In questa citta’

“Anche quando vorrei dare un calcio a tutto sa,
farsi bella e presentarsi col vestito buono,
e sussurarmi nell’orecchio che si aggiusterà”
(In questa città – Max Pezzali)

Ogni volta che riparto dalla città in cui non abito mi frullano in testa duemila pensieri.
Spaziano. Dai piu’ insulsi ai piu’ importanti. Dai piu’ stupidi, a quelli di sopravvivenza naturale. Da quelli sul mio futuro prossimo e remoto a quelli sul qui e ora.
Adesso, per esempio, sto guardando una piadina in foto e mi chiedo se sara’ la mia cena.
Adesso sto pensando che da domattina ricomincio la dieta.
Oggi un bambino, a pranzo, vedendomi dopo un bel po’ di tempo, per prima cosa in assoluto mi ha chiesto: “tu da quant’e’ che non mangi una buona mozzarella?!?”, per poi specificare che non avrebbe mai voluto dividere nemmeno un cubetto della parte di cinghiale che gli abbiamo conservato con nessuno al mondo, nemmeno suo fratello. Io ho sorriso e pensato …”ah, fosse mio figlio tanto entusiasmato da un po’ di cibo …”.
Benedetto crescere in Italia. Che la cultura del cibo si insegna, vero, ma su mio figlio ha decisamente vinto il lato Isolano. Pizza e pepperoni rimane la sua pizza preferita, “e in Italia non la fanno”, dice.

Sto giro, nonostante le mie convinzioni sull’autunno come deve essere (cioè freddo), ho immensamente apprezzato il sole, il girare smanicata e a gambe nude senza dovere ricorrere ai miei soliti leggings di casa, ed avevo comunque caldo. A Ottobre.
Mi sono ‘divertita’ nel caos, che di solito mi disorienta, forse inizio a farci solo un po’ l’abitudine.
Nel caos, tra le doppie file, le corsie che non esistono, i pazzi scatenati, ho ribadito che non potrei mai guidare su queste strade. Ma ammetto in onesta’ che e’ bello potere sorpassare tutti in moto, e fare le gincane, per arrivare alla linea due ruote pre-semaforo – quando non ti viene un infarto.

Ho (ri)guardato tutte le mura, tutte le porte da cui sono passata, tutte le scale di marmo dei palazzi in cui sono entrata. Tutti i portoni. Io vivo in un mondo quasi senza portoni, e hanno un certo fascino su di me, da canzone. A Piazza Bologna ho guardato per dieci minuti negli occhi la statua di un cane, chiedendomi cosa ci facesse li, perché non è tutti i giorni che un cane ti accoglie immobile poggiato su un piedistallo. Fissandoti pure. Come se sapesse. Tu sei quella che va alla scala B, interno 5, ci sono davanti a te in coda tre persone, farai veloce. Ci vediamo alla prossima.
In una tabaccheria, ho imprecato mentalmente alla quintupla persona che mi chiedeva
“ma la tessera sanitaria?”
“Non ce l’ho”
“Ma come non ce l’ha?”
Alla fine in Via Aosta, dopo mille peripezie, sono riuscita a farmi fare lo Spid da simpatico signore
“‘la pwd e’ Forzaroma! Mi spiace per i Laziali”
“Io sono Lombarda…”
“Ahbe’ allora”
Entrando nel sito del governo Italiano con lo Spid ho scoperto cose a me ignote, tipo che mio figlio ha un codice fiscale. Cose un po’ meno ignote: secondo lo stato Italiano sono tuttora sposata (ma attenzione con un uomo chiamato SenzaNome, davvero), e abito all’indirizzo dove non abito piu’. Ho tentato di aggiornare la residenza da li’, ma si poteva solo scegliere una provincia Italiana.

Ho sentito storie, ho raccontato storie.
In Via Gallia ho fatto colazione al bar per due mattine di fila prima di attaccare a lavorare (la bella vita) , offrendo una colazione per tre pagata al costo di una nell’isola, e sentendomi ricca, tanto per lo scontrino quanto (e soprattutto) per la miriade di cose buone che ho potuto gustare, e i bar tra cui potevo scegliere. Sul tavolino ho discusso di amori ai tempi di Tinder, donne che non comprendono appieno come si fa la corte senza stressare i padri single (“ho i bambini tutta settimana, quando non ci sono DEVO dormire” e’ una frase che sottoscrivo appieno). Ho finalmente tosato tutta la mia testa, da un parrucchiere al civico 87 (che ho deciso sara’ d’ora in poi il mio nuovo parrucchiere), con le colleghe che lo osservavano mentre mi dicevano “E’ fortunato …. non capita spesso che la gente venga a tagliare cosi tanto”. Lui mi ha assecondata, non ha avuto timori, e sono uscita felice. E da Mr G. ora che ho un corto super, ho deciso che tornerò per una tinta fluo.
Non ho trovato gli ovetti Kinder che ho desiderato dal momento in cui sono atterrata – paiono spariti ovunque. Come le sigarette al mentolo che mi ha chiesto di riportare un’amica “non le vendono piu’”. Ho fatto la “contrabbandiera” di fumo, che un pacco di Marlboro nell’Isola costa quasi 20 euro. Poi me ne sono pentita perché aiuto le amiche a farsi male, ma ormai era troppo tardi.
Sono andata al cinema al Pigneto, in uno di quei cinema indipendenti, in una sala mignon, una roba tipo cinema che non vedevo dalla mia adolescenza abituata come sono orami ai multisala. Sono andata a mangiare le pizze (Romane e Napoletane), con l’intramontabile frittantipasto di obbligo. Questo rito che ancora non comprendo, e per cui vengo schernita amichevolemente “lei non mangia i fritti”, che poi non e’ vero, magari non sempre e comunque come starter, ma un fiore non me lo leva piu’ nessuno ormai.
Ho pranzato domenica al Ghetto con antipasto giudeo e la peggio carbonara che io abbia mai assaggiato nella capitale, ma con degli antipasti fantastici. Nel palazzo dove non abito ho sentito suonare il sax, ho sentito Miele che accompagnato da una vicina rientrava a casa.
Ho sentito di nuovo il bambino triciclettarmi sopra la testa di prima mattina (meglio di una sveglia), ma anche la nuova sorellina che piangeva disperata con suo padre che le diceva ‘basta’. I trapani del palazzo di fianco, le campane, un aereo che mi pareva potesse sfracellarsi contro, i soliti allarmi, gli schiamazzi dei bambini nel cortile della scuola. Tutti rumori che qui mi fanno da sottofondo, completamente opposto al sottofondo silenzioso di casa mia. Tranne il giovedì sera quando ci sono gli allenamenti di rugby. Ho visto cinque bambini pattinare in un atrio lucidissimo e tentare pure le scale, ho detto ‘ciao’ a volti che inizio a riconoscere. E ho riabbracciato persone che conoscenze solo di vista non lo sono ormai piu’.

La verita’ e’ che nel posto in cui non abito, inizio a sentirmi sempre un po’ piu’ a casa.
Ed e’ sempre bello pensare che “di cosi’ tanto mondo in cui possa tornare” ognuno di noi possa avere quei due, tre, o anche quattro posti che siano che diventano posti tuoi. Da cui parti, ma da cui non sei mai o non sei più andata via. Che è una delle ragioni per cui, abbagliata da una gita a vent’anni, ho deciso di provare a vivere nell’Isola. E l’Isola sa essere bellissima, ma la sua meraviglia intrinseca è totalmente diversa da quella di posti come questi, “tutta questa bellezza senza navigatore” fa una canzone che mi piace.

E nonostante le mancanze di bussole, come dice Max (mi si perdoni per la ri-citazione, gia’ l’avrò usata), anche quando capita di volere imprecare contro il mondo, qui l’ariantica fa una parte incredibile, e’ come una mamma che ti da un bacino quando ti sei fatto male, e ti passa la bua. E quando non ti sei fatto male tu la guardi comunque in ammirazione, e rimane per te la donna piu’ bella del mondo. O una di quelle. (Venezia rimane comunque per me differentemente prima).
Quando guarderete Siccità capirete perche’ vi dico che Max un giorno subi’ il fascino dell’esotico’ “L’esotico”, ve lo posso anticipare, riguarda la battuta finale del film, ma non vi voglio fare tutto lo spoiler…..
Se non fosse per il suo esotico, Max, non avrebbe forse saputo descrivere cosi’ bene, nonostante la canzonetta insulsa, tante cose che vedo pure io. Anche se, a differenza sua, i tassisti non mi chiedono se sono Milanese, ma “e che ci fai qui?” è un ritornello che inizio a sentire spesso.
“Sono una donna ibrida” è una risposta che dovrei fare entrare nel mio repertorio.
Che e’ un modo smart e fascinoso di dire “fare la pendolare” .
Che e’ un lavoro stancante, ma la vita che ti costruisci pian piano nei posti dove pendoli puo’ fare la differenza.
“Anche perche’ Roma e’ stupenda, ma non da andarci cosi’ spesso” (cit. mio fratello).

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Pubblicato da Mlikyway

Mai prendersi troppo sul serio ;)

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