Modalità switch off

Ah, che bello lavorare con l’America,
Che ti mandano in Texas in gita, che quando loro si svegliano tu staresti per finire la tua giornata… staresti, perché poi c’e’ sempre qualcosa di urgente e dunque la tua giornata si prolunga (non potevi alzarti a mezzogiorno?). Anche se è venerdì.

Due anni di lavoro si stanno per concretizzare in un lancio che lancia domani, ha lanciato me fuori dalla mia sanità mentale ma ci siamo quasi.
E lo so che non ve ne frega nulla, ma volevo dirvelo soprattutto per ringraziare:
– Quelli che mi hanno sopportato e supportata in questi mesi di ‘sono cotta, sono stanca, sono cotta’
di altalenanti presenza perché dopo aver chiuso il computer ogni sera troppo tardi non avevo più energie per nulla.
– Mio figlio per avere cenato con paste cucinate mentre ero in call e lui mi prendeva in giro “I have unmuted you mummy”
– Ancora quelli, oltreoceano, che hanno capito i miei messaggi celeri e corti e che sanno comunque che voglio loro bene.
– Me stessa che ho tenuto botta anche se a volte mi chiedo ….‘ma lavoriamo perché?
Ok, per mantenerci, ma facendo diventare ricchi gli altri? Aspetto un bonus, una lotteria, un abbondante premio, un gratta e vinci miliardario, un grattacielo di stock. Aspetto che i grazie, i good luck si trasformino in oro, siamo tutti d’accordo – è giusto che la ricchezza venga elargita anche a chi gli overtime … ah gli overtime? Lo so, anche Luca fa tanti overtime, anche Tim …. lo so, lo so, ma anche noi altri.
Over che? Time – si, sono un estensione naturale del mio contratto e del fatto che io sia l”unica persona nel mio team in Europa, anche se sul mio regolare payslip per contratto questa estensione equivale a zero.
Ve l’ho detto, attendo, mi merito, che si trasformi in oro.
Come lo meritiamo tutti noi che vogliamo essere liberi dal sistema ma ancora non abbiamo applicato la pratica, che amiamo il nostro lavoro, anche se alla fine ogni tanto ci lagniamo, che facciamo le donne, le mamme, gli uomini, i papà, gli amici, le amiche, le persone che guardano fuori dal finestrino e sorridono. “Mamma tu sei la persona più bella che conosco, sorridi sempre” mi ha detto mio figlio l’altra volta.
La sera in cui gli ho fatto la parts mentre ero in call, e poi abbiamo montato il Lego Technic, e mentre io crollavo dal sonno lui ovviamente voleva finire.
Sorrido, perché ci sei tu, e perché vale sempre la pena vivere credo di avergli farfugliato.
Perché nonostante anche io mi ingrugni come tutti i comuni mortali, la mia vita alla fine mi piace, parecchio.

Quando inizi a capire che sei solo in mutande /
quando inizi a capire che tutto è più grande /
c’è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò

dice una canzone. Io credo che il segreto stia proprio lì. Non prendersi troppo sul serio, anche se capita, ricordarsi ogni tanto che siamo un importantissimo ma pur sempre granello di sabbia in questo universo. Ricordarsi che l’amore porta amore, i sorrisi portano i sorrisi, cosi come i musi portano i musi, e notare cose cupe solo cose cupe. A voi la scelta.
Io voglio continuare a vedere cieli blu.

Ps. poco prima di chiudere il computer stasera ho trovato l’immagine qua sopra.
E niente, mi sono detta ‘è proprio così’ e ho riso un sacco.
Era il lavoro che ho sempre voluto fare, che faccio, e che apparentemente fa proprio per me, alla fine di tutto rimane il gatto ;). Sarà un caso?

Buon venerdì’, buon weekend, io switcho offo.

Meraviglie e global warming

“Soprattutto: il mare chiama.
Non fa’ altro, in fondo, che questo: chiama
Non smette mai, ti entra dentro, ce l’hai addosso, è te che vuole.
Puoi anche far finta di niente, ma non serve.
Continuerà a chiamarti.
Questo mare che vedi e tutti gli altri che non vedrai, ma che ci saranno, sempre, in agguato, pazienti, un passo oltre la tua vita.
Instancabilmente, li sentirai chiamare.
Senza spiegare nulla, senza dirti dove, ci sarà sempre un mare, che ti chiamerà.” A.B. oceano mare

Per il secondo weekend di fila è stata estate. Oggi temperature da record quasi da raggiungere i 30. Mare in bikini senza avere freddo, bagno nel fiume con l’acqua che pareva quasi calda. Questa isola è un po’ più allegra in sti giorni. O lo sono io. Per molti fa veramente TROPPO caldo.

E ringrazio ringrazio ringrazio. E ringrazio l’Oceano che mi circonda, il fatto che in mezz’ora di macchina arrivo a un sacco di posti sulla costa, gli angoli dove i turisti non arrivano, il mio corpo che ormai questo clima l’ha fatto suo. Quando eravamo piccoli qualche volta siamo andati in vacanza al lago, e c’erano i coraggiosi a fare il bagno, per lo più tedeschi, ci spiegavano i grandi “loro sono abituati”. Io non faccio il bagno in un mare tipo Mediterraneo da una vita, io ora con 25 gradi vado in costume nell’Atlantico. Come se Stivalana mai lo fossi stata. Quando eravamo piccoli io il mare lo vedevo 15 giorni l’anno, ad anni alterni, perché papà prediligeva le vacanze in montagna. E quelle due settimane erano le nostre vacanze, ma anche le sue. Dunque facevamo un anno al mare e uno con le sveglie alle 7 per incamminarci per qualche rifugio. Quando ho iniziato ad andare in vacanza con gli amici ho finalmente potuto scegliere. L’ultimo giorno di vacanza sono sempre stata trovata all’alba davanti alle onde con gli occhi lucidi. Le amiche non si sono mai spiegate davvero il perché, ma mi hanno sempre raccolta, fatto chiudere le valigie e aiutata a passare un altro anno. Io che sono una ragazza di collina, con l’acqua più vicina che si chiama Adda, non me lo sono mai spiegata. Questo legame estremo. Ma una cosa la so, e lo dicevo mentre sabato sulla spiaggia chiacchieravo con l’amica local. Io lontana dal mare non ci potrei più vivere, mai più. Di certo potrei viverci più vicina. Ma io ragazza che “il mare più vicino è Genova, e ci vogliono almeno due ore per arrivare” penso che questo sia uno dei regali più belli che mi abbia fatto l’isola. Circondarmi dell’immenso. E se ci penso ci sono 30 gradi per il global warming, l’inquinamento, e pure tutti gli aerei che prendo per stare vicina a quelli che amo. O viceversa. E quando non sono selfish e godo di questa tintarella ritrovata chiacchiero con Madre Terra e le dico che mi spiace non se la passi bene, e lo so che è tutto più grande e non c’è da rallegrarsi troppo. Ci estingueremo tutti di nuovo? Probabilmente. Ha provato ad avvisarci parlandoci con uragani, Covid etc ma ancora non ci sentiamo? Certamente. Ho bisogno di tutto sto caldo? Non per forza, che sono felice anche quando sono qui e di gradi ce ne sono dieci. Anzi, forse me lo godo pure di più l’immenso specchio allora. E allora mi ri-inchino. Grazie grazie grazie. Perché sole o non sole, io lo so. Sto nel posto giusto per me. Potrei solo avvicinarmici al massimo ancora un pochino.

Che Vita

La cronaca rosa Italiana ci ricorda che non c’e’ nessuna differenza tra noi comuni mortali e i Vippe.
Alcuni stanno assieme (M&M non sono ancora cosi’ tanto carini?), alcuni si separano.
Alcuni trovano nuove fidanzate subito dopo.
Alcuni stanno assieme da poco, alcuni da vent’anni, alcuni non han figli, altri ne hanno tre.
Insomma, la vita ci insegna, che nelle cose ‘di spessore’ puo’ fregarci tutti in ugual misura, non importa chi siamo, o come ci chiamiamo.

Io e Ilary non facciamo eccezione, siamo molto simili: lei ha indossato una fpp2, io pure.
Io sogno di farmi un bagno a Trevi, che pure lei apprezza (come si elargisce dalla foto).
Lei passeggia per il Colosseo, vuole vedere la nuova donna di Francesco… quando la vede si ricorda che comunque siamo sempre meglio noi prime mogli (nella foto si era nascosta, e l’audio in cui commenta non lo posso caricare.)

Abbiamo cosi tanto in comune, anche se lei ha due tette e due figli in piu’ di me.
Per festeggiare la dipartita dal marito e’ partita da casa sua col jet privato per la Tanzania.
Io al massimo per festeggiare la dipartita di quello che e’ ormai CCCE ad honorem (la C di CONIUGE sta finalmente solo per COLUI – Che Chiamo EX) da casa sua arrivo a Coccia Di Morto, facendomi tutta via Cristoforo Colombo a piedi e la Portuense in autostop.
Poco male, anche il mare, non importa come si chiama, sempre acqua resta. E rimane acqua che tu lo raggiunga in una barchetta di pescatore o su uno yacht di Briatore.

Che Vita.








Non restare sulla porta

Non restare sulla porta
entra pure se ti va
E se non Sara’ stasera
prima o poi succedera’

Sentimento Pentimento
Neri, per caso e di graffiate



Se volete provare esperienze forti, organizzatevi un date con uno/a che ha uno/a o piu’ gatti.
Se siete timidi/e, evitate.

Se siete gatt-inesperti, smorziamo subito la vostra genialita’ quando urlate “ma chiudere la porta?”.
Se avete un gatto, conoscerete bene l’amore per le porte dei gatti, e potrete spiegare ai nostri amici qua sopra con me:

1. Gatto davanti a una porta aperta – ok
2. Gatto davanti a una porta chiusa – NON ok
3. Gatto davanti a una porta chiusa – voglio uscire
4. Gatto dietro alla porta chiusa che avete riaperto per farlo uscire, e richiuso – voglio rientrare
5. Gatto davanti a una porta chiusa che non si apre – miaoww
6. Gatto davanti a una porta che non si apre e a un padrone che non lo ascolta – miaowww, gratta gratta gratta
7. Padrone che non lo ascolta dopo 5 minuti: “smettera’”, gatto dopo un minuto “ti do l’illusione”, padrone “finalmente posso rilassarmi”, gatto dopo un secondo “maoowwwww aprimistronzoovedi” gratta gratta gratta “ti rovino tutto il legno”
8. Padrone resiliente che dura un’ora “finalmente ha smesso”, gatto dopo un’ora ed esattamente quando vi eravate appena addormentati crash gratta miaowww sveglia miaow ti strappo pure tutta la moquette
9. Gatto davanti al padrone sclerato che si alza e gli apre la porta – miaow ben ti sta, ma non volevo entrare

0. Ovvero, del gatto la verita’
a. Io sdraiato sul divano (per fortuna)
b. padrona a casa con uno che chi cacchio e’ questo (se non ci fossi io a proteggerla…)
c. padrona va in stanza e non chiude la porta, conscia del fatto che altrimenti iniziero’ a lamentarmi (ma allora mi vuole bene), dunque la seguo
d. padrona mi fa un sorrisino e poi mi dice ‘dai vattene’
e. padrona si dimentica finalmente di me e si concentra sul date (ho da assicurarmi che non sia pericoloso)
f. io vado a comprare i pop-corn (ho tanto da studiare ma ho voglia di snack)
g. torno e trovo padrona in movimenti per me incomprensibili
h. mi piazzo in prima fila per osservare meglio (non e’ che e’ un serial killer questo?)
i. padrona emette suoni che non sono molto rassicuranti (inizio ad avere paura)
l. stappo la mia bibita ma mi metto piu’ vicino per ascoltare meglio
i. padrona si accorge finalmente di me, ma tenta di cacciarmi a suon di ‘shhh’ senza allontanarsi da quello
l. rimango imperterrito
m. quello si alza e chiude la porta
o. miaaowww scratch gratta graffia moquette
MIAOOOOW MIAAAOOWWW MIAOOOOW
MIAOWWWW MEAOWWW MIAOOOOW
p. Quello esce e se ne va, e finalmente lascia padrona tutta a me. Mentre esce gli morsico una caviglia, e gli graffio l’altra, anche lui non tornerà mai piu’. Ho vinto di nuovo.

Quando vi chiedete perche’ una donzella carina, simpatica, spiritosa sia ‘ancora single’ riflettete: non incolpate la velocità delle app dove tutto e tutti sono accessibili. Non incolpate il fato, gli stronzi, o qualche lato oscuro della fanciulla.
Chiedetevi solo chi sta dormendo accanto a lei, convinto che sia essenzialmente un suo totale indiscutibile diritto.
Troverete la risposta.

Avanti pure un altro.

Questa isola

Una cosa bisogna dirlo di lei, c’è un clima m. (Per mite o di m. Vedete voi) TUTTO l’anno, il che vuol dire che non abbiamo le saune ma nemmeno la neve – sigh. Il che vuol dire che per una stima di 355 giorni all’anno stiamo così, col piumone, i termosifoni quasi sempre accesi, e il guardaroba che non esiste il cambio di stagione.

Ma di sorpresa, ogni anno, ci stanno dei giorni così. Arriva l’estate, e non sai mai quando arriva fino all’ultimo, ma a sorpresa arriva. Sole, niente vento. I weather warning per ‘attenzione pericolo scottature’, ‘tenetevi le t-shirt’, ‘mettetevi la crema, e mettetela si bambini’.

E mentre il resto d’Europa si squaglia, noi, semplicemente, ci riscaldiamo.

A 24 gradi e con il mare di qui (sperando di non trovare sta bestia sopra che è arrivata a riva ieri), non vorrei essere in nessun altro posto. There’s no place like home.

Di orologi biologici e infatuazioni demenziali

A volte capita.
Incontri dei pupetti in tenera eta’, piccoli, sbilanciati, ciccioni, paccioconi.
A volte li prendi pure in braccio.
Quando non sono figli tuoi, ti ritrovi pure santa.
Vomitino sulla maglietta nuova? Che vuoi che sia, si lava.
Eau de cachet? Dai, te lo cambio io.
Cinquantesima volta che butta qualcosa a terra? Faccio io, su, non lo sai che ogni volta che ti chini fai uno squat a gratis? E’ tutta salute.

A volte ammiri foto dei tuoi figli, come non le avessi quasi mai viste prima.
Con la faccia a fumetto e gli occhi a cuori. Ahhh, come erano piccoli, cuccioli, indifesi.
A volte ti rincretinisci davanti a foto di altri infanti in quella fase ggiovvineee.
Li conosci? Non tutti.
Importa? No, sono belli e meravigliosi a prescindere. Sicuramente sono tanto angeli quanto paiono.
Chi non vorrebbe vivere con loro.

Sara’ forse il mio orologio biologico ormai sulla soglia del pre-pensionamento
ma c’e’ una inquietante, stucchevole, vomitevole, tenerezza.
E’ inspiegabile, sale su. Si direbbe che viene dal cuore, dall’anima, ma e’ una cosa, anche, ancora piu’ profonda.
E’ la natura, e’ biologia mista a degli archetipi mista a demenza senile e mi rende completamente deficiente.
Sussurra
Poi urla
Strattona
Mi innamora
Canta ‘daaaiiii’…

Poi mi ricordo le notti insonni, i pannolini, i vomitini, le colichette, le bills della creche, l’impossibilita’ di andare in bagno da sola, le docce centellinate come il momento di massimo relax, i pianti incessanti, le urla…
Allora ogni sbandamento cessa e arriva il MAI PIU’. 
E le contrazioni, uno, due, tre PAIN
Io che non ce la faccio piu’, e la nurse che mi implora “se urli sprechi ossigeno, su ci sei quasi, spingiiii”
Il chirurgo che arriva in emergenza “deve uscire sto bambino deve uscire per forza, ti dobbiamo tagliare
Rassicurante, molto.
Mio figlio che nasce e non piange, non fiata per un lunghissimo terribile po’ ….

Allora ogni sbandamento cessa, arriva la vocina femminista ‘solo noi possiamo’, si gongola forte della medaglia di superwoman.
Ma poi intravede i superman, che si sono divertiti, han dovuto solo spedire un semino, loro…
Non volevamo la parita’ dei sessi? E arriva il HAI GIA’ DATO. 

Poi, poi, mi ricordo il momento dopo quell’attesa estenuante, che saranno stati pochi minuti, ma a me sono parsi secoli, quando finalmente me l’hanno messo sul petto ‘respira’.
E allora vorrei cambiare tutto il post, vorrei dire allora che non c’e’ sofferenza piu’ bella di quella.
Il suo cuore sul tuo cuore, e ti dimentichi tutto. A 1 giorno come a 3650.

Ma nessuno mi potra’ mai garantire che il prossimo giro sia una femmina, e io lo dico da sempre, in un covo di maschi non ci voglio stare, e gia’ siamo in situazione impari.
Vuol dire che mi comprero’ una gattA.
Dal pubblico ringraziano.

L’Italia secondo mio figlio

Stasera io e il ragazzo siamo andati in pizzeria. In una pizzeria dove appese ai muri ci sono foto di luoghi che ha finalmente di recente potuto vedere dal vivo. Così abbiamo iniziato a parlare dell’Italia, dei giri che abbiamo fatto …. Gli ho chiesto cosa gli è piaciuto di più finora.

Risposta “Venezia …. Bella, molto, … le gondole …. Ma Roma … vuoi mettere la fontana di Trevi?!??”

La mia prima reazione è stata chiedermi se non è che noi e il fontanone non abbiamo un legame ancestrale, familiare pure, su cui dovrei iniziare a indagare – soltanto dopo aver spalancato gli occhi stupita “sul serio?!?!”.

È che sebbene a Roma io voglia molto, moltissimo, più che bene; sebbene la malattia dell’acqua di Trevi pur io ce l’ho, sebbene sia chiaramente conscia che sono due città totalmente imparagonabili, ecco, un po’ a dirvi la verità ci sono rimasta (male). Il proprietario del locale, che è di Ostia, ha fatto un sorriso grande così. Io non ho detto nulla di troppo contrariato a mio figlio perché non lo voglio influenzare. E sono fiera di averlo portato in entrambi i posti. E Roma, tu lo sai che ti voglio bene, un sacco, un sacchissimo, ma a Venezia sta un pezzo di anima mia da sempre. Da molto prima che imparassi a conoscere te. È che siete due oniricita’ completamente diverse, è che nulla viaggia più lieve che sul mare. È che chi il mare l’ha dentro, si sente sempre veramente a casa galleggiandoci sopra. Poi si illumina di stupore inseguendo fontanelle e fontane, che sempre di acqua parliamo, ma non può prescindere dall’immensa distesa che tutto può.

Saranno stati i gelati, le pizze, i gladiatori. Sarai te che continui a portare acqua al tuo mulino, e tra poco anche voli diretti dal Munster. Il ragazzo, quando l’ha saputo, ha detto subito che dobbiamo tornare.

La monetina sta già portando i primi frutti.

Marco

Io guardo sempre avanti
Ho sogni più arroganti ma oggi no
Lasciatemi i miei santii
Ora che il cielo è meno blu, whoa
Ora che tutto è un déjà vu

Non torneranno più
Quegli anni spesi a ridere
La tua voglia di vivere mi manca amico mio
Vorrei incontrare Dio
Per dirgli cha ha sbagliato
Che non l’ho perdonato e che non lo farò mai

(Negrita – Non Torneranno Piu’)





Ho pensato molto a te in questi giorni. ‘Capiti’ a random, e sti giorni e’ risuccesso.
Forse perche’ Faccialibro mi ha sparato in faccia un ricordo in cui ti taggavo, e io, ovviamente, ci sono andata su quel name tag.
Perche’ la tua pagina e’ ancora aperta e la gente ogni tanto ti scrive, come se ci potessi sentire.
Ci sono andata perche’ c’e’ una foto di me te e G. che facciamo le smorfie in un pub, e che ogni tanto mi piace riguardare.
Ci sono andata perche’ ci sono descrizioni di te, di gente che conosco, che non, e tutte ti rispecchiano, e tutte mi fan dire ‘davvero, lui era proprio cosi”. I tuoi occhi giganti, il tuo sorriso, la tua vivacità contagiosa.

Forse perché tra un po’ e’ il mio compleanno, e subito dopo il tuo, come se potessimo spegnere candeline assieme. Forse perche’ in un attimo in cui pensavo a tutt’altro mi e’ venuto un flashback: seduti sul tappeto di quella casa che era mia, tra candele e incensi.
Di nuovo assieme in questa isola, dopo che tu da questa isola eri scappato, per cercare un futuro in un’altra, piu’ calda.
Eri passato dalla capitale, e sei venuto a trovarmi, prima di ripartire, e abbiamo trascorso un weekend assieme.
“La vita e’ breve, ti meriti di essere felice” mi hai detto.
La vita e’ breve.

E’ ‘buffo’: sono le tue ultime parole che ricordo, prima di quella telefonata, di quella curva, prima di quella moto, prima di.
Continuo a pensare che il tempo e’ solo un’illusione, che ognuno arriva e se ne va quando deve, continuo a credere al non caso. La vita non va in ordine di annata, non ha senso stare a dire che avevi solo la nostra eta’, che non e’ giusto, che allora perche’ non prendono prima quelli che hanno vissuto di piu’?
Perche’ magari tutto quello che dovevi vivere qua, tu l’hai vissuto in mezza vita, perche’ cosi’ doveva andare.
Tutto quello che dovevi condividere, trasmettere, insegnare l’hai fatto nel tempo che hai avuto.

Quello che fa male a me, e mi fa male sempre, e’ il non esser il per dire ciao, o addio, o arrivederci.
Penso sia una questione di ‘closure’ come si direbbe qui.
Per quanto sia terribile vedere un’anima che vola via da un corpo, le volte ‘meno faticose’ sono state per me quelle in cui c’ero a salutare. E per assurdo, la volta ‘piu’ dolce’ e’ stata quella in cui io ero io li’ a stringere una mano prima che chi stavo accudendo se ne andasse.
Ma una malattia che ti ferma in un letto, non e’ esattamente come una curva, una sera, una moto, all’improvviso, e non si sa. Io non ho mai chiesto se poi si e’ saputo davvero. Di quella notte, di quella curva, la polizia… era un colpo di sonno, era …. cosa?

Non credo nemmeno di volerlo sapere.
Ma so che sei stato come un soffio, la gente con cui clicchi, le anime che riconosci.
E in cosi’ poco tempo hai fatto cosi’ tanto …
Quando ho traslocato mi sono chiesta mille volte dove fosse finito ‘Brida’, oggi un altro flash – lo devo avere prestato a te prima che tornassi a Lanzarote. Mi piace pensare che sia in mano di qualcuno che possa ispirarsi e continuare il cammino iniziato con tutte le nostre congetture.
Mi piace pensare che tu che credevi tanto agli angeli, un angelo accanto ora ce l’hai davvero.

Ogni tanto fantastico anche: tutti i sogni in cui ti trovo, in cui vieni ogni volta a raccontarci qualcosa di buffo, sono, come dice C. ‘delle visite” .. tu che vieni a trovarci, a dirci che ci sei. Non ci credo particolarmente, ma una parte di me si chiede se non possa forse davvero essere cosi.

Intanto rileggo “Itaca” che e’ una poesia che mi hai insegnato te.
E ‘della mia vittoria’ di giovedì’ ti dedico un pezzetto.
Vorrei tanto poteri abbracciare per dirti ‘visto?’ o ‘grazie’. Ci meritiamo di essere felici, tutti.
E anche se a volte e’ faticoso e’ bello lavorare per quella felicita’.

Chissa’ magari un giorno proverò a scoprire ‘dove stai’, e verro’ a portarti un fiore.
Come se non sapessi che energia’ e’ ovunque, e che sei dietro alle mie spalle, coi tuoi occhioni giganti che sorridono.

Questo viaggio in cui non si ripassa dal via

“Poi non è che la vita vada come tu te la immagini.
Fa la sua strada. E tu la tua.
E non sono (SEMPRE, aggiungerei io), la stessa strada.”
A.B.

Io non so quanti solicitors vedano i propri clienti abbracciarsi dopo un divorzio.
In quell’abbraccio, e’ passata una serie variegata di sensazioni, sollievo, felicita’, forse pure una punta di sana malinconia … e’ stato un bel modo di dirsi “alla fine, ce l’abbiamo fatta”.
Qualche occhio mio lucido tornando a casa, e no, non era l’hayfever.
Penso sia normale – era quel misto di felicita’ e tristezza di quando succede qualcosa di talmente senza aggettivi che vuoi piangere, e ridere allo stesso tempo; di quando sei talmente stanco che quando una cosa finisce ti scivola tutta l’adrenalina via di dosso. Era un commiato di benedizione a quella ragazza che e’ esistita un tempo, quella che non aveva ancora capito come la propria vita ce la costruiamo ogni giorno noi.
Era piccola, ma fa pur sempre parte di me, e oggi e’ come se le avessi detto davvero addio.

“Adesso possiamo ricominciare davvero” mi dice lui.
Alla fine dovremo continuare a farcela, per quella creatura che e’ meta’ sangue mio, e meta’ suo.

E quando dico che tutte le sfumature di Amore contano, conta anche questa.
E se fossi un sollicitor, preferirei di gran lunga vedere due che si abbracciano dopo avere avuto la benedizione di un giudice (“avete fatto tutto egregiamente”), piuttosto che due che si sputano addosso.
Anche se i primi fanno guadagnare moltissimo di meno, e non procurano lavoro ai barrister.

Io vi auguro di non dovere mai entrare nel posto della foto, o in qualunque altra family court.
Ma spero anche, se proprio doveste farlo, che ne possiate per lo meno uscire come me oggi. Grata.

Signori e Signore, sono ufficialmente una donna libera.
Non solo di spirito, ma pure sulla carta.