Bah gagli van-verati

Tema: la valigia di quando si torna nello Stivale.

Ci sono due tipi di ‘valigie’ (che nel tempo grazie a Ryanair si sono trasmutate in borse che si spiaccicano ben bene sotto al sedile) che faccio solitamente per tornare nello Stivale.

La valigia per andare nel posto in cui non abito è diventata un film intitolato “fammivederechecosavuldireviaggiareleggeri”.
Con locandina con una donna con gli occhiali da sole e una gonnellina corta e l’allegria di chi sa che migra come le rondini a primavera. In posti al calduccio.
Fa sempre più caldo di casa mia, quindi si parte imbacuccati con cose che non si rivedranno fino a fine trasferta e si vive di abiti che non occupano spazio in borsa.
Il “non si sa mai” (anche se si sa sempre) e’ relegato a un cassetto con due o tre cose “pesanti” che non vengono mai indossate, come previsto, che “lascio perche’ almeno non me le porto a dietro, se proprio nell’evenienza”. È un po’ come lasciare uno spazzolino in una maniera molto più subdola e meno palese. C’era una volta il film che diceva che dopo 21 oggetti piazzati in una casa non tua …

La valigia per tornare al paesello fa invece “sonofuoridaltunnelldeldivertimento” ed e’ assai piu’ complicata.
Il trailer del film sono io che metto una cosa in valigia, poi un’altra, ne tolgo tre, rimetto tutto e poi mi ci siedo sopra, sperando di riuscirla a chiudere e che il mio sedere la possa come per magia rendere una salsiccia che in qualche modo sotto al sedile blu, passa comunque.
Un motivo c’e’: d’estate fa più caldo, e fa piu’ caldo sia di casa mai che del posto in cui non vivo. E anche se nel posto in cui non vivo stanno piu’ gradi non ci sono pazze escursione termiche notturne. E se fa caldo c’e’ comunque il venticello, che riduce il numero di docce giornaliere da trecento a trenta. In pianura c’e’ afa, non mi vogliono metter piscine (io continuo a insistere coi proprietari terrieri..) e non ci sta nemmeno una fontana.
D’inverno si gela e occorrono maglioni che nel mio guardaroba isolàno proprio non esistono e che nel posto in cui non abito potrebbero esistere, ma nessuno usa mai. Li fabbrica tutti la bonazza del piano otto. Ora che lo sapete avete una scusa per andare a disturbarla. Quindi uno nella valigia infila tutto quello che può, dai costumi alle coperte per sostituire capì che non si ha.
Ma…. Gelerò sull’aereo con un giacchino di jeans soltanto?
Potrò andare vestita come sono ora senza rimpianti?
Avrò caldo con gli stivaletti che ho ai piedi? Potrò essere me stessa senza attivare gossip dalle sciure?
Mi consola il pensiero che sto per partire per “un viaggio burocratico” di meno di 48 h in totale (forse il più corto che io abbia mai fatto) e che quindi sicuramente me la caverò’ lo stesso.

Mi consola che nel paesello ho sorella, amiche, cugine, zie che a mali estremi mi direbbero certamente “serve qualcosa?”. Nel posto in cui non abito, invece, anche se sono dimagrita, le speranze si dissipano tra negozi Coin e UPIM che hanno taglie per donne invisibili. Solo quelle. L’altra opzione è infilarsi in magliette sdrucite di gruppi che piacciono a mio padre. Sarebbero mini abiti trendy. Ci potrei pensare. A mio padre. A dirgli di Roger Waters ad Assago a Marzo 2023. Verrebbe, io non lo so se andrei. Ma. Sarebbe fiero di me. Avevo un armadio intero di vestiti una volta ‘a casa sua’. Ora rimane solo il ‘pigiama del ritorno’ che mi custodisce mia sorella. È un pigiama di PiLe perché in Brianza, di notte, fa anche molto freddo.

Era meglio avere una maglietta dei Dream Theater come pigiama. La userò e se fa freddo mangerò la cassoeula lo spezzatino e la polenta. E se fa caldo trascinerò mio padre a mangiare un gelato vero. Dove la panna non si paga e l’inverno quasi non esiste. Perché gli ‘scambi culturali’ fanno bene a tutti. Ci sarebbe solo da imparare a dire brioches.

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Pubblicato da Fondi di Caffè

Mai prendersi troppo sul serio ;)

Una opinione su "Bah gagli van-verati"

  1. Per dieci giorni in montagna, avevamo la macchina carica che più carica non si può di valige e borse e zaini e zainetti pieni di “cose che non si sa mai”: dal costume-cuffia (in albergo c’era la piscina) fino alle maglie di pile. Scarpe? Solo io avevo con me: scarpe da trekking, scarpe da ginnastica leggere, da ginnastica per la pioggia, scarpa chiusa per la sera, sandali con la zeppa per il viaggio, ciabatte per la piscina. Roba da matti. 😉

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