Gli altri siamo noi

In questo posto dove la religione decide (anche) con che “abbigliamento” una donna entra in acqua.

Mi sono chiesta (anche) più volte quando le bambine, che vedo girare vestite come la maggior parte delle bambine che conosco, iniziano a dover indossare quello che indossano le loro madri.

È il contrasto visuale più evidente di questa vacanza, le une accanto alle altre, le altre pallide dai bikini in cui di coperto rimane ben poco, le une con dei costumi che non avevo mai visto prima, molto eleganti, tipo vestitino a maniche lunghe e leggings water proof. Scoperto solo il viso. Oppure le altre e le une. Donne. Nuotare. Nella stessa piscina. Mi piace pensare che sia bello ci possiamo “mischiare” così, ma evidentemente ancora non è possibile confonderci.

Chissà se verrà mai un giorno senza differenze.

Intanto ci sono io, donna, in questo posto dove la religione decide (anche) che il tuo sposo/a lo scelgono (anche) i tuoi genitori. E sei un uomo, abbastanza ricco, puoi avere più mogli.

Riassuntomi cosi

“Non ci sono forse, è si o no”

“Le famiglie si incontrano, se lui/lei piace ai tuoi genitori ok. Se lui/lei piace ai tuoi genitori ma a te no, non succede MA se lui/lei piace a te e sei innamoratissimo non importa RIMANE NO”.

Io, in villeggiatura senza accompagnatore uomo (“where is your husband?”) dalla pelle chiara (ma sempre meno chiara di tutti gli altri isolàni in vacanza qui, e non sono pochi…) e l’accento strano, passeggiando con mio figlio, mi ritrovo a destare curiosità che a casa manco esistono. Ho amiche che a casa cuccano. Incredibile ma vero, alcune anche senza Tinder. Vanno al supermercato e dopo due minuti qualcuno chiede loro il numero di telefono. A me il numero di telefono “a prima vista” nessuno l’ha mai chiesto che io ricordi. Non certo da quando sto nell’Isola. Qua in dieci giorni mi è successo quattro volte. Al ristorante, sulla pista da ballo, in un trenino, al bar. Al bar, e ho pensato all’amica N. “Nemmeno al pub si riesce più a conoscere gente ora”. Sara’ che qua nessuno è ubriaco… nemmeno gli isolani che sono qui hanno avuto bisogno di quello per attaccare bottone con noi. Io ho glissato e il numero l’ho tenuto per me. Nessuno ci ha offerto abbastanza cammelli dopotutto. Ho glissato ma mi sono divertita un sacco a vedere le reazioni di mio figlio tra lo shoccato e il quasi orgoglioso. Forse mi serve andare in vacanza per capire come si torna sulla scena. Forse serve a tutte noi che non vogliamo una app di mezzo, potendo evitare. Forse basterebbe che uscissi un po’ più con mio figlio.

Assomiglia a Harry Potter, gli hanno detto qui. Fa magie.

Domani si torna. Chiedo a questa luna, a questo cielo, a questa sera, di aiutarmi a portare tutta la pace ritrovata a casa con me.

Pubblicato da Fondi di Caffè

Mai prendersi troppo sul serio ;)

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