Se credessi in un Dio

Io sono un cuore ottimista ma ogni tanto mi piglia davvero male.
Mentre continuo a contare i miei blessings (e sono tanti, tantissimi, immensi) ho un flash.

“Imagine all the people living life in peace”

Sono dieci mesi, non capisco nulla di politica, di strategie militari etc etc. Ma l’Ucraina chiede all’Isola (apparentemente) armi letali.

E che l’Irlanda ne abbia, o quali siano gli altri stati che forniscono e a quale stato, poco importa.
Non capisco nulla ma capisco che qualcuno seduto su qualche trono ci tiene che sto strazio non finisca. Mentre gli altri muoiono di freddo, mentre gente come me viene portata allo stremo, mentre dicono che per quelli che arrivano qui le case non ci saranno come avevano previsto (oh toh, guerra o no mi pare una vecchia storia), mentre noi intanto, 6000 anime sui registri, mangiamo in pausa pranzo, al caldo, su delle sedie bianche, su tavoli bianchi, aspettando che sia venerdì. Gia’.

Se credessi in un Dio lo pregherei che possa per un attimo eliminare il libero arbitrio. E decidere lui che Pace ci vuole subito. Ma Pace vera. Per Tutti. E portare a termine questi suoi deliverables. Se e’ un Dio non dovrebbe essere una roba difficile.

“Un conto è ripetersi spesso che sei fortunato”. Già.

Happy Thanksgiving day.

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Into the wild

E poi c’è lui.

Il famiglio, the pet cat dal nome esotico “Gattino” (G-a-t-i what?), amorevolmente anche detto da qualcuno “la belva di Satana” per quanto sa essere simpatico alle volte.

Da ragazzina avevo una gatta, Luna, io e la mia amica le facevamo un sacco di scherzi, si girava sulla sua coda come una trottola, saltava come un canguro. Le volevo tanto bene, ci ha lasciati quando è nato mio figlio. Non vivevo con lei da ormai molti anni, ma credo che per qualche karma mi sia ritrovata ora con una adorabile anima felina vendicativa.

Ci tiene che resti single, e’ il suo obbiettivo di vita.
Lo stereotipo delle Gattare è dopotutto quello di una donna nubile in pantofole e vestaglia che si dedica a una sfilza di esseri miagolanti.
Ma vuole anche essere unico, in ogni occasione.
Se proprio capita, si assicura che nessun uomo passi di qui se non per il tempo necessario per inamicarselo e farsi dare da mangiare. Fa qualche super favoritismo per i mattinieri, perché con loro non ha da aspettare le 8 per avere la ciotola piena.
Finge di tollerarli un po’ più a lungo. Fa le moine, li insegue se escono in giardino così può andare dalle sue fidanzate. Non dice loro mai “piantatela con quella robaccia”, anzi butta giù dal tavolo pacchetti di sigarette per invogliargli ad uscire.
All’inizio credeva a quella storia umana in cui i maschi dicendo che escono a comprare un pacchetto, non tornano più. Si e’ dovuto ricredere, li ha visti tornare, ma non si e’ rassegnato MAI.
Non gliene frega niente se io sono felice, li vuole morti. L’ultimo e’ stato azzannato almeno trecento volte al piede.
Quando “finalmente” se ne è andato da sta casa è andato in giro a vantarsi con tutte le gattine che ha vinto di nuovo.
E da quel giorno mi guarda e miagola, e miagola, e miagola.

Mi sono rifiutata di alzarmi all’alba per versargli crocchette.
Miagola che non posso fare solo quello che mi pare e piace. Sostiene che questa casa non è un albergo.

Gli ho detto “appunto”.

Si è rimesso accovacciato sul piumone e mi ha risposto
“tu vedi la prossima volta”.

Uomo avvisato, mezzo salvato.

Stupidera? Yes, please!

Tra quelli che mi piacciono o che ammiro,
non trovo nessun denominatore comune,
ma tra quelli che amo,
posso dire che:
tutti mi fanno ridere. 
– W. H. Auden

Donne, tenetevi strette quelli che vi fanno ridere.
Quelli che vi struccano per via di lacrime incessanti che iniziano a sgorgare sul vostro volto mentre arrivano i crampi alla pancia, e non perche’ siete addolorate – ma perche’ vi state scompisciando.
Quelli con cui potete stare sveglie fino alle 3, a parlare senza accorgervi del tempo che passa, divertendovi.

Che nello spettro delle emozioni la gioia, pure quella quasi demenziale, quella giocata, quella roba li’, insomma, e’ una roba importante.
Che se ride con voi (e non di voi!), siete a cavallo.
Poi potete anche perdonargli qualche gomitata accidentale nella schiena.
Un po’ meno il fatto che accusi il vostro famiglio di essersi preso tutto lo spazio, e dunque di limitare i movimenti suoi, costringendolo indirettamente a intaccare il vostro sonno beato.

La vita mi ha insegnato che volere veramente bene a se stessi e’ la base per stare poi bene con gli altri.
Ma se stando bene con gli altri, quest’altri portano una ventata di leggerezza, mi raccomando, godetevi tutto il piacere di accoglierla.

Che ci vorrebbero sempre decisamente piu’ fiori e molti meno cannoni.

Tutto chiede salvezza, persino dai biscotti.

Faccialibro, se lo uso, lo uso principalmente per riversarci i link di questo blog.
Dovrei rivedere la mia politica di uso social, ma la verita’ e’ che io sono una donna all’antica e non uso ne Instanteneagramma o il Cip Cip Blu, Tic Tac lo guarda ogni tanto mio figlio.
Mi rifiuto di fargli creare un account, per principio.
Cosi ne ho creato uno con la mia email, che sta sul mio telefono. Mangio pane e volpe ogni mattina.
Io non lo guardo mai, ma controllo cio’ che vede il figliolo, credo di essere una madre elicottero furba.
Sono solo una madre stuck in the 90s.

Comunque, il mio FacciaLibro e’ ormai pieno di pubblicità.
Pensavo che non potesse adescare parole dal blog, ma e’ l’unica spiegazione che mi do delle sue continue informazioni Capitoline. Non mi dice piu’ come faceva una volta, quali Santa’s Grottos si possono andare a visitare in Munster, o quali sono i migliori rashers del momento. Non mi parla di Pantomime, o di Cork on Ice… e’ tutta roba che sono dovuta andare a cercarmi io googlando. Tutta roba utile, su cui mi servirebbe restare informata per i prossimi mesi col figliolo.

E invece no – credo che poiche’ io non clicco link direttamente da Faccialibro da secoli, Faccialibro abbia deciso di rimescolare la ricetta dei Cookies, non gli do soddisfazione.
Magari mi offrisse cookies con chocolate chips, almeno li mangerei.

Stasera mi parla di Eterobasiche, du ragazzette che ‘prendono in giro’ i maschietti di oggi. Mi dice che da Novembre a Gennaio l’Orto Botanico sara’ pieno zeppo di Lucine. Mi fa persino i complimenti perche’ pure io ho visto la serie Netflix “tutto chiede salvezza”, e ho capito TUTTO (una cosa seria ve la voglio dire: fa pensare, molto, e ve la consiglio, non serve necessariamente afferrare ogni singolo vocabolo).
La mia amica C commentava che non ha sempre capito quello che dicevano i personaggi, mentre Ossicino osservava che anche se non me ne accorgo, ormai godo di una brillante propensione al linguaggio delle parti sue… se non avessi le e chiuse quando devono essere aperte e le Z sbagliate potrei quasi venire confusa per una local.

Faccialibro ha definitivamente esagerato coi suoi Cookies, e ora crede che io viva nel posto dove non abito e che abbia necessita’ di sapere tutto quello che li’ succede. Mi ha persino mostrato la casa piu’ piccola di Italia.
Sto pensando di fare un esperimento social(e) e postare ogni giorno una parola a caso, tipo ‘stivali’.
Ho parlato una vita della mia belva, sarebbe dovuto apparirmi ‘il Gatto’ da mo’, ma Faccialibro si vede non la trova una parola abbastanza interessante per stalkerarmi sul tema.
Mettero’ un bel Forza Lazio, per par condicio. Vediamo che cosa ne esce.

Ps Lo so che I privacy settings dei Cookies si possono modificare. A quanto li devo infornare per cuocere una delizia?





Wind warning

Una famosa scena durante Eunice

Vivo in una terra dove ormai un giorno su due c’è un weather warning. Sono le tre di notte. Il vento è così forte che mi immagino come una piccola Dorothy che tra un po’ verrà trasportata in aria nella sua casetta del Kansas. E anche se dovrei esserci abituata i rumori della natura in tempesta mi tengono sveglia. Poi l’ira celeste cessa per un nano secondo. Sento il respiro del figlio che dorme beato, il russare del gatto appallottolato ai nostri piedi. “Ci siamo tutti” mi dico, e penso che pensare questo pensiero mi possa cullare fino a mattina. Chissà se al di là della notte mi aspettano delle scarpette rosse per una nuova avventura. Dal regno del nord nord sud-ovest, è tutto.

Notte, e che sia buona.

Un vizio di famiglia

Mio figlio ha decisamente preso dai suoi genitori.
Ha l’istinto da cane da tartufo di suo padre per gli oggetti belli, e per la tecnologia.
Ed ha l’indissolubile amore ereditato dalla madre per ‘le esperienze’.
Mi dice che non sa cosa vorrebbe per se’ per Natale, ma gli piacerebbe che avessimo in casa una televisione nuova (io la guardo talmente poca che durante la divisione dei pani e dei pesci mi sono tenuta quella comprata nel 2011, che non me ne fregava proprio nulla di avere una roba fancy), e un nuovo computer.
Ha bisogno di un paio di scarpe ma non vuole che gliele compri senza di lui, perche’ io sono ‘stuck in the 90s’ ed apparentemente non ho il suo livello di raffinatezza.
Pero’, dicevo, ha preso da me (e ne vado molto fiera) la voglia di esplorare, viaggiare, raccogliere momenti.

Io vi direi “experiences, not things” lui vi direbbe probabilmente “experiences and things too”, ma meglio che niente.

Tra le esperienze che vuole fare, una e’ andare a Londra.
E’ una cosa che chiede da un po’, ma che alla fine non e’ mai successa, causa pandemia e cose varie. E forse perche’ essendoci cosi’ vicini mi sono sempre detta ‘ma si e’ una roba facile da organizzare’.
Una di quelle cose che dici e che poi non fai mai…. dunque deciso, sono andata su Booking, ho prenotato un hotel e sto iniziando a tenere d’occhio i voli. Ed ecco che un regalo di Natale / S. Valentino (perche’ sara’ il periodo in cui andiamo) si sta materializzando.
Gliene voglio regalare, dieci, mille, cento di cose cosi’, perche’ sono sempre convinta che valgono piu’ di un qualsiasi oggetto.
E se ci penso poi… suoi occhi che si illuminano per un biglietto del concerto di Ed Sheeran, il suo abbraccio dopo essere stato su una Gondola, l’euforia dello stringere la mano ad un mago per la sua festa, la sua faccia nel deserto del Sahara, e mille altri momenti cosi’, sono tutti momenti che per me non hanno assolutissimamente prezzo.

La seconda cosa che vuole fare e’ tornare presto in Italia. In Italia – mi ha detto qualche settimana fa.
“Ciccio, sai, ci sono i voli diretti per casa del nonno a Pasqua, andiamo a trovarlo?”
E allora vedi il suo concetto di Italia trasmutarsi.
Don’t get me wrong, simpatizza per la famiglia materna, ma e’ che al paesello non c’e’ proprio nulla da fare…. e non avendo cugini dal lato materno o gente della sua eta’ con cui passare il tempo, si annoia sempre un po’.
E la sua vena ‘pro experience’ che io adoro gli tira fuori automaticamente voglia di continuare a viaggiare con me.
“Ok, ma facciamo ANCHE qualcos’altro? Come l’altra volta che siamo andati a Venezia… anzi, possiamo tornare a Roma, it’s so so coooollllll!!!!”.

Lui – dovete sapere che lui e’ pure un adrenaline junkie.
Avendo gia’ setacciato Gardaland (che era il mio posato preferito da bambina e che mi emoziona tuttora, e le somiglianze continuano…), essendo stato a Leolandia, quando dice cosi’ mi viene in mente Cinecitta’ World. Non ci sono mai stata, ma sono sicura che gli poiacerebbe. Allora inizio a macchinare, studio gli orari, guardo i biglietti…
Io – dovete sapere che io sono un’amante delle sorprese: farle e riceverle.
Alla l’idea sorpresa me la tengo, faccio in modo di cambiare discorso e la conversazione cade.

Stamattina apre gli occhi e la prima cosa che mi dice e’
“Mamma, per Pasqua possiamo andare alla Fontana di Trevi?”.
Ero ancora mezza addormentata.
Nel dormiveglia ho pensato due cose:
1. se viaggiare e’ la prima cosa che pensi alla mattina, vuol dire che ce l’hai nel sangue, e ti auguro che questa curiosità e questo animo esploratore rimangano con te per sempre
2. Hai detto Trevi – che ci avrà’ fatto mai, a noi, quel posto ….”deve essere un vizio di famiglia”.

New beginnings

Ogni volta che mi faccio una tazza di camomilla mi rivedo nonna, che prima di mandarmi a letto ne beve una con me.
Versata dalla teiera marrone a righe concave. E’ una delle cose sue che mi sarebbe piaciuto avere di ricordo, se fosse stata conservata.
Camomilla bollente, tre cucchiai di zucchero e poi un letto alto alto di legno con una trapunta blu, in cui sognare nuove avventure.

Stanotte invece mio figlio ha sognato lei.

E per quelli a cui come me, ‘piace credere’, come ci credevano i Celti, che oggi comincia un nuovo anno, e’ sicuramente un messaggio di buon auspicio.
E per quelli come me che trattano Samhain con immenso rispetto, il fatto che sia venuta a trovarlo (o cosi’ mi piace credere, che mai l’ha sognata prima in vita sua), mi scalda il cuore.

E’ la notte piu’ gioiosa di tutte, a dispetto di quelli che dicono sia la notte del diavolo e delle tenebre.

Possa essere un’occasione per liberarsi delle cose inutili, e per portare le nostre intenzioni avanti con noi.
Che io sono quella che crede “nell’Universo” ma anche che siamo, per la stragrande maggioranza, i pensieri che facciamo.

Buon inizio a tutti.

Oh mama mama, che cosa ho fatto

“Il cavaliere
torna dalla cavalcata
saluta Mario
che chiede “Beh, com’è andata?”
lui con le dita
fa un numero esagerato
proprio impossibile”

(L.L. Bar Mario).


Esistono per me poche, pochissime, canzoni che non sono connesse a particolari ricordi, o sensazioni, in compagnia di me stessa o altri.
Forse dovrei essere piu’ leggera sulla musica che leggera vuole essere.
Ma poi che ne faccio di quella pop, rock o metal?

Una delle eccezioni la fa per me ‘Bar Mario’. ‘Bar Mario’ e sempre stata uguale a ‘canto e sono felice’ ma nulla di piu’. O almeno era cosi’ fino a poco tempo fa. Finche’ due minorenni non hanno tentato di farmela parafrasare.

Parafrasare in una cinquecento color crema, completa di un coro di “Ligabue – Ligabue”.
I richiedenti, per caso, si sono imbattuti in un cimelo storico: una musicassetta contenente “Bambolina e Barracuda”. Se ne sono innamorati. La vogliono sentire in repeat. Leggeri e beati.

Leggeri perche’ Ligabue “e’ ancora passabile di poca recensione”. E’ un po’ come Baricco, gli piace fare all’ammmmorrreee (come biasimarlo), e ne scrive a iosa. Ma questo non e’ un disco vietato ai minori, apparentemente.

Ligabue lo potrebbe ascoltare anche un tre-enne.
Nonostante l’irritazione del padre per Bambolina e Barracuda alla millesima volta, tra un tornatino e l’altro finiamo per cancellare le divergenze e canticchiamo tutti assieme, me compresa, intrusa nella famigliola felice.

Il testo e’ per i bambini una favolosa storia thriller / poliziesca, un gioco a cacciare indizi, e, infatti, arriva presto una vocina che mi fa:
“Ma che vuol dire che deve tornare vestita soltanto del suo bicchiere, e perche’ lo accoglierebbe in accapatoio?”.
“Mmhhh”
Proprio in quel momento capitano una curva e un animaletto in bella vista, arriva la distrazione, e in un attimo siamo fuori dal tornante e dall’impasse.
Tornano a cantare – Il fatto che ci fosse una pistola di mezzo li intrigava probabilmente piu’ del vestito.
“Ma alla fine si salva, secondo te?”
“Secondo me lui si”, rispondo (“io non lo so” lo penso).

Poi arriva il turno di Bar Mario, e tutto pare filare inizialmente liscio….
Non si chiedono cosa significhi che sul su letto si sta ballando un bolero, ne’ che sua moglie bruci di febbre di vita e si sta facendo le cure. Non commentano sulla parolaccia di quella televisione che agita il culo, dicono che e’ maleducato che lui faccia la mossa, e che sanno bene quale sia….
Fila tutto liscio, fino al numero esagerato proprio impossibile.
“Papa’, ma tu l’altra volta non ce l’hai spiegata questa”
si vede che oggi proprio gli sto simpatica, e tocca di nuovo a me:

“Tu, dicci, secondo te, cosa significa che con le dita gli fa un numero esagerato proprio impossibile?”
Gli potrei rispondere “lo scoprirete da soli, un giorno”, ma verrei probabilmente denunciata.
Vorrei essere in un tv show di Gerri dove posso chiamare l’aiuto a casa.
Ricanto, temporeggio, ma loro insistono.
“Ma perche’ gli chiede come e’ andata …. ma e’ andato a caccia?”
“Ma poi che e’ un numero proprio impossibile?”
“Ma intende quanti animali ha catturato? Che vuol dire, non capisco….”
“Ma poi con le dita quante volte deve muovere le mani?”
“Ma io penso …. un numero impossibile, mhhh, proprio impossibile… tu fino a quanto sai contare?”

In quel momento il padre finge di essere troppo impegnato nel guidare, ma in realta’ se la ride alla grande sotto i baffi, e non interviene perche’ e’ troppo divertito dalla scenetta.

“Insomma, dai, dicci, un numero proprio impossibile puo’ essere tipo cinquantacinque?”

Alla fine, arresa, rispondo:
“Esatto, ma anche cinque soltanto, alle volte”.











Livin’ in the 90s


Il mio figliolo, vispo stamattina alle 6.45, ribattendo al mio NO sul concedergli il tablet all’alba

B. “mamma I know why you are saying NO, you hate screens”
Io “no caro, ma come ogni volta cerco di farti capire che per il tuo cervello e per crescere bene devi fare anche altre cose, e ci sono mille altre cose che potresti fare” (per esempio, di notte, perche’ ancora notte e’, dormire!!!)
B. “I think you are stuck living in the nineties, mamma ….”
Io “?!?”
B. “you stil use that old fashioned thermometer (lèggesi termometro al mercurio importato recentessimamante dallo Stivale perche’ mi sono rotta di quelli a pila che vedono qua che tre volte su tre non funzionano correttamente) and you don’t even buy yourself a modern coffe machine, you are still using that thing on the hob (lèggesi Moka Bialetti che fa un buonissimo caffe’ e per il poco caffe’ che bevo mi sta bene cosi)”


Questo dice 90’s come si riferisse a un immenso tempo preistorico….
Evvabbe’ che per lui io sono un dinosauro ma. Dicesse in the Seventies sarebbe molto molto piu’ cool.

Ogni tanto, poi, ci prova con il mio lavoro….
“E poi mamma, proprio te che lavori per la Mela, dei prodotti della Mela non ti interessi e sei cosi’ proprio anti tecnologia, non capisco…”
Vi evito il conseguente discorso integrale che inizia con “ma no non sono antitecnologia e’ che blah blah” e viene sempre completato con la chicca finale: “E lo sai che neppure Steve lasciava usare l’iPad ai propri figli?”
Lui all’inizio pensava fosse una balla inventata da me, poi ha iniziato a crederci aggiungendo un piccolo importante caveat:
a) Steve e’ un uomo antico (pace all’anima sua) e che ora, nei tempi moderni, gli iPad non sono cosi’ pericolosi
oppure
b) lo faceva solo perche’ i suoi figli non erano abbastanza smart
oppure
c) Ma, ci ho ripensato, sei sicura che non sia una balla?

Gli potrei dire di googlarselo da se, ci metterebbe un nanosecondo, ma devo mantenere la mia linea esemplare di donna ‘anti screen’.

Steve intercedi per me.