Nulla si crea, nulla si distrugge

quando il cuore senza un pezzo,
il suo ritmo prenderà
quando sposti appena il piede,
li’ il tuo tempo crescera’
sopra il giorno di dolore
che uno ha
(L.L.)

E per sempre una canzone, che ci hai dedicato
e che dopo mi ha fatto piangere a catinelle persino a un metro di distanza da Luciano (avra’micapensatofossiemozionataperlui).
“Sara’ difficile dire tanti auguri a te, a ogni compleanno”

Mai prendersi troppo sul serio.
Ma ogni tanto capita che.

Oggi e’ il 29 Luglio, ‘sarebbe stato’ il 64esimo compleanno di mamma.
Io non e’ che non lo sappia, ma leggerlo in un gruppo whatsapp mi fa un certo effetto.
Perche’ in un certo senso ho cancellato queste date, quella, e quella di quel giorno di Agosto in cui.

Perche’ quattro anni fa, i suoi sessant’anni, li abbiamo passati in una stanza.
Davanti alle mie (nostre) montagne, e al mio (nostro) lago.
Con lei che pochi giorni prima mi dice “finalmente sei arrivata”.

Le abbiamo preparato un bigliettino, e regalato delle scarpe, che lei voleva.
Voleva uscire, a mangiare una pizza, e un gelato, diceva.
Il bigliettino l’ho scritto io, l’ho ancora io e tenerlo fa le mani fa male. Perche’ mentre lo scrivevo, sentivo, e mentre sentivo mentivo a me stessa e agli altri. Magari le scarpe le mettera’ davvero per uscire con noi / quelle scarpe non le mettera’ mai. Quelle scarpe le ha messe, non come ce lo immaginavamo.

Perdere una persona di colpo, in dieci giorni di calendario, e’ di uno strazio immenso.
Forse meno di vedere uno strazio infinito di chi sta male e resta, forse.
Tutto va bene, e poi patapum. Un giorno sei al cinema con tuo figlio, e ti arriva un messaggio da tuo padre. Molli il figlio mentre hai pianto per tutto il cartone, incontri un’amica, piangi, dici ‘io parto subito’.
E’ uno strazio inspiegabile. Non che uno sia mai pronto, ma così proprio non hai nemmeno il tempo di pensare a prepararti.

Cosi’ ti ritrovi nello Stivale, a casa, come lei che a casa non e’. La casa diventa quasi l’ospedale. L’ospedale diventa tutto. E tu diventi non so che. Un triste, coraggioso, stanco, sfiancato, pezzo d’anima che con le altre anime attorno cerca di andare avanti, come puo’.

LI’ nel ‘come puo” ho incontrato due anime, che mi hanno dato più forza di quanto io mi sarei mai potuta aspettare. Persone, non solo ‘dottori’, perché anche se era ‘il loro lavoro’ e’ questo che ha fatto la differenza.
P e A.

C’e’ stato un momento in cui papà (perche’ ognuno, ricordiamocelo, cerca di andare avanti come puo’) diceva che le cose ancora non erano chiare e “di aspettare”. La mia famiglia allora era (quasi) tutta li, QUASI.
Non si sapeva cos’era, non si sapeva com’era, non si sapeva nulla. Forse lui non voleva ammettersi che sarebbe potuto DAVVERO starci anche il peggio… perche’ comunque sapevamo che nessuna possibilità era da escludere.
Allora un giorno, mi sono fiondata da sola nell’ufficio di P.
Tremante, in una specie di preghiera tutta mia:
“Mi dica la verità, ma se lei avesse un figlio e un marito a duemila chilometri di distanza, non li farebbe venire?”.
Lui mi ha guardata e mi ha detto una cosa tipo “Li farei venire subito”.
E li mi ha salvata. Nessuno sapeva davvero, ancora nulla. Ma e’ stato come sentirsi dire ‘potrebbe succedere, pure domani’.
E sentirmelo dire , mi ha salvata.

E poi c’era A., giovane, alle prime esperienze, che a volte mi sembrava spaesato tanto quanto noi per tutto quello che succedeva e nemmeno gli esperti riuscivano a spiegarsi. Un angelo. Per me che agli angeli non credo.

P., A. e il mio motto “nulla si crea, nulla si distrugge” hanno fatto per me di quel posto un non luogo che mi ha segnata in un modo strano per sempre.
C’era un diario, in sala d’attesa per la rianimazione, in cui i famigliari scrivevano i propri pensieri.
Io sono riuscita a scrivere solo quello:
Nulla si crea, nulla si distrugge.
Sapevo di crederci, l’ho sempre pensato, ma quando la linea sulla macchinetta che le stava accanto è passata da tanti triangoli a una piatta retta, ho capito che doveva essere proprio assolutamente VERO. Ed e’ stato piu’ facile lasciare andare.

A P. ho scritto prima, per dirgli che mai troverò veramente le parole giuste per dirgli Grazie.
Di A. non ho il numero, ma spero che ogni tanto quello che ho cercato di dirgli con quell’abbraccio quando lei se ne e’ andata gli possa arrivare.

E allora non voglio davvero ‘festeggiarne 64′, perche’ potrebbero e sono 64, come 4, come 600.
E io di parole non ne ho, ma qualcuno l’ha raccontata per me perfettamente. Cosi’ mi sento.

https://www.wimp.com/a-filmmakers-tribute-to-his-beloved-father-proves-that-our-loved-ones-are-never-truly-gone/

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Pubblicato da Fondi di Caffè

Mai prendersi troppo sul serio ;)

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