C’era una volta un telefonino.

L’ Amore ai tempi del Lockdown (ATL). Capitolo 3.
Parte 1 – Claire.


Il lockdown a km 5 offre buone scusanti per rispolverare vecchi amori. Nati alla luce del display, che almeno in sto caso ha una precisa ragione di essere.
Il mio e’ Elizabethtown. Piango, rido, e ringrazio Cameron Crowe ogni volta che lo riguardo.
E vi assicuro che io non sono una che ama riguardare film.

Ma Cameron mi ricorda di quanto la Vita sia assolutamente meravigliosa. Nonostante tutti i fiaschi e i dolori che ci possono capitare in mezzo.
E Elizabethtown, MERITA.
Merita per una serie di motivi, troppi per elencarveli tutti…

Ma c’e’ UN motivo (non il solo, non il principale, ma pur sempre uno) abbastanza futile di cui potervi parlare stasera. Se non fossi una che pensa troppo e dunque interpreta continuamente il mondo, vi direi anzi che e’ semplicemente IL motivo.
Alzi le mani chi di voi non guarda i film per la gnoccanza degli attori.

Volete un riferimento più moderno?
Si facciano strada quelle che davanti a Bridgerton NON hanno MAI osservato il Duca. E hanno SEMPRE chiuso gli occhi stizzite, coprendoli pure al gatto. Bridgerton: altra parte saliente della noia di km 5. L’abbiamo visto tutte durante la prigionia. In casacarcere con il marito, o fidanzato, o gatto.
Ditemi, pulzelle, che quelle scale di marmo, quelle di legno della libreria, quel giardinetto voi non le avete MAI notate.
Che lui sulla scala ce lo mandereste solo se vi deve riparare una tegola.
Che non c’avete guadagnato nulla. Bugiarde. Vorrei tanto chiedere al vostro marito, o fidanzato. Magari ci hanno guadagnato PURE loro. Non lo faro’ per cortesia, che potrebbero rimanerci male se scoprono che quell’impeto improvviso non era dovuto al loro nuovo capello grigio, o all’amore che provate da sempre, ma solo a Simon.
Chiedetelo a Galletto, che si e’ fatto venire nuove idee spacciandole per proprie.
Il mio gatto, invece, mi ha solo detto “se scopro che uno ti ha fatto mai una roba del genere LO AMMAZZO” avrei voluto ricordargli che sulla scala, in quella libreria, sarei morta volentieri prima io ….
Invece gli ho dato l’indirizzo di Galletto.
Che lui poteva uscire e saltargli addosso. Per lasciargli cicatrici.
Scusate la cattiveria, ma la vendetta va servita fredda, e quello mi ha illuso di valerne la pena.
Ha millantato prestazioni da livello Guinness dei primati. Erano solo prestazioni livello Guinness.
Per lui ho pure soprasseduto alla gnoccanza.
E passato una notte insonne. Non per nulla, russava come un trombone. Ma non lo era.
Si può essere così deficienti, o così disperate? Vedete voi.

Ora dimenticatevi di Simon SFORZATEVI e tornate con me a
E…. CE LA FATE SU.
Lliz… DAI
abe… CORAGGIOO
thtown BRAVE!

Il bonazzo dei miei stivali qui si chiama ORLANDO. Bloom, perche’ sboccia, come un fiore. Ed e’ Orlando in QUEL film. Orlando giovvine coi boccoli, sbarbino e i capelli mezza lunghezza. Alla soglia dei suoi 30 anni.
Non l’adolescente Legolas biondo candeggiato, ne’ il fidanzato di Katy Perry, colei che e’ diventata famosa copiandogli il look. L’avra’ amato da sempre.


Orlando – Fermo per sempre nella mia memoria, come forse nella memoria di altri, mentre danza su un ponte sulle note di Tom Petty. Con suo padre tra le mani. Di Spalle. Niente foto, guardatevi il film.

Di Elizabethtown, stasera, vorrei accennarvi della faccenda tra Orlando (Drew) e Kirsten (Claire). Che e’ una parte del film, SOLO una parte.
Lei sta apparentemente con un tizio praticamente inesistente (Ben). Lui e’ appena stato mollato.
Si incontrano, per caso. Per una coincidenza fortuita, come e’ sempre molto bello incontrarsi nella vita.
Ma, come spesso accade nella vita, nello stesso luogo non possono restare, poiché convivono con parecchi km e fusi di distanza.
Molto attuale di sti tempi, non si possono vedere, ma iniziano (e continuano) a parlare.
Passando le notti a chiaccherare, senza voler smettere. Mai.

Lei fa l’hostess. E, tra un volo e l’altro, lo chiama. Appena può, mentre può, perennemente di corsa. E una sera si infila nella vasca. Perché altrimenti il giorno dopo puzza.
Girato nel 2005, quando nessuno (nemmeno Nostradamus) aveva ancora previsto Coviddi, Cameron a Claire non ha imposto il distanziamento sociale.
Lei non gode dei due metri di distanza. Lei ai passeggeri, deve persino rimboccare le coperte. Dopo avere servito il drink.
Dovrebbe rovesciarglielo addosso, dico io. Perche’ questi stronzi, loro, possono ancora, non curanti, volare.


Quella sera chiama Drew. Ore a mollo tra le bolle con un telefonino in mano. Ride, si diverte, si innamora.
Di tutte le cose che una comune mortale farebbe avendo Orlando al telefono mentre sta in vasca, il regista sorvola su una.
Perche’ troppo cliche’. E questo film non lo e’.
Perche’ sta scena e’ per tutte voi sopra che avete giurato di non avere mai scrutato Simon.
E che scale, siano di marmo o legno, giardini e vasche da bagno vi ricordano solo una cosa: come noi, ogni tanto, anche loro vanno pulite. Dio benedica la nostra mediocrità. E disperazione. E Orlando.
Claire con Drew ci chiacchiera solo, ma ha un sorriso beato che viene da chiedersi se davvero Cameron non abbia magari tagliato qualche scena…
Dio benedica la nostra bassezza. E la nostra acuta disperazione. E comunque, Orlando.

C’era una volta un telefonino.
Che quando Claire esce sinuosa come una sirena dalla conversazione con Drew, esce dalla vasca pure lui. Sebbene al contrario di Claire non si sia lavato….

Quello che succede a CasaMia, poiché’ la vita e’ decisamente molto più divertente di un film, non segue esattamente il copione di Cameron…

To be continued…..


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Pubblicato da Fondi di Caffè

Mai prendersi troppo sul serio ;)

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