corre e vince su tutti gli altri che a un certo punto si stancano e gli dicono ‘va be, vai avanti tu, tanto noi moriremo tutti’ un uovo non farebbe nulla.

Eppure non è del tutto così.
Fa’ una cosa, per gran parte della vita di moltissime donne, una volta ogni mese: arriva a rompere.
Ovvero: ci rende isteriche, ci fa avere caldo quando fa freddo, freddo quando fa caldo, ci da’ enormi fitte alla pancia.
Ma anche: ci da’ diritto a piagnucolii insensati, colazioni portate a letto, coccole elargite a iosa e dosi extralarge di cioccolata. Ed e’ un’ottima scusa per dire di NO, basta moltoooo poco con gli schizzinosi e risulta comunque piu’ efficace di un mal di testa con tutti gli altri. Non sottovalutiamo.
Poi, invece, le volte che decide di non restare solo o fa il miracolo (un’altra donna tra noi, evviva), o fa il danno (un altro e basta.)

Quando incontrate un deficiente nella vostra vita, o il vostro Prince Charming,
o vostro padre, zio, il vostro migliore amico….
Fossero, donne, anche Orlando, Renga, Aureliano, pensateci su.
Chi li ha portati in questo mondo, e’ comunque una. Di noi.
Non e’ un compito facile avere cotanta responsabilità.

Riflettevo dunque, su donne e responsabilità, e su quale siano quelle di una donna di un CCCE.
Donne, pensiamoci. La donna del vostro CCCE e’:
a) Colei che ve lo ha portato via?
Ovviamente e’ stata lei a fare tutto, essendo Donnastuta (senza tuta ma col vestitino sexy. Non come noi CCCE.). Si noti: il deficiente le e’ solo andato a dietro con l’unico neurone che aveva. Poiché’ era una testa di. Finale? E’ grazie a loro che ve ne siete liberati. Applauditela.
b) Quella che l’ha consolato non appena trapelava la possibilità’ che vi mollaste. Faro’ pure di tutta l’erba un fascio, ma inizio a credere che ‘gli uomini non sanno stare da soli’ non sia tanto una frase fatta. Non attorno a me, almeno. Ho infinita’ di esempi.
Ma perche’ biasimarli? Chi non vorrebbe mai avere accanto una grande Donna?
E’ che le donne sono un po’ crocerossine, un po’ sognatrici. Non smettono di sperare un giorno di trovare un grande uomo… e si impietosiscono, e ci cascano. Ritenta sarai piu’ fortunata. Ritenta.
c) Colei che era la sua CCCE prima di voi, ma la loro storia non e’ mai finita?
Non so che dire, uno che fa la collezione di CCCE e’ forse meglio perderlo che trovarlo? A meno che non vogliate entrare nei Guinness dei primati…

Oppure

d) Quella che passava di li’, per caso.
Mentre il vostro CCCE spergiurava agli amici che di donne non ne voleva più sapere (l’eccezione che conferma la regola, vi faremo una statua). Ma e’ capitato.

Non importa come sia successo, oggi e’ lei che sta col vostro CCCE. Peggio per lei, direte. Sfigata.
Un po’ ne rimanete comunque curiose, un po’ ve ne impietosite, forse ne siete anche, nonostante tutto, un po’ gelose.
E non dovete per forza averci a che fare.
Ma se avete dato alla luce i (vostri) figli del suo fidanzato/compagno/partner/deficiente probabilmente, in quei casi, per vie piu’ o meno indirette ne potreste venire a conoscenza. E ci dovrete, piu’ o meno, venire a che fare.

Lei e’ quella che:
1. Lascia romantiche impronte di rossetti sugli specchi: sta ancora alla fase tutto arrosto e niente fumo. Beata.
2. Lascia cornici piene di foto in cui sorride accanto al CCCE. Guardando in camera mentre il CCCE le schiocca un bacio sulla guancia. Come in tutte le foto con le sue ex, sorelle, amiche, donne. Auguri. Che vada a farsi una ricerca.
3. Non volevi vedere finche non te l’avessero presentata, ma Faccialibro e’ arrivato prima. Cosi’ hai imprecato quando hai ricevuto uno screenshot su whatsapp con la sua foto “te la giro, perche’ so che tu Faccialibro non lo usi”. Grazie Mark. Per avere comunque sempre tanti fan. Che non capiscono la scelta di abbandonarti.
3. Si è presentata alle feste degli amici della (sua) tua prole mentre la prole non toccava a te. Hai saputo della sua esistenza dalle mamme della scuola che
“abbiamo visto lui con la sua compagna, la dentista”
Silenzio
“oooppsss, che non lo sapevi?”
Sei rimasta allibita, poi ti sono girate perche’ hai scoperto che questa e’ diventata il taxi delle tue figlie. Perché il tuo CCCE fa buon viso a cattivo gioco. E’ lei che le scarrozza ovunque. A tua insaputa. Ed e’ talmente ufficiale che gli altri sanno persino che numero di scarpe porta.

Oppure.

Oppure si chiama Scaltra – S.C.Altra – Altra, come l’altra che non lascia mai tracce.
S.C. come sticazzi. StiCazziAltra. E a te lascio l’interpretazione preferita.
Non si presenta a feste della prole, non la vedrai mai in foto. È quella che si diletta a dipingere nudi. Quel quadro che il tuo CCCE ha appeso in camera? Non e’ altro che lei di schiena (dice lui). L’hanno vista pure i tuoi figli. Ma non la riconoscerebbero mai.
Lei è quella che ha i fatti suoi e nessuna intenzione di fare la plateata. Il debutto in società e’ solamente uno scherzo. A te lascia tutto il parentame e le feste comandate ancora assieme.
Non ne sospetteresti MAI.
Senonche’ il tuo CCCE e’ uomo. Non di una rara intelligenza come noi.
Comparisse qualche indizio, sai sicuramente che e’ dovuto alla sua sbadataggine.
Tu, per esempio, della notte tutto arrosto e niente fumo non saprai mai nulla. Perche’ lei non ha lasciato bacini ovunque ne’ ha dimenticato abbigliamento PostalTinder numero 6 nel corridoio senza che lui se ne accorgesse (sarebbe stato probabilmente facile).
Non conosce i tuoi (suoi) figli, dunque non ti arriveranno mai domande aperte tipo ‘perche’, mamma, papa’ ha una fidanzata e tu nessuno?!?’ (vi giuro che capita. Mio figlio mi ha persino fatto una lista di come deve essere il mio prossimo uomo, magari un giorno la postero’).
Ricorda, Il tuo CCCE, e’ un pirluomo.
E da oggi pure il Cretino Che Conoscete Entrambe (avere altro in comune? La prima e l’ultima lettera del nome? Potevate scegliere meglio).
E oggi il brillante l’ha riaccompagnata in stazione, e quando e’ tornato ha lasciato due caschi sul tavolo della cucina accanto a due tazze di caffe’. E tutta la scaltrezza e’ andata a farsi friggere. Nel fritto che lei non sa cucinare (un punto a te, benedetta Donna).
E tu sei Donna, sei intelligente, e ci sei stata assieme abbastanza a lungo per sapere che:
a) non ha nemmeno tre neuroni, figuriamoci se ha due teste;
b) non ha dovuto accompagnare la madre a fare il vaccino. Non c’e’ altra gente che lo tollererebbe cosi presto la mattina. Ne’ doveva portare (suo) tuo figlio a scuola, perche’ il figlio era da te;
d) non ha fatto bisboccia con gli amici, salvandone uno dalla sua CCCE con cui ancora convive..

Ma guarda un po’ il Karma …. ha fatto dimenticare ai tuoi (suoi) figli quella cosa cosi’ importante, a casa sua, proprio oggi. Capitava che passassi da li’.

Cara mia, ti si ammira tanto. Tanto che Scaltra dovrebbe riflettere sul fatto che un motivo se sei una CCCE c’e’, e filare a gambe levate. Ma forse se non avessi lasciato libera l’interpretazione del SC, avresti capito….

Scaltra non vorrebbe nulla da te, o forse, una cosa. Da CCCE a CCCE. Rivedere gli acronimi, che i vostri CCCE diventino CCCEEB (coloro che chiamate ex e basta). Basta na firmetta, ti puoi impegnare anche tu.

E una cosa col tuo nome da levare. Che le cose a tre non l’hanno mai ispirata. È una questione di principio, regole o non regole. Quando sarai la donna di un CCCE, e non solo una CCCE per se’, le darai ragione.

Mi scuso con tutti gli uomini, perche' in realtà io vi adoro. Ma stasera andava cosi'.
E bacio le CCCE che non verranno mai a dirvi in che guaio vi state ficcando. 
Dopotutto, non sono fatti nostri. 


PostalTinder


Parliamo di Tinder.
Questo meraviglioso prodigio a cui la gente moderna si rivolge per cuccare.
Io, scusatemi, saro’ prevenuta, old fashioned, nostalgica ma non ce la posso fare.
Buon per voi se ci avete trovato marito, Mr Grey, un compagno di merende, l’idraulico, un toyboy o tutto quello che cercavate.

IO ribadisco, non fa per me…
Chi come me e’ anzianotto avrà magari avuto madri che ricevevano a casa il catalogo Postalmarket.
Avete presente? No? Peccato, quello mi sembra.

Se non ne avete mai sentito parlare, eccovi qua un paio di esempi del contenuto:


Della serie: I classici gran linea.

A sinistra:

  • Numero 5 – bei pettorali, ok mettiamogli un cuoricino.
  • Numero 6 – A me piacciono quelli col petto villoso, quindi mi spiace, passo.
  • Numero 7 – ? La fantasia erotica che avanza. Sono tarda, perdonatemi, non carpisco. Il prossimo?
  • Numero 8 – lo sportivo. Ci piace, se si e’ fatto’ male vuole dire che si impegna. E che gli piace sudare. Cuoricino.
  • Numero 9 – vedi punto 7 (adesso chiamo zia perche’ pure lei riceveva Postalmarket e mi faccio spiegare…). Prossimo, grazie.
  • Numero 10 -balle che le dimensioni non contano, perche’ se parliamo di lunghezza 19,900 beh pure Moana potrebbe rimanere un po’ sconvolta. Io non so voi, io sono timida, io passo.

A destra:

  • Numero 1, 3, 4, 6, 7, 9. Mi spiace. Ancora attratta da un sesso solo. Percio’ passo (felici saranno i maschietti di ritrovare queste bellezze anni 80. Ringraziatemi.).

Non addoloriamoci donzelle, se nessuno ci aggrada.
Ce la possiamo cavare benissimo da sole. Un dito, un movimento leggero, e via, passa tutto. Semplice, come girare una pagina del catalogo Postalmarket.

Diversamente agli esemplari qua sopra, nel telefonino, gli abitanti di Tinder, si distinguono in due categorie (+ una):
1. Quelli che mettono foto vere. Alcuni tentano selfie con modalità portrait che illumina il viso e rende più giovani. Altri stra-onesti si ritraggono sul divano, birra tv e calzino rotto. Altri usano foto di bambini (altrui) per intenerirti. Poi puntualizzano nel commento che questi sono i nipoti. Altri ancora usano foto di bambini (loro stessi, da piccoli) per farti sciogliere un po’.
2. Quelli che elargiscono fotomontaggi. I palestrati, i fotomodelli, quelli che beneficiano delle luci di display.
3. Quelli che piacciono a me – i ROMANTISTERIOSI. Non i Romani istericimeravigliosi, attenzione, bensi’ i romantici misteriosi. Quelli che mettono la foto del paesaggio. Perche’ bellezza non e’ come sei tu, ma il modo in cui vedi il mondo che ti circonda.

Dovete sapere che chi mi ha introdotta al mondo Tinder e’ N. la mia fedele istruttrice di nuovi media.
Perche’ lei ha un account, io no. Ma non vi nego che ero curiosa e, un giorno, ho chiesto.
Ho chiesto mentre andavamo a fare jogging al parco, che qua e’ l’unico modo legale di vedere qualcuno.
Puoi incontrare qualcuno per esercizio fisico, rigorosamente all’aperto, e devi tenere due metri di distanza.
Dunque, tutto quello che piacerebbe a noi, e’ multabile. Corriamo va.
Io: “Ok, dai…, spiegami come funziona”
N.: ” Dunque, tu scrolli le foto, poi se uno ti piace ci clicchi, altrimenti passi”.
N.: “Per esempio guarda questo…. oh ma non schiacciare davvero che poi se e’ un match scrivono a me…”
Io: “E’ un no”
N: “Swipa… il prossimo?”
Io: “Wow questo ha il profilo col laghetto e la luna che se specchia dentro ar fontanone ME PIACE… romanticoo.”
N: “Ma di lui che mi dici?”
Io: “Di lui non c’e’ neanche una foto, misterioso e intrigante. Lo voglio conoscere!!!!. Dice che fa il cravattaro“. (Ma non le piacciono i Romani isterici n.d.r.).
Lei si ferma, mi guarda addolorata e scuote la testa perché lei sa, io invece sono troppo tonta per capire.
N: “Tu sei pazza, quelli che fanno cosi’ si nascondono solo. Non mettono foto LORO perche’ sono psicopatici, mica perche’ capiscono che l’essenziale e’ invisibile agli occhi e non si vede bene che col cuore, come diresti tu”.
Io: “Ok, allora no, basta Tinderstudio, non mi avranno mai”
N: “Ma dai, piantala, come la vuoi conoscere la gente altrimenti? Gia’ non abbiamo tempo.. .e adesso c’e’ pure il lockdown, almeno quando riaprono tutto tu hai già un puntello…”.
Non le si puo’ dare torto, che pur essendo delle gnocchissime milf lavoriamo full time, teniamo pargoli da accudire, e non abbiamo piu’ vent’anni. Voglio dire, oltre al tempo manca pure la scelta.
il campione medio di uomini liberi e colti che potrebbero innamorarsi di lei e di deficienti che potrebbero impietosirsi di me e’ ristretto. L’amante e’ un lavoro troppo faticoso.
Dunque chi ci rimane? E soprattutto come li adeschi?
Io: “Non possiamo trovarli al parco?”
N: “Hai chiuso con gli Sportivi, ricordi?”

Allora mi convince a tornare al catalogo uomini.
No, no, no … hey, aspetta … guardaaaaa quiiiii….
“davvero ne hai finalmente trovato uno che lo guardi soltanto e ti piace?!? DAVVERO?”

Esulta dalla gioia sicche’ io sono rinomata per avere dei gusti talmente difficili riassunti in: NON TI PIACE MAI NESSUNO.
Riassunto delle amiche:
Andiamo al pub e tu al figone dici ‘meh’, andiamo al mare e tu al bonazzo dici ‘mh’.
Andiamo al cinema a vedere 365 days con tutto il pubblico che vorrebbe essere la protagonista per avere lui addosso ogni secondo, e tu lui nemmeno lo vedi. Sotto la doccia nudo per ore e il tuo primo commento e’ “ma che belle piastrelle”. NCSS. Non ci sono speranze.

Pero’ capitemi, NON E’ VERO che non mi piace mai nessuno. E’ solo che non ce la faccio a decidere che ‘mi piace’ uno esclusivamente da come apparirebbe in foto.
Chi mi conosce sgancerà la bomba Renga. E’ vero, lo ammetto, credo abbia i ricci e il sorriso piu’ bello del mondo. Perfino di Orlando.
Ma come faccio a decidere che mi posso innamorare di uno, così, solo perche’ ha dei boccoli color corvino?
Ok, non ti devi innamorare mi direte, puoi anche solo farci cose…
Ma no, non posso…..



E che gli dico?
Guardi non posso
Io quando ho amato ho amato dentro agli occhi suoi
magari anche, tra le sue gambe
ma

R.V.


Vi giuro che non ve lo sto dicendo perche’ siamo in lockdown. O perche’ sono single.
Credo davvero che, come gli uomini, se non ci fosse, il sesso bisognerebbe inventarlo.
Rimane per me tra le cose piu’ belle che degli esseri umani possano fare assieme.
Ma io preferisco sempre sia ammmorree, anche di un istante, perche’ per me non si riduce tutto a meccanica. Non e’ una posa di yoga.
Io non ce la faccio a fare il fenicottero rosa appeso al muro del tuo corridoio se tu prima non hai almeno tentato di intortarmi, non mi hai sedotta, anche malamente, o almeno ci hai provato.
Se non mi hai mai presa di testa. In senso metaforico.
Dopodiche’ ti chiedo i muri, lo zoo, i laghetti, persino la palla del criceto. Tanto siamo magri e il tuo criceto e’ obeso. Ma solo perché sei stato bravo. Mi hai dato un motivo.
E non e’ che ci dobbiamo sposare, nemmeno fidanzare, tantomeno rivedere. Non importa.
Ma io devo sentire che un qualcosa c’e’ che ci ha incollati assieme in quel momento. Importa.
Importa la chimica. Importa come ti muovi, importa come mi muovi, importa quello che smuovi.
Importa che quello che smuovi e’ fatto da ossitocina, e sapete l’ossitocina voi chi la rilascia? Il cervello.
Importa che abbiate una testa, e che non siate soltanto una testa di.
Importa che mi abbiate fatto credere a qualcosa.
Che mi abbiate affascinata, interessata, fatto pensare ‘questo mi fa sangue’.

E che mi facciate sangue, badate, non dipende solo dalle piastrine che circolano nelle mie vene da mezzo ventre in giu’. Che anche mezzo ventre in su conta, perche’ quando il sangue non arriva al cervello rischi un ictus.


Ora immaginatevi un profilo in Tinder a cui io dico ‘no’.
Magari siete Ugo Fantozzi e io ho in 10 secondi eliminato la vostra foto.
E magari invece, non avessi banalmente scartato voi, saremmo usciti e mi avreste tenuta tutta la notte sveglia a vedere qualsiasi tipo di stella, e io avrei apprezzato. Molto. Ma ho messo una x e mi sono giocata la notte piu’ intensa della mia vita. Solo per un po’ di panza, le bretelle e dei mutandoni non troppo sexy.

Perche’ la verità è che non è fondamentale come mamma vi ha fatti (perlomeno quando vi si vede in 2D). Avere capito il trucco, quello, invece, e’ necessario (io non ve l’ho mai detto).
Magari Tizio mi dice che sono una bambolina e non un barracuda e io ci credo e gli lascio il mio numero.
Sussura che la mancanza di tettanza si può anche sorpassare, dato che saranbelligliocchinerisaranbelligliocchiblu. E io non ci credo, ma riesce comunque ad accompagnarmi sotto al portone.
Magari Caio mi dice che sono una donna intelligente, e che gli piacciono le donne che pensano. Io fingo che questo blog non esista, e finisco per baciarlo.
Magari Sempronio dice che ha tanti interessi, che legge (non solo giornalini porno), e io mi levo almeno la giacca.
Magari Cesare mi fa pure ridere, passiamo ore e ore a parlare di tutto e di piu, ci raccontiamo segreti fino alle 5 di mattina bevendo limoncello. E io ci sto. E il giorno dopo non incolpo i 40 gradi del cicchetto.
Magari finisco persino per innamorarmi.
E a farci l’ammmorrre fin quando fa male fin quando ce n’e’.
Perche’ vedi dove ti può far finire un viaggio di testa.
Magari cosi va, ma non succederebbe mai dipendendo soltanto da uno schermo e una foto. Non ce la farei.

Magari tu sei un delinquente (ma io non lo so) e hai una locanda sul mare, dove mi inviti a passare un weekend di fuoco (sul serio). Mi dici che la polverina che ti ho trovato in tasca e’ un materiale che servirà a restaurare quadri di Michelangelo. E che tutte le donne seminude che ti girano per casa sono delle modelle.
Prometti mi porterai presto a visitare la Cappella Sistina, dove vedrai dei tuoi cari vecchi amici. Per parlargli delle modelle, e della polverina.
Ma prima dobbiamo passare da Ostia.
E io a Ostia Lido ce vengo pure, e nun ce faccio caso si tu durante la nostra cena romantica me molli pe’ anda’ a mena’ Spadino. Armato di rivoltella. (E non le piacciono i Romani isterici, n.d.r.).
Nun me viene da pensarce, pecche’ quando l’arancia rosseggia sur mare e io ve vedo li, me dico solo ‘ah quanto sei bello’.
E so che quanno tutto questo sarà finito anche noi finiremo. In riva ar mare, sotto le stelle, con la sabbia addosso, a fare la mossa del gambero fritto o der sorcio steso. E te vengo pure vestita come la numero 6 della foto a destra qua sopra. Perche’ e’ vero che t’avevo detto che mi piacciono i misteriosi romantici (e non i Romani isterici n.d.r.) ma tu sei comunque un tipo in gamba, e mi hai intortata.
Di conseguenza sei diventato ai miei occhi pure bbbbono. E allora, solo allora, a saperlo, avrei potuto sceglierti in Tinder.
Anche se non sai parlare, anche se ti chiami Aurelia’.
Non mi sarebbe bastato vederti il pettorale. Chapeau.


Intermezzo.

Soundtrack: 

"Coz me and the boys will be playing,
all night."
(Spotify) 

E (nella mia testa) 
la voce di un giovvvine Stella,
da quel palco, che dice
"a tutte le Beth"



Intermezzo.
Spotify passava UNA canzone.
Ah, le canzoni, quelle magnifiche che se le associ a qualcosa, qualcuno, un momento, finiscono per restare cristallizzate nel tempo.
E per regalarti un momento di eterno.
Che se le riascolti, ti riportano li, dove le hai sentite per la prima volta.
O nel momento in cui ti hanno rapita per sempre.
Oppure, ancora piu’ bello, nel per sempre del momento che non ti aspettavi, ma che ti ha decisamente rapita, e che resterà per te UN momento.

Che se avessi una figlia femmina probabilmente finiresti per dirle che gli uomini, di cui ci lamentiamo, di cui sparliamo, di cui ci innamoriamo, che non sopportiamo, che vengono da Marte e noi da Venere.
Quelli, quelli se non ci fossero bisognerebbe inventarli.
Tutti dal primo all’ultimo. Tutti quelli che ti capitano tra capo e collo.
In veste di amici, nemici, dirimpettai, amori, confidenti, amanti, rompiscatole, machimelohafattofare.
Tutti quelli che compaiono nella tua vita. (Ok, non esageriamo, facciamo QUASI tutti dddaaiii.)

Spotify mi passa questa canzone. E mi dico che sono per prima, fessa, in fissa ma Felice.
Felice d’avere incontrato dei deficienti cosi’ nella mia vita.

Perche’ c’erano una volta i TD.
I TD, non i politicanti di qua, ovvio.
Ma dei giovvvini baldi biondi che avevano deciso di storpiare il nome di una famosa boyband di allora (se non capite siete davvero troppo millenials) in cui un non ancora troppo famoso Robbie Williams ballava a ritmo di pop. E CiccioBomboCannoniere immagino cantasse, gli altri chi se li ricorda piu’….

Beh i TD erano decisamente piu fighi di loro (ragazzi non montatevi la testa).
Qualcuno avrebbe detto che cantavano,
le signore di mezza eta’, o le nonne sconvolte dicevano:

che tri le’, canten mia VUSEN
e “che’l rop le sul brac, mia appost”

Quando poi io mi sono impegolata col Mr Batterista, sono iniziate le avvertenze della Virgi:
“Chel bagai le’, lo ve’ mia in gesa, stac atenta
Al che io avrei potuto rispondere seriamente: con ‘l’abito non fa il monaco’ o ‘You don’t judge a book by its cover’. Virgi non avrebbe comunque capito.

Dunque ho rimediato altrimenti.
Che stare a spiegarle che qualche rasta in testa e un paio di tatuaggi non sarebbero equivalsi alla nipote portata per sempre sulla strada della perdizione, ma nemmeno potendo convincere lui a trasformarsi in chierichetto, l’ho giocata sul:

“Curat i galen, ven mia al paes vesen”
Su mogli e buoi dei paesi tuoi, con me Virgi non ce l’ha mai fatta. Poco importa se il paese era a 500 metri o con un oceano di mezzo. E ancora non ho imparato.

“L’e’ mia de n scia’, nona. Se te voret domenica ‘vem a ve’ come disen la mesa al su paes” – le ho detto.
Ovviamente a nonna non interessava cambiare predicatore. Per cui la beffa ha funzionato. Sempre.
Anche quando mi presentavo davanti al portone ogni domenica, per poi scappare appena il coro iniziava. Massimo massimo mi trovavate in ultima fila. Ad aggiornarmi con l’amica del cuore su tutto quello che succedeva nel nostro mondo.
“Pero’ che brava tu neuda, era sul cadreghen a ciciara’ cul sacrista”. Score.

Forse Virgi aveva solo un po’ di ragione sul fatto che loro non cantavano propriamente come Cristina D’Avena. Ma ai fan piacevano cosi’. Molta batteria, molto basso, molti salti sul palco, molta musica e molte parole che non era facile distinguere. Tre maltransema.

“Nonna ok domani ti porto a ascoltare i Firlinfeu.

E nonna diceva che facevano un gran rebelot. E se suonavano al parchetto, se po’ mia durmi’.
Mai vergot de tranquil.
Ma lei dormiva gia’ QUELLA sera.
La sera in cui, chissà perche’, una cosa dolce si e’ intrufolata nella scaletta. E tu ti sei innamorata.
Di loro tre, di quella estate, di quello che sarebbe venuto dopo, di quello che ancora non sapevi.

Della Stella che prende in mano il microfono e dice
“a tutte le Beth”.

Cosi’ quella canzone e’ diventata per me una specie di sogno.
Voi forse siete troppo giovini, e vi sembrerà ridicolo ma non lo sto inventando.
Allora non c’era Spotify, Youtube, Applemusic etc etc. Non c’erano canzoni on demand.
O avevi i soldi per comprarti un album, o (ma non ditelo a nessuno), finivi per farti spacciare musicassette. Rigorosamente masterizzate nel registratore doppio.

Che si vedeva dalla copertina scritta rigorosamente a mano, se:

  • la musicassetta era un modo per provarci (album, autore, titoli tutti in corsivo perfetto)
  • la musicassetta era stata fatta per provarci con l’amica (retrocopertina, post it attaccato “ps come si chiama la bionda che era con te venerdì’ sera?”)
  • la musicassetta era stata fatta per pieta’ (nome album, e basta, ma un angolino mangiato dal cane)
  • la musicassetta non esisteva. Semplicemente la traccia era irreperibile.


“Ma scusa, voi come avete fatto a farci le prove?”
“Dove l’avete sentita?”
“Come la ripassate ogni volta”
Tutte mie domande che venivano puntualmente glissate, o misteriosamente dimenticate.
La traccia di Beth io non l’avrei mai avuta, MAI.

Allora io da fan disperata chiedevo un bis. Live almeno. “Una volta almeno. Eddai”.
E anche li, per qualche strano motivo, il bis non arrivava mai.
Una tantum. Per fare sognare tutte le Beth.
O per farsi marketing, che cosi’ tu dovevi andare a tutti i loro concerti. Ritenta sarai piu fortunata.
Sti stronzi.

Sti stronzi, gia’ sapevano e avevano pianificato tutto.
Tenendomi sulle spine e regalandomi infine una delle piu’ belle sorprese che mai mi siano state fatte.

Saro’ romantica, saro’ banale, sara’ che mi accontento di poco, ma poco non era affatto.
Ultimamente qualcuno mi ha detto che le cose non si chiedono, che le cose chieste tolgono il gusto di farle, che se le chiedi non saprai mai se la cosa e’ stata fatta per un contentino o col cuore.
(Hey, tu, mi spedisci quella cosa? Daiiiiii. Pretty please.).
Ma io sono una rompicoglioni di natura, e se voglio, chiedo.

E ho chiesto, una replica, infinite volte, e infinite volte mi e’ stato detto MAI piu.
Per poi arrivare, anni dopo, un giorno che doveva essere uno qualsiasi, a quello.

E io lo SO che QUELLA cosa e’ stata fatta col cuore.
E paradossalmente di quel giorno mi ricordo strapoco.
Faceva tanto caldo, era pomeriggio, eravamo ad una festa di gente che non conoscevo. Io, Stella e Ali.
Camminavamo scalzi sull’erba che e’ una cosa che adoro.
E piu’ di cosi’ non vi so dire.
Non so con chi stavo parlando, non so cosa stavo facendo.
Ad un certo punto qualcuno mi ha coperto gli occhi.
“Stela’sa ora tu vieni con noi”.
E ho camminato a piedi nudi sull’erba, senza vedere, senza capire per dei minuti che mi sono sembrati infiniti
“non e’ mica il mio compleanno, che azz state facendo? Aiutttoooo.”
“Zitta e buona tu, non ti muovere”
Che a riportare la conversazione per filo e per segno, fuori contesto, potrebbe sembrare quasi un film horror.

Ma non mi sono ritrovata legata nello scantinato abusivo.
Non mi e’ stato strappato qualche capello per un rito voddooo.
Non sono stata rapita con intenzioni crudeli per vedere se il loro nome d’arte poteva funzionare. Di nome e di fatto.

Sono sopravvissuta.
E quando finalmente mi hanno concesso la vista, ero li.
In un angolo del giardino, senza nessun altro intorno.
Loro su un muretto, e una chitarra in mano. Ed hanno fatto Beth, SOLO PER ME.
Non so descrivervi come mi sono sentita, nemmeno voglio. Mi piace pensare che loro l’abbiano carpito.

No, non era il mio compleanno ma e’ decisamente stato una delle sorprese piu’ belle che due stronzi di amici abbiano mai pensato per me.
Che magari per loro era una cosa semplice, ma per me e’ stato tutto.

E sono passati vent’anni da allora e non so quanti dall’ultima volta che li ho visti assieme.
E ho tentato credo un paio di altre volte di dirgli quanto abbia fatto quel pomeriggio per me.
Ma, in sabatonostalgia, ripetere. Male non puo’ fare.

Grazie



Insomma, se ci fossero ancora i TD, io vi inviterei a un concerto. Perche’ ne valeva la pena.
Perche’ non ci sono estati piu belle di quelle. Le feste di paese, la gente che bazzica, i tuoi amici su un palco.

Incontrare loro: ne valeva la pena e ne e’ sempre valsa la pena.
Compresa quella esilarante che tuttora ci fa scompisciare di essere passata alla storia in quel gruppo di amici come coleicheilnostrocoglionbatteristahamollatonelgiornodelsuodiciottesimocompleanno.
Ma questa e’ un’altra (parte di) storia, e si sta facendo tardi…. ve la racconterò un giorno, sempre che non mi arrivino messaggi minatori.

Strappacuore? Ora capite perche’ di solito scrivo solo cose molto piu’ dementi di questa.

Ma, casomai foste arrivati fino alla fine, complimenti.

E voi, ragazzi, sappiatelo. Io per questo, e molto altro, vi vorrò sempre bene. ‘azzi vostri.

C’era una volta un telefonino.

L’ Amore ai tempi del Lockdown (ATL). Capitolo 3
Parte 2 – CasaMia



Ora, vi sara’ evidente che siccome ognuno nel proprio blog può raccontare un sacco di frottole, potrei dirvi che con uno figo come Orlando pure io ci sono uscita.
Ma essendo onesta vi diro’ che la cosa piu’ vicina a Orlando con cui io sia mai capitata, era dagli amici soprannominato, con soprannome secondo, Il Furioso. Lo Sportivo Furioso.
Per via dell’attitudine. Sportivo, di nome ma non sempre di fatto.

Sara’ noia da lockdown, capita ai migliori, dopotutto.
Questo un bel giorno dopo avere guardato tutta la sua rubrica e non avere trovato nessuna ginnasta locale a disposizione (vedi n po’ te, il lockdown c’e’ pure li), pensa di ritentare il mio numero.
Attacca un mini-post it col mio nome sul suo suo contapassi, dove sta pure il suo sudore.
L’unico tipo di sudore che puoi avere addosso quando sei single in lockdown.

O quando ti chiami Bistecca. Perche’ tua moglie brucia di febbre di vita e si sta facendo le cure. Ovviamente non con te. (Chi riconosce la citazione mi perdonerà’).

Lo Sportivo e’ lontano (per fortuna), ma gli manchi (che onore).
Mentre da te si gela, a casa sua c’e’ il solleone. L’afa. Deve persino accendere il condizionatore.
Ha corso la maratona, il decatlon, il triatlon e fatto tutto il Giro d’Italia.
Ha arrampicato, fatto pesi, e’ corso dalla mamma, dalla nonna, e persino passato dalla ex (ma non era un tantino illegale vedere gli altri?). L’ex l’ha fatto incazzare (assolutamente legale, io sto con lei).
E’ tornato a casa paonazzo, mentre dei banditi per strada lo minacciavano di morte.
Si e’ salvato per un pelo.

Vorrebbe rilassarsi. Ma non ha cuore di lasciarti in pace perche’ lui e’ un galantuomo.
Manda un vocale per chiedere se vi potete sentire, tra un po’, che ora e’ impresentabile e si deve lavare.
Stava pensando a un bagno. E si ricorda che tu adori i bagni, ti dice con una voce meschina.

Come non prendere la palla al balzo? Ti dici. Perché non fare finta sia un’ottima idea?
Non e’ difficile immaginare come lui non veda in tutto questo un altro trofeo. Non se lo perderebbe mai.
Come tu non ti perdi il fatto che la vendetta va servita fredda. Ma dopo averla fatta bollire in una vasca.

Allora passiamo ai preparativi:
52 gradi io, mille blu le bolle bolle blu, diecimila candele, le piastrelle coi pesciolini.
Un bicchiere di rosso come l’ustione che mi prenderò appena entro.
10 gradi probabilmente lui, sapone rigorosamente ph 0, la fiaccola del maratoneta che ancora non e’ spenta, le piastrelle con le citazioni di Rambo.
Un bicchiere di rosso. Come quel toro. Perche’ ti mette le ali.

“Ciao, come stai, che bella idea…”
“Ciao, da quanto, che mi racconti?”
“Aspetta, sto cercando un posto dove appoggiare il telefono, cosi’ metto in vivavoce e intanto posso fare acquagym”.
Ti ha invitato lui e già’ ti mette in attesa. Oltre che Sportivo, speranzoso.
“E magari pure sub”. Oltre che poco sportiva, poco spiritosa.

Questo cerca, lo sentì che sbraita perché i pesi non sono il posto migliore,
perché sarebbe stato molto meglio vedersi, non parlare del tutto e fare ginnastica,
perché il suo contapassi gli ha già segnalato che è già ora di rimuoversi.

Tu ridi, divertita come fa Claire, innamorata decisamente no. Pensi che in questo caso meglio questo non sia nemmeno un sostituto. Pensi che benedetta sia la distanza, e in sto caso pure il lockdown che ci scampa da certe comparse e certe visite, quando non ce ne salva il nostro cervello.

“La comodità prima di tutto, sempre…” gli dici
Poi lui ha un lampo di genio: “ma ti ricordi quella bustina impermeabile che avevo comprato prima del lockdown?” …. certo che non ti ricordi, ma sei talmente divertita che lo assecondi “e che ci faresti?”

“Beh, se ora io la prendo, la apro con cautela, ci infil….” evidente che ci deve pensare.
Un po’ come tutte le volte che a che fare con bustine di plastica.
Ringraziamo il lockdown.
Che ci sono mille sfumature di amore, e poi ci sono anche certe cazzate che fai nel mezzo.

Passa qualche minuto.
“Pronto? Pronto?!!! Pronto…”

Nulla. Il vuoto. Comunicazione interrotta.
Tu fai spallucce, accendi Spotify “you have my number, so call me maybe”.
Ma questo non richiama. Finisci il rosso, pensi a Orlando, ti dici che la vita è molto più sconvolgente di un film.

Esci dalla vasca, ti pavoneggi della tua superiorità’, spieghi al gatto che se hai un pollice opponibile un motivo ci sarà.
Passa un giorno, inizia a venire qualche scrupolo.
Magari e’ annegato, magari è stato folgorato dal ricordo di te, magari dovresti chiamare la polizia.

Meglio indagare. Se non altro per cortesia.
Pensi di scrivergli un’email, ma ecco che Mark Z arriva in tuo soccorso. Un post nel suo regno. Prodotto da Sportivo.
Chiede scusa agli amici per non essersi presentato venerdì sera all’allenamento abusivo. Non poteva certo presentarsi puzzando, si deve puzzare solo dopo. E più puzzi più dimostri quanto ti sei impegnato. In pista come ovunque. Come dargli torto. Non avrebbe potuto avvisarli, gli si era rotto il telefono.

Rifai spallucce e vai avanti con la tua vita.
Il karma ha voluto rimediare ai tuoi errori del passato, e tu sei di gran lunga molto più intelligente, di questo.

Intanto continua il Silenzio Stampa.

Tre giorni dopo ti stai lavando i denti, mentre messaggi una tua amica.
Sei di corsa e ti infili il cellulare nella tasca dei jeans.
Ti pieghi per prendere lo spazzolino e il telefono ti scivola dalla tasca facendo perfetto canestro nella tazza. Inutile dire il resto.
Perdi tutte le foto, tutti i contatti e ti dici che e’ un segno del destino se con lo Sportivo non parlerai mai più.
Rivaluti la tua superiore intelligenza.

Torni in faccialibro.
Vedi la foto di lui che si fa un selfie, con la coinquilina tutta brufoli ma niente ciccia.
In atteggiamenti abbastanza sportivi.

Non puoi evitare il commento: “peccato, persino i nostri telefonini hanno dimostrato di essere fatti l’uno per l’altra”

Intaschi il tuo sarcasmo. Ri-ringrazi il lockdown. Ammiri Claire e Drew.
Perché ognuno ha i propri Claire e Drew, ma, anche, tutte le cazzate che sono capitate di mezzo.
Non saremmo quelli che siamo se non fosse così.
Amen.