In eta’ da marito

Sei arrivata apposta,
come ci frega l’amore,
da’ degli appuntamenti,
poi viene quando gli pare

Per una volta io e la sorellina ci troviamo d’accordo, succede talmente poco … e’ decisamente bello e ti fa vedere quanto le vuoi bene, nonostante le duemila volte in cui proprio le vostre opinioni sono talmente divergenti.

Che succede? Sto giro non siamo d’accordo col babbo, che, per come la vediamo noi, sembra volerci dire che un uomo accanto serve per forza.
Perche’ siamo donne di mezza eta’, e abbiamo bisogno di una spalla su cui appoggiarci dice.
… lo dice da un posto di sentimento, in cui un genitore si preoccupa che un figlio “sia in buone mani” nel futuro, che sia al sicuro, non so, una roba cosi’ forse? Probabilmente si.

Si, ma tante volte le mani migliori sono semplicemente le tue.
E l’amore capita, non lo si sceglie a tavolino.
Un uomo, una relazione, non funzionano in base alle ‘garanzie’ che ti possono offrire…. o almeno, nella nostra parte di mondo fortunatamente non e’ cosi. Altrimenti ci affidavamo ad un matrimonio combinato.
Se no mi metto col primo riccone che capita, e dopodomani divorzio di nuovo.
Oppure restavo col mio ex, che dalle lampadine ad aggiustare tutte le cose di casa era assolutamente perfetto. Peccato non bastasse.

Ci sta anche, che babbo e’ fidanzato, ha sempre detto di non volere stare da solo, ha un figlio (il minore) che pure convive, e poi due figlie single convinte, sta roba gli fara’ un po’ specie … ma tant’e’.
Ne’ io ne mia sorella ci affideremo a PostalTinder.
Lui dice che abbiamo bisogno di un progetto. Inteso come progetto di vita con qualcuno, che dobbiamo guardarci in giro… Che le persone ‘sole’ non possono essere felici. Io in totale disaccordo.
Poi un progetto possono essere tante cose, e non vorrei sottovalutasse che per me, in primis, ora e’ crescere il mostriciattolo. Al meglio che posso. Con le risorse che ho. Qui. Lui e’ il primo uomo della mia vita, sicuro.

Io un po’ ribatto, ma alla fine navigando tra i miei pensieri mi ammutolisco.
Perche’ ci sono tante cose che non diro’. Perche’ l’amore decisamente non si pianifica.
Ed e’ questo il suo bello, ed e’ questa la sua dannazione. Croce e delizia.
Se fosse facile, tutto calcolabile da A a Z, non avrei la vita meravigliosa che ho ora. Ne vale sempre la pena.

Quindi ci rido su.
Con uno con cui e’ maledettamente bello ridere.
Gli dico che io un piano ce l’ho: fondare una nuova civiltà.
Il piano parte dal presupposto che vivere con un compagno, tre figli, e il gatto TUTTI MASCHI sarebbe un po’ ingiusto nei miei confronti. Per cui e’ necessaria una bambina, a farmi compagnia.
Ah, se avessimo dieci anni in meno….. ma, se ci sbrighiamo, ancora stiamo in tempo.
Se nasce un maschio lo si mette in una cesta, lungo il fiume… e siccome non solo il primo, ma almeno i cinque dopo sarebbero sicuramente dello stesso sesso, piano piano (ri)popoleremo un tratto di costa.
Fossimo di estrazione sociale alta, sarebbero arrivati al Circeo. Ma noi li mandiamo un 100km piu’ in su, dove stiamo certi Aureliano li potrà difendere.
(Altro che fidanzato, per vivere bene un protettore accanto ci vuole …..ah ah ah).
Prima o poi arriverà una nanerottolA, e li saranno cazzi.
Perche’ allora, noi “senza piano” (crescere i nostri figli al meglio che possiamo?) in uno stesso luogo dovremmo pur stare. E come cavolo facciamo? C’e’ da dire che il mio gatto e’ tra tutti i il piu’ restio agli spostamenti (e’ assodato, dovevate vederlo in macchina, nella gabbietta, a traslocarlo di due km….). E Gatto pareggia me a figli due.
In questo istante mi sto chiedendo se abbia mai sentito parlare di Torre Argentina, perche’ potrebbe avere un certo sex appeal una vita cosi’ esotica. Per lui. Io preferisco le mie temperature miti.
Inizio a pensare cosa gli possa essere stato detto, e a capire tutta sta cortesia di alzarsi a cibarlo la mattina presto. Mica era per me per farmi stare a letto… tutto un brainwashing. A me. E a Gatto. … e io che pensavo fosse un atto romantico. Ci stavo quasi cascando.

Penso ai ‘progetti’ della mia vita. Penso che probabilmente io e mio padre ne avevamo ‘uno simile’ quando ci siamo sposati. Eppure guardaci ora…
Penso, anche, a quelli che spergiurano che mai si sposeranno ma poi lo fanno, e stanno assieme per sempre – e non era il loro progetto manco li’…
Penso alle cose che ho fatto rimboccandomi le maniche, e magari a babbo non sembra, e il 90% delle volte pure a me, ma le ho fatte tutte da sola. Almeno nel senso che intende lui.

Cambiamo e cresciamo e ci rinventiamo ogni giorno e credo che l’unico piano che si possa fare e’ cercare di rimanere fedeli a se stessi. Sempre.

Ps – sempre valido

Da quando non basta l’amore?


Famiglia, arrivata fresca dallo Stivale, a cena.
Mi improvviso per sorprenderli mentre pisolano stanchi dal viaggio. Stanchi sono, ma hanno pure fame. Cosi’ mi attivo.

In assenza di ingredienti originali chiedo al dio della Carbonara (che vi assicuro, esiste, e’ uno dei settemila non-dei dei Pastafariani) di intercedere per me.
E quello mi ascolta, bene, fin troppo bene.

Innanzitutto mi suggerisce una telefonata a casa.
Come faceva una volta il buon Gerry Scotti, peccato che lui si occupasse di RISO.
E gia’ da li, cari, mi sarebbe dovuto scattare il primo campanello d’allarme.

Pero’ io mi fido, e con l’acquolina ancora in bocca per una cena di meta’ Luglio, compongo il numero.
Al di la’ del filo colui che, l’altra volta, condizioni sfavorevoli uguali (alias ingredienti isolàni da brutta copia), ha prodotto una Carbonara stellare (io ve l’ho detto, gia’, e ve lo ripeto, come non adorare gli uomini che spadellano?).

“Cosa hai fatto l’ultima volta per tirare fuori una roba cosi speciale?”

Ed e’ li che il dio della Carbonara sfodera il suo tranello.
Mentre io parlo si incarna per un minuto e mezzo in un essere che, in sottofondo, sta sistemando la tovaglia mentre la conversazione avviene.
E quando sente la parola PANCETTA, semplicemente, fa quello che dopotutto è lecito che sia: si incazza.
Pura.
Eresia.
Mi manda in visione lo spaghetto volante che coi mille tentacoli si scatena (no, non in webcam – sul serio).
L’amico cerca di difendermi, sottolineando, che, poverella me, sto su quest’isola. Il che E’ un vero attenuante.
Mica c’ho il suo macellaio sotto casa, dopotutto.
Ma le ire funeste gia’ si sono attivate. E per fortuna manco ho detto “Grana Padano”… (shhhhhhhhhhhhhhh).
SSHHhhHHHHHHHH. Vi prego, vogliatemi bene.

E niente, ho perso la mia chance di conquistare il mitico Tino. Me la sono giocata in un battibaleno.
Sono proprio una deficiente. E io che ci tenevo.


L’amico poi ha persino scoperto che manco abbiamo usato un uovo a testa.
Mi giustifico col colesterolo, storce un po’ il naso, ma poi dice ‘beh questa anche ok…’.
Ok, dice, ma io lo so che per la legge del contrappasso mi sono giocata pure le sue manine che imbandiscono una cacio e pepe come si deve la prossima volta che ci si vede.

Poi rifletto: ho sempre il mio tortino riso, speck e porcini con cui farmi perdonare da tutti, in vacanza.. In fondo e’ un piatto da montagna. E me la cavo egregiamente.

Ma ecco che arriva il “tu pensi Alpi, dicesi Appennini”.
Eccheca’ …

Dopodiché giunge un’altra apparizione. Vedo nonna, nella sua cucina, mente prepara le puntine … Dice Virgi: “è come se ti chiamassero dicendoti che stanno mettendo i crauti nella casseoula. Te lo dico sempre ‘mogli e buoi dei paesi tuoi’… cara mia, si trasla pure sui piatti.”

Ah, l’antica saggezza popolare… d’ora in poi solo polenta. Che è facile per lo meno.

Insomma, sono una pasticciona. E mi sgrida pure nonna.
Ma proprio per questo non rimane che una cosa: la Nutella. Forever. Mica la cucino io.
Ho pronto il mo barattolo nella borsa. Che non si sa mai.


L’uomo piu’ furbo del mondo

It’s a losers’ table, but we’ve already won
It’s a funny battle, it’s a constant game
(Soundtrack: The Villagers – Nothing Arrived)

Manuale di sopravvivenza in amore: alle prime avvisaglie di ‘stabilita’ correre a gambe levate.

Ti accorgi che il romanticismo e’ finito quando:
tu scrivi <<Buongiorno>>
lui risponde <<Cioe’ mi ha svegliato per sta cazzata?>> corredato da faccina gialla che ride e tre facce di similuomo che si coprono il volto con la mano (ode al dio delle emoticon).

E tu giassai:
la prossima volta che vi vedrete indosserai il vestitino rosso senza spalline che gli piaceva tanto.
Ti piazzerai davanti a lui con gli occhioni a cerbiatto da “come stai???” e altrettanti messaggi subliminali.
Al che cosa succederà? Ti prendera’ IN BRACCIO dicendo “quanto mi sei mancata”?
Eh no, donnine, suvvia, non siamo in un mondo Disney.
Lui prenderà UN BRACCIO e ti scanserà dicendo “scusa stavo guardando la partita”.
Non piangete, che siete piu’ forti.

La tomba dell’amore non e’ il matrimonio come si suol dire, non c’e’ bisogno di averne attraversato uno per capirlo. Nemmeno di esserci in uno per capirlo, mentre guardate vostro marito che russa sul divano in una giornata di sole. Nemmeno di sognarne uno, e avere i dubbi del caso.

La tomba dell’amore sono la monotonia, e la routine.
Avete mai conosciuto la specie uomo “mi piaci tanto ma non mi voglio impegnare?” o la peggio “mi piaci tanto, e ancora di piu’ perche’ sono impegnato” o quella “bravissima ragazza, ma non mi fa sentire vivo come”?.
Beh, amiche, diamo pure a questi degli stronzi, ma in fondo ammettiamo che un po’ “furbi” lo sono?
Prendono “il meglio”, senza arrivare a stancarsi mai. O prendono il meglio dei due mondi, la moglie piena e la botte ubriaca, finche’ reggono….
(per inciso – lasciandoti da amica pregare che “la donzella normalità'” non la sposeranno davvero mai. Per lei, mica per altro…. )

Ora faro’ due cose:
1. chiamero’ esemplare da specie sopra, e mi faro’ consolare sentendomi dire che sono (ancora) bella, (ancora) giovane, e posso (sempre) ammazzarli tutti SE VOGLIO. Perche’cosi’e’facile.

2. bloccherò il contatto di Mr Buongiorno. Prima o poi’ si chiederà se sono ancora viva, no?

Abbiamo l’intrinseca spinta di andare verso la confortevolita’ del/la compagno/a accanto, e l’istinto animalesco vitale di volere rimanere sempre nuovi.
Chi piu’ chi meno in quantità (s)bilanciate.
Spiegatemi voi come le due cose possano andare a nozze.
Perche’ io non ci arrivo, che avrò pure quarant’anni ma rimango una bambina che continua a volere saltare sul divano, e ci tiene ad essere spettinata. Spesso. Non scordatevelo mai.

Postilla: mentre cercavo un’immagine per qua sopra sono finita su un articolo ‘sesso di mantenimento’; sono inorridita dal concetto e dalla mia ingenuità di non avere sentito mai prima il termine.
Ora indago, e leggo, e studio, ma vi dico una cosa:

Da una lettura preliminare capisco che, se correte a gambe levate, correrete, ma non questo rischio.

E una cosa vi giuro: qualunque essere bardo mi si avvicini, si sappia, se non rimaniamo nuovi, almeno per i prossimi cent’anni, alla larga, che il mio tempo e’ prezioso.


Dalla Pischella

“TikTok e’ per la pipinara;
Instagram per i teen cool, o quelli cool anche senza il teen;
Facebook e’ per la gente di mezza eta’.”

Io chiaramente non appartengo a nessuna delle categorie.
E uso WordPress:
Per ridere;
Per alludere;
Per dedicare;
A volte persino per riflettere.

E stasera per fare gli auguri a Cris, che ormai e’ quasi come se conoscessi, pure da sempre.
Tra poco tocca me e sto ancora decidendo se sul cucuzzolo della montagnappennina vorrò il famoso tiramisu’ piu’ buono del mondo o solo andare a cena fuori per vedere che effetto mi fa(te).
Inizio a essere molto curiosa.



Gli aerei stanno al cielo


(Sta in) una stanza vuota e tranquilla
Dove aspett(a) un amore lontano
e (si) pettin(a) i pensieri
con (la tazzina) nella mano

La mattina che prese il treno
e seduta accanto al finestrino
vide passare (mezz’) Italia ai suoi piedi (non so piu’ quante volte)
(poi gioco’) a carte (con un bambino)

(Mie ovvio sono solo le parentesi, il resto sono canzoni nate prima di me, passate in sottofondo nella mia vita da bambina, e mai dimenticate. Ripescate da adulta, quando finalmente potresti anche capirle 🙂 ).







E finalmente (li) fecero suonare

Abbiam lasciato soltanto un momento
La nostra vita di la’
Nel camerino gia’ vecchio



Le dicemmo, “vieni – dolce sara’ la strada”
Lei sfoglio’ il fiore e poi ci disse BOH



Tempo: remoto -> estate 2019
Luogo: scrivania di un ufficio che non vedo da 16 mesi
Interferenza Whatsapp: “Stiamo per comprare i biglietti … stanno gia sparendo. Dai, vieniii!”
Io: “Eh, ma manca UN ANNO, e le ferie, e i voli da prenotare, e il caos, e’ un momentaccio qui per programmare qualsiasi cosa…”

Tempo: remoto ma non troppo -> inizio 2020
Cronache di sottofondo: oltre tutti i casini personali, arriva Coviddi.
E cambiano i programmi, non solo i miei, o quelli degli amici, anche quelli di tutti i fan che i biglietti li avevano gia’ da un po’.
Io: “fortuna che non l’ho comprato”.

Tempo: attuale – Luglio 2021
Luogo: camera mia
Interferenza news Google “Alla luce delle vigenti disposizioni ministeriali, è stato comunicato che il concerto previsto inizialmente il 5 settembre 2020 e poi il 17 luglio 2021, è posticipato al 18 giugno 2022″
Me Stessa: “wow…. rifarci un pensierino?”
Io: “Aspetta, io che ho da fare il 18 Giugno 2022?”
Chiedo alla mia sfera di cristallo, ma non lo sa.
Chiedo alla mia me stessa invecchiata di quasi un anno, ma non c’e’ rete per raggiungerla.

Posso decidere il mio destino per il terzo sabato di Giugno 2022 alle ore 21? Lo posso fare gia’ da ora? Forse no.
Dunque Io e Me Stessa continuiamo a dialogare cosi’:
Legenda (per farla breve): Io (I) ; Me Stessa (MS)

1.
MS: Ricapitoliamo…. hai mai visto un concerto all’Olimpico?
I: MAI. Pero’ ne ho visti tanti a S.Siro
MS: immagino che non sia la stessa cosa?
I: “Luci a San Siro di quella sera, che c’e’ di strano siamo stati tutti li'”
MS: ma Roberto non partecipa, e comunque “Quanto sei bella Roma, quann’e’ sera”

2.
MS: Hai mai visto Francesco o Antonello suonare dal vivo?
I: MAI.
MS: Cazzo, pero’ hai visto Ligabue diecimila volte e hai pure persino visto Vasco. VERGOGNATI!
Almeno una volta, li devi vedere, che stanno pure diventando anzianotti….
I: Ehm, non ho scuse…
MS: La vecchiaia ti rende saggia.
I: Tirarsi la zappa sui piedi.

3.
MS: Dico, Francesco e Antonello, e per giunta a casa loro!!!!
I: … ma se canto con l’accento sbagliato li’ mi menano tutti.
MS: Te menerebbero, forse, se fossi sola, ma dato che al concerto ci vai in gruppo, forse, nel gruppo, potresti anche camuffarciti. Ci sono sicuro almeno 72,000 persone (“e lo stadio era pienoooooo”), una non fa la differenza. Manco se parla male.
I: “Partirono insieme, destinazione San Siro e tutto quello che avevano in tasca, un indirizzo sicuro” cosi’ cantava Antonello, magari cambiano location per me?
MS: … vedi punto 1/2/3 – fa la differenza
I: Amo’ ….
MS: Non si dice amo’, si dice eddaje.
I: Ehm… No, vedi, non sono io, siete voi, sono LORO che non sanno parlare, mettiamo i puntini sulle e.
MS: Loro, a chi ti riferisci?
I: Loro, gli amici, e persino i cantautori.
MS: Brava. Ti propongo uno striscione “Io parlo giusto, ma voi cantate meglio, per onorarvi vi ho portato in dono due brioches”. Una roba cosi’. Agli amici porta un po’ di polenta fritta a mo’ di panino, saranno lieti della tua cordialità esotica …. che se gli porti dei cornetti dicendogli ‘vi ho pure comprato delle brioches, nel caso aveste fame, sticazzi’ rischi di finire a dormire lungo il Tevere, e all’Olimpico di arrivarci sulla schiena di una pantegana. Un concerto davvero indimenticabile, non trovi?
I: Ma…. ma se cantassi sottovoce?
MS: Se non cantassi e basta?
I: Non vado a un concerto per stare in silenzio.
MS: A pensarci sei talmente stonata che basterebbe quello a distrarre dalla dizione.
I: “e la chitarra veramente la suonavi molto male, pero’ quando cantavi sembrava carnevale”.
MS: la VIP spiritosa dei testi, non mentire, non solo non sai suonare, davvero nemmeno intonare sai.
I: “e quando penso che sia finita, e’ proprio allora che comincia la salita”.
MS: non hai speranze.
I: “tu non credere, se qualcuno ti dira’ che non sono piu’ l(a) stess(a) ormai”.
MS: Taci e vai a nanna che sei stanca e diventi insopportabile.
I: “Buonanotte, buonanotte Fiorellino”.

Crash Capabum Crac, macumbe al laptop che si sta per rompere da solo.
Poi silenzio, e una vocina che torna:

MS: Comunque, si diceva, … cosa hai da fare sabato 22 Giugno alle ore 21?
I: per ora nulla
Interferenza Whatsapp: “Vieni?”
I: compriamo il biglietto? MS: compriamo il biglietto!
MS: per una volta siamo d’accordo? I: per una volta lo siamo!

Forse.
To Be Continued…
A Giugno 2022.

Senza una donna

She’s not the kind of girl
you hear about
She’ll never want another
she’s never be without
She’ll give you all the signs
She’ll tell you everything
Then turned around
and walk away
(Hollow Years – D.T.)

Niente questa mi piaceva molto e la commentero’ molto poco.

Un brindisi a tutte le scalciate.

Le scalciate a quelli che:
– non sappiamo cosa siamo
– siamounacosatalmentemeravigliosa-che-pero’
– non e’ possibile rimanere perche’ non e’ colpa nostra ma loro, che devono ricucire tutte le loro psicosi prima di potere stare con qualcuno, ma intanto
– non e’ possibile rimanere come vorremmo noi, ma se non rimaniamo come vogliono loro stai certa che ti seguiranno fino nell’Ade per averti per sempre senza mai che siano ‘tuoi’
– ci hanno fatto almeno una volta credere al ‘finche’ morte non ci separi’. Scalciate che abbiamo dato, o forse non abbiamo dato abbastanza.

Che alla fine, amici maschietti, noi ci stufiamo.
Mentre voi siete degli adorabili esseri unici che non vi siete accorti di nulla.
Tutta l’erba un fascio, ovvio, va qui perdonata e omettendo nomi e cognomi.
Che se li facessimo ne uscirebbe un “ah ma sarei io?”.

Alla fine, penso, “uomo avvisato, mezzo salvato” verra’ pure da qualcosa….

Nulla si crea, nulla si distrugge

quando il cuore senza un pezzo,
il suo ritmo prenderà
quando sposti appena il piede,
li’ il tuo tempo crescera’
sopra il giorno di dolore
che uno ha
(L.L.)

E per sempre una canzone, che ci hai dedicato
e che dopo mi ha fatto piangere a catinelle persino a un metro di distanza da Luciano (avra’micapensatofossiemozionataperlui).
“Sara’ difficile dire tanti auguri a te, a ogni compleanno”

Mai prendersi troppo sul serio.
Ma ogni tanto capita che.

Oggi e’ il 29 Luglio, ‘sarebbe stato’ il 64esimo compleanno di mamma.
Io non e’ che non lo sappia, ma leggerlo in un gruppo whatsapp mi fa un certo effetto.
Perche’ in un certo senso ho cancellato queste date, quella, e quella di quel giorno di Agosto in cui.

Perche’ quattro anni fa, i suoi sessant’anni, li abbiamo passati in una stanza.
Davanti alle mie (nostre) montagne, e al mio (nostro) lago.
Con lei che pochi giorni prima mi dice “finalmente sei arrivata”.

Le abbiamo preparato un bigliettino, e regalato delle scarpe, che lei voleva.
Voleva uscire, a mangiare una pizza, e un gelato, diceva.
Il bigliettino l’ho scritto io, l’ho ancora io e tenerlo fa le mani fa male. Perche’ mentre lo scrivevo, sentivo, e mentre sentivo mentivo a me stessa e agli altri. Magari le scarpe le mettera’ davvero per uscire con noi / quelle scarpe non le mettera’ mai. Quelle scarpe le ha messe, non come ce lo immaginavamo.

Perdere una persona di colpo, in dieci giorni di calendario, e’ di uno strazio immenso.
Forse meno di vedere uno strazio infinito di chi sta male e resta, forse.
Tutto va bene, e poi patapum. Un giorno sei al cinema con tuo figlio, e ti arriva un messaggio da tuo padre. Molli il figlio mentre hai pianto per tutto il cartone, incontri un’amica, piangi, dici ‘io parto subito’.
E’ uno strazio inspiegabile. Non che uno sia mai pronto, ma così proprio non hai nemmeno il tempo di pensare a prepararti.

Cosi’ ti ritrovi nello Stivale, a casa, come lei che a casa non e’. La casa diventa quasi l’ospedale. L’ospedale diventa tutto. E tu diventi non so che. Un triste, coraggioso, stanco, sfiancato, pezzo d’anima che con le altre anime attorno cerca di andare avanti, come puo’.

LI’ nel ‘come puo” ho incontrato due anime, che mi hanno dato più forza di quanto io mi sarei mai potuta aspettare. Persone, non solo ‘dottori’, perché anche se era ‘il loro lavoro’ e’ questo che ha fatto la differenza.
P e A.

C’e’ stato un momento in cui papà (perche’ ognuno, ricordiamocelo, cerca di andare avanti come puo’) diceva che le cose ancora non erano chiare e “di aspettare”. La mia famiglia allora era (quasi) tutta li, QUASI.
Non si sapeva cos’era, non si sapeva com’era, non si sapeva nulla. Forse lui non voleva ammettersi che sarebbe potuto DAVVERO starci anche il peggio… perche’ comunque sapevamo che nessuna possibilità era da escludere.
Allora un giorno, mi sono fiondata da sola nell’ufficio di P.
Tremante, in una specie di preghiera tutta mia:
“Mi dica la verità, ma se lei avesse un figlio e un marito a duemila chilometri di distanza, non li farebbe venire?”.
Lui mi ha guardata e mi ha detto una cosa tipo “Li farei venire subito”.
E li mi ha salvata. Nessuno sapeva davvero, ancora nulla. Ma e’ stato come sentirsi dire ‘potrebbe succedere, pure domani’.
E sentirmelo dire , mi ha salvata.

E poi c’era A., giovane, alle prime esperienze, che a volte mi sembrava spaesato tanto quanto noi per tutto quello che succedeva e nemmeno gli esperti riuscivano a spiegarsi. Un angelo. Per me che agli angeli non credo.

P., A. e il mio motto “nulla si crea, nulla si distrugge” hanno fatto per me di quel posto un non luogo che mi ha segnata in un modo strano per sempre.
C’era un diario, in sala d’attesa per la rianimazione, in cui i famigliari scrivevano i propri pensieri.
Io sono riuscita a scrivere solo quello:
Nulla si crea, nulla si distrugge.
Sapevo di crederci, l’ho sempre pensato, ma quando la linea sulla macchinetta che le stava accanto è passata da tanti triangoli a una piatta retta, ho capito che doveva essere proprio assolutamente VERO. Ed e’ stato piu’ facile lasciare andare.

A P. ho scritto prima, per dirgli che mai troverò veramente le parole giuste per dirgli Grazie.
Di A. non ho il numero, ma spero che ogni tanto quello che ho cercato di dirgli con quell’abbraccio quando lei se ne e’ andata gli possa arrivare.

E allora non voglio davvero ‘festeggiarne 64′, perche’ potrebbero e sono 64, come 4, come 600.
E io di parole non ne ho, ma qualcuno l’ha raccontata per me perfettamente. Cosi’ mi sento.

https://www.wimp.com/a-filmmakers-tribute-to-his-beloved-father-proves-that-our-loved-ones-are-never-truly-gone/

Il braccio

E nulla, mi ‘duole’ il braccio, perdonatemi.
Seconda dose fatta, in attesa del Green Pass.
Piu’ o meno ubriaca da venerdi’.
Tornero’ in forma prima o poi… tornero’ a scrivere.

Intanto attendo le vacanze, che quest’anno sembrano tantissime solo perche’ di ‘vere’ e lunghe non ne ho fatte.
E perche’ quelle passate sono stati weekend qua e la, e tutte ‘staycation’. Ma tutto cio’ ha avuto il suo perche’.

Tra poco ci sono gli amici,
e dopodiche’ le amiche mamme, che mentre mi propinano alcolici in lattina all’ora di cena ma senza cena (paese che vai) pianificano un weekend di autunno senza prole o uomini all’insegna del relax (e ovviamente del drink) ….

Insomma io lavoro per due cose, una che non vorrei, che mi fa seriamente incazzare etc etc e che finisce che dopo cancello tutti i post: e’ pagare l’affitto. A questa ho solo due soluzioni: quando vivi in un paese dove l’housing e’ uno tra i problemi sociali numero uno, o EMIGRI, o compri casa. Che un mutuo e’ decisamente piu’ cheap. Se te lo danno. Se trovi una casa che non costi un rene etc etc.

L’altra e’ che mangio, mi vesto, non faccio uscitone, non m’imbriaco tutte le sere, ma porto il mio figliolo in vacanza, creo memories e mi concedo delle pause anche io. Perche’ non sono le cose, ma le esperienze che contano. E dunque, sono fiera dei mie weekend in tenda, e della mia Punto scassina fuori.
Ecco.

So call me maybe

Alzi la mano chi non ci e’ passato.
Quelli che visualizzano e non rispondono.
Quelli che rispondono dopo mesi. “Scusa, ero caduto nel buco dell’ozono”.
Quelli di cui cancelliamo il numero.
Poi pero’ , casualmente , non l’abbiamo davvero perso.
Peccato era nel nostro diario. O magari lo sapevamo gia’ a memoria.

Quelli che, invece che buttare cotanto tempo nel cesso, nella tazza dovremmo lanciarci il cellulare direttamente.
Cosi’ , e solo cosi, non gli potremmo scrivere.
O ancora peggio chiamarli.

Quelli che spariscono- all’improvviso, senza segnali premonitori, non si sa perche’, non si fan piu’ trovare.
Tu controlli gli accessi online. E sai che sono online, ma non ti rispondono. “Sara’ impegnato, sara’ successo qualcosa di grave alla madre, o alla sorella”.
Alla fine togli le spunte blu, e l’orario di accesso.
Ma non era abbastanza bella la vita pre-telefonini?
Gli guardi lo status.
Ti dai un calcio negli stinchi.
Cerchi un martello con cui pestare le tue stesse dita.
Ma poi un “ciao, come va + faccina” che male fa?

Quelli che spariscono se ci sei.
Ma appena sparisci tu si sincerano che tu stia abbastanza (male) da non averli scordati.
Quelli dei giochetti. Terribili giochetti.
Quelli che hanno fatto la fortuna di qualunque essere umano che si sia trovato a scrivere il bon-ton delle conversazioni online.

Marco se n’e’ andato e non ritorna piu’, cantava una giovane Laura dei miei giovani anni.
Laura non c’e’, e’ andata via cantava un Nek dei miei giovani anni.
You have my number, so call me maybe.
And it’s you when I don’t pick up the phone.
Se telefonando io, potessi dirti addio…

Eccetera eccetera.

Per citare un mio vecchio amico “canzoni che sanno chi sei molto meglio di te”.

E pace.
Tu, pero’, non scrivergli.