Sogni di rock n roll

Io ho sempre detto che da piccola volevo fare il pirata, non la principessa.

Quando giocavo con le Barbie, Ken non era mai il mio marito… al massimo un fidanzato occasionale. Avevo Dario e Lisa, i due bambini della famiglia cuore (così li avevamo chiamati) e me li crescevo da sola. A casa mia c’erano un letto con testiera girabile che era pure un divano e un fasciatoio che era pure un tavolo. Portavo i tacchi, ma il mio lavoro era l’austronauta. Per dire. Le gonnellone le metteva mia sorella, anche se negli anni e nella vita vera io sarei finita ad essere quella dei vestitini e lei quella dei pantaloni – sempre.

A contrario di certe altre ragazze, io non ho mai sognato di sposarmi.

Così quando mi sono ritrovata sul punto di farlo non avevo grandi desideri o aspettative, non dovevo realizzare i miei piani da bambina. Una cosa sola sapevo con certezza, o forse due: una era che volevo il mio colore preferito nel mio vestito. L’altra riguarda “Dio” ma Dio, che io ci creda o meno, mi ha fatto incontrare un prete eccezionale. A cui ho praticamente detto “io non ci credo, non voglio comunione, non mi vedrà fare segni della croce, lo sto facendo solo per lui”, che sia stato giusto o meno (col senno di poi è stata una scelta non non influente tra le dinamiche di relazione). Lui mi ha risposto “ti sposo comunque, perché sei stata onesta” e sta cosa un po’ mi ha sciolta, e allora ho detto “ok”.

Ho fatto poi le cose standard, tipo girare per location, assaggiare menu, costringere tre povere fanciulle Italiane a indossare lo stesso vestito per farmi da damigelle (nell’isola e’ un onore, per loro era più un onere ma le ringrazio tuttora di avere acconsentito). Ho obbligato mio fratello a vestirsi in fresco lana in Brianza in Agosto, perché I damigelli del marito volevano essere tutti belli uguali ed avevano noleggiato l’abito nel Munster, dove quello era il materiale più leggero disponibile.

Organizzare un matrimonio, chi ci è passato lo saprà, è quasi un lavoro. Farlo a distanza è ancora più divertente. Alla fine siamo stati (tutti) bravi ed è stata una bella festa.

Però, però con la storia dei compromessi ho rimosso. Ho rimosso le obiezioni sollevate e non accolte. Tipo “io ti sposo in chiesa, ma tu mi sposi come dico io?” “Ma, no, quella cosa non vale legalmente”. Ho rimosso le cose su cui ho ceduto, e la parte di me stessa che per questo è rimasta zittita. E so benissimo che è una cosa su cui ho ancora molto da lavorare, ma mentre il tempo passa, rielaboro, e mentre rielaboro, cresco.

Prima ho visto questa immagine. A volte basta veramente poco per riportarti a te stesso. Da piccola non sognavo di sposarmi, a trent’anni nemmeno, ma ora so esattamente come lo farei PER ME. E se semmai lo rifacessi (una volta non basta?) vorrei uno scoglio a picco sull’oceano, o un bosco, pochissima gente (anche se nella pratica scremare pare impossibile) e forse solo me e il malcapitato. O forse solo me e il malcapitato sullo scoglio e poi una festa con gli amici in mezzo al bosco. E un vestito così. Perché il vestito che mi sono scelta la prima volta mi piace un sacco, e ancora lo tengo. Ma un vestito ‘hippie/pagano’ ed una promessa promessa davanti a Madre Terra e Benedetta dall’Amore che conta sempre che si chiami Dio, Allah, l’Inter, o la Carbonara poco importa, fa decisamente molto più me.

Poi può anche arrivare Luciano a suonare per me mentre mi metto gli anfibi.

Se inizio da ora a farmi pubblicità in Faccialibro magari raccimolo abbastanza seguaci per avere questo favore. Accanto alla corona di fiori fatta da qualche amica ma con le violette offerte da Berrettini. Se vi serve vi posterò tutto quello che faccio in diretta, se non vi piace non dovete rimanere miei amici. Quelli che lo sono davvero riusciranno pure a trovarmi un cavallo bianco, e a farmi andare a qualche lezione gratis dalla Contessa. Tra qualche settimana prenoto pure il mio viaggio di s-nozze. Il mio IBAN sarà stampato sugli inviti. Domani sono al paesello e inizierò a imbucarveli nelle vostre cassette. Grazie di cuore e arrivederci.

(Chi mi conosce saprà che in sto ultimo paragrafo non sono veramente me stessa, e mi perdonerà la satira… è che lo dovevo dire.)

Pubblicità

Pubblicato da Fondi di Caffè

Mai prendersi troppo sul serio ;)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: